LA STORIA DI ACUTO (Frosinone)

 

Le prime notizie scritte su Acuto risalgono all'Alto Medioevo, al V secolo circa, quando il paese risulta fondato da anagnini fuggiti dopo un'invasione dei saraceni. In realtà reperti di età romana testimoniano la presenza di un centro abitato più antico, la cui crescita fu favorita certamente in età medioevale dalla posizione particolarmente favorevole alla difesa. Notizie più certe e dettagliate, anche se ancora molto frammentarie, risalgono al periodo successivo all'anno Mille. La prima menzione riguardante il Castrum Acuti, piccola roccaforte della diocesi anagnina, risale infatti al 1051, anno in cui figura il privilegio emanato da Leone IX in favore del monastero sublacense con due chiese poste nel territorio del castrum, dedicate l'una a S. Quintino e l'altra a S. Felice. Nel 1200 Acuto cadde sotto la signoria di un certo Ildericio Giudice, che l'aveva ottenuto in feudo dal papa per benemerenze per lui e per i suoi discendenti finché, nel 1275, tornò sotto il dominio del Vescovo di Anagni.
E' da notare come in questo periodo gli acutini fossero legati all'autorità papale: risulta infatti da molti documenti che, quando nel 1303 il papa Bonifacio VIII ricevette il famoso schiaffo di Anagni i primi ad accorrere in suo aiuto furono appunto i contadini di Acuto, seguiti da quelli dei paesi più vicini e, al loro arrivo, dai popolani di Anagni insorti contro i Colonna e i francesi. In questa occasione sembra che Bonifacio VIII donasse, come ringraziamento, la Madonna di Acuto, una statua lignea policroma risalente proprio alla fine del XIII secolo.
Acuto cambiò più volte Signore nel corso del XIV secolo con vicende alquanto altalenanti: prima finì sotto i Caetani, poi nelle mani di un anonimo signorotto locale; nel 1351 a seguito di una rivolta popolare, tornò di nuovo sotto i Caetani, ma solo per un breve periodo prima di divenire feudo dei De Ceccano. Solo alla fine del secolo, forse in concomitanza con ritorno dei papi da Avignone a Roma, tornò ai Vescovi di Anagni.
L'ultimo tentativo di sottrarre il paese alla signoria dei vescovi fu compiuto nel 1438 da Aldebrando Conti, ma questi, che l'aveva già occupato, fu costretto dal papa a restituirlo. Da questo momento Acuto fu sempre più strettamente legato alla città di Anagni. Nel 1478 venne addirittura concessa agli acutini la cittadinanza anagnina, con tutti i privilegi che questa comportava, a patto che essi macinassero i propri cereali alla mola di Anagni.

Dall'invasione del 1557 a quella del 1809

Acuto attraversò un periodo di prosperità che, tuttavia, fu messo in grave pericolo nel 1557, quando scoppiò la guerra tra il re di Spagna ed il Papa, alleato dei francesi. L'esercito spagnolo, guidato dal ribelle Marcantonio Colonna che si era visto spogliare dei suoi possedimenti a causa del suo filo-spagnolismo, invase la Ciociaria, devastando Frosinone e Anagni e assediando Paliano, nel cui castello si erano rifugiati i presidi papalini della zona.
Un grosso contingente si inerpicò sul monte Acuto dove si diceva che alcuni nobili anagnini avessero nascosto i loro beni. Travolti i pochi difensori della Portella, fecero inspiegabilmente marcia indietro. Subito si gridò al miracolo e se ne diede il merito a S. Maurizio. In realtà, erano arrivati dei rinforzi papalini a Paliano, e M. Colonna radunò tutte le forze per poterli respingere. Conclusa la battaglia a favore dei ribelli, questi preferirono rafforzare il presidio di Paliano, ritirando il grosso delle forze con un ingente bottino.
Quando infine gli spagnoli si ritirarono, dopo la rovinosa invasione del 1557, e si firmò la pace, Acuto, essendo stato uno delle poche cittadine che non aveva risentito dell'invasione, si trovò ad essere avvantaggiato rispetto alla stragrande maggioranza dei centri della Ciociaria, che erano state quasi tutte devastate dagli invasori. Perciò nei secoli XVI e XVII si ebbero lunghe cause tra i comuni di Anagni e Acuto. Infatti, mentre Anagni attraversava un periodo di decadenza, Acuto godeva di un grande incremento demografico, e mentre varie carestie affamavano la gente di Anagni, Acuto grazie anche all'arrivo dei pastori emigrati che vi si recavano con le loro greggi, aveva una quantità di bestiame maggiore di quella della cittadina principale, che era pur sempre almeno quattro volte più popolosa.
Era quindi naturale che i cittadini di Anagni cercassero di riacquistare i diritti di pascolo che gli acutini,  grazie agli antichi privilegi, esercitavano nelle campagne anagnine.
Queste lotte, che furono per secoli gli unici avvenimenti di una certa importanza nella storia del paese, terminarono nel 1806, quando gli anagnini tolsero definitivamente agli acutini il diritto di pascolo. Questo fatto portò a una lieve decadenza di Acuto, decadenza che non ebbe certo termine col breve dominio (1809-14) francese.
Quando Acuto tornò sotto il dominio del papa, ma con il grave problema del brigantaggio. Tutta la Ciociaria terrorizzata da banditi come Antonio Gasparoni, detto Gasparone, oppure "re dei monti", che nessun gendarme osò mai andare a stanare sui monti e che dominò con la sua banda la regione dal 1815 al 1825, finché lo stesso Gasperone non si costituì dietro la promessa, non mantenuta, dell'impunità.

La decadenza contemporanea

Da questo momento la storia di Acuto non ha più particolare interesse, resta tuttavia da ricordare come nel 1870 Acuto sia passata sotto il dominio del Regno d'Italia, e come rimanesse fino in epoca recente un centro di relativa importanza: ancora negli anni '20 vi aveva sede un ospedale, il migliore nel raggio di chilometri, dove operavano numerosi medici di vari ospedali romani. Era un luogo di villeggiatura abbastanza rinomato, tanto che Giolitti vi era ospite abituale. Si trovava proprio ad Acuto quando il leader liberale venne a sapere del coinvolgimento italiano nella prima guerra mondiale.
La decadenza di Acuto data dagli anni '50 (nel 1951 Acuto aveva 2162 abitanti, passati nel 1970 a soli 1703), ed è stata causata principalmente dalla decadenza della pastorizia e dell'agricoltura, e dalla conseguente emigrazione a Roma in cerca di lavoro.
La decadenza sarebbe probabilmente stata maggiore se non ci fosse stato il sorgere, verso il 1960, di un polo industriale nella valle del Sacco, che ha permesso a un consistente numero di famiglie di trovare in loco una fonte di reddito. Così attualmente Acuto è un paese principalmente di operai pendolari verso le fabbriche di Anagni, Colleferro e Ferentino, e di pensionati, mentre le tradizionali attività agricole e pastorali hanno ormai un peso minimo.

 

 

                  

 

 

 

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