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COSA VEDERE A DI VILLA LATINA (Frosinone)
ANTICO MOLINO DEL RIVO D'AGNONE
Tutto è partito dall'amore per la propria terra e dalla voglia di quiete e di
vivere appieno la natura. Questa aspirazione, ormai comune a molti, non
risparmiava neppure il dr. Paolo Ferraro, farmacista a Villa Latina che da tempo
aveva in mente assieme alla moglie Marina di acquistare un rustico particolare,
non troppo isolato e, condizione sine qua non, con un corso d'acqua vicino. La
soluzione è arrivata tre anni fa: seguendo la preziosa indicazione di un
geometra del posto che ricordava che, completamente ricoperta dall'edera e dai
rovi e quasi interamente diroccata, esisteva una costruzione anticamente adibita
a mulino. Appena iniziato il lavoro di ripulitura del sito e quindi dei ruderi,
immediatamente venivano alla luce la bella tramoggia circolare in pietra a forma
d'imbuto deputata alla captazione dell'acqua, quindi le vecchie macine ed altri
annessi del mulino compreso il vecchio pavimento in tavolato di quercia. Il dr.
Ferraro capì allora che la cosa faceva al suo caso intravedendone subito le
notevoli potenzialità; la maggior parte delle idee e delle soluzioni applicate
a questa originalissima struttura infatti è frutto della sua inventiva che, con
il supporto di un' impresa esperta, con il prezioso contributo di due artigiani
del legno, depositari d'antiche maniere, e di un fabbro che ha curato l'aspetto
meccanico,ha riportato il mulino al suo antico splendore.
Pare fosse rimasto in funzione fino ai primi dell'800 visto che a memoria
d'anziani nessuno ricorda o ha sentito parlare dai propri cari di quel mulino
del Rivo d'Agnone chiamato così dalla località che, già borgo di Atina se ne
distaccò nel 1833 con il nome di Agnone per assumere poi nel 1862 l'attuale
denominazione di Villa Latina. Il Rivo sta per Rio: è uno dei corsi d'acqua che
attraversano il territorio di Villa Latina, nasce dal monte Rocchetta, ha un
corso breve ed assieme al torrente Mollarino un tempo erano fonte di ricchezza
alimentando i mulini presenti nella zona.
Queste notizie citate dallo storico Pietro Vassalli e dal Tauleri nella "storia
della città di Atina" fanno appunto risalire la struttura ai primi del XVIII
secolo.
Oggi il mulino che ha conservato il suo vecchio nome, come segnala al suo
ingresso la bella maiolica dipinta a mano, è un esempio di recupero accurato ed
originale al tempo stesso in cui gli elementi presistenti sono stati valorizzati
con attenzione e rispetto, ma anche con giocosità e ironia, e quelli nuovi sono
stati inseriti nel tessuto di pertinenza in maniera appropriata e armoniosa.
Esternamente la costruzione è dominata dalla tramoggia in pietra per la raccolta
dell'acqua, ubicata nella parte più alta la sua forma circolare ad imbuto
presenta una struttura architettonica impeccabile. In basso lo sguardo ricade
sul canale che attraverso un arco in pietra scaricava l'acqua di risulta della
molitura nel rio adiacente. Le due zone della struttura sono collegate da una
scala esterna coperta da vecchi coppi, realizzata in pietra e mattoncini che
serviva a collegare la zona operativa a quella abitativa. Ma è internamente che
la struttura esprime tutto il suo fascino.
La zona del mulino , il cuore della struttura, presenta un pavimento in tavolato
massiccio di quercia, un soffitto con i grossi travoni in castagno alternati a
tavolato e le due grandi macine che troneggiano da un lato e che tanto hanno
macinato nella loro precedente esistenza.
Sebbene privo della sua funzione originaria, perchè l'acqua che era incanalata
nella tramoggia e che poi attivava la ruota per la sua funzione di macina non
c'è più, il meccanismo, azionato oggi elettricamente, conserva ugualmente tutto
il suo fascino e il rumore delle macine unito a quello dell'acqua che scorre
immediatamente vicina non solo non disturba ma trasmette tutta l'emozione e la
solennità di un moto secolare. Con ragione "l'antico molino del rivo d'Agnone"si
fregia del suo nome: tutti gli elementi presenti in origine sono stati
conservati ed affiancati con altri provenienti da strutture analoghe e comunque
con oggetti appartenenti alla cultura e alla tradizione contadina . L'insieme
comunica una sensazione di equilibrio e fantasia al tempo stesso, grazie alla
scommessa, pare ben riuscita, di coniugare le esigenze attuali con la
tradizione. Elementi umili si caricano di inattesa forza decorativa,
contribuendo non poco ad alimentare il rude ma toccante sapore di cultura
contadina che aleggia in questa piacevolissima abitazione. L'atmosfera del
passato è percepibile già prima di entrare in casa: posizionato immediatamente a
fianco del portoncino di ingresso dell'abitazione si trova un antico forno a
legna, anch'esso ristrutturato nella sua funzione, sotto una grossolana tettoia
dove probabilmente assieme all'antico focolare in pietra venivano preparate le
vivande dopo la giornata di faticoso lavoro. All' interno c'è un'unica stanza
nel cui muro era ricavato il "cellaro" un' ampia nicchia dove venivano riposte,
protette da una rudimentale cancellata in legno, l'olio, il vino, i formaggi e
altro. Oggi quella nicchia è diventata l'angolo cottura dell'abitazione ed è
rimasta ugualmente protetta dalla stessa cancellata in legno come un tempo.
Quell'unico ambiente si sviluppa comunque attorno al camino posto quasi in
posizione centrale, il cui focolare oggi, ricavato da un frammento di una
macina, ha al lato una scala in legno per accedere all'ambiente superiore sotto
tetto, adibito probabilmente a granaio ieri a camera da letto oggi.
L'iniziativa di restaurare questa struttura è passata attraverso la cooperativa
agricola del Mollarino, nata nel 2001 a Villa Latina per iniziativa dello
stesso dr. Ferraro e di altri soci che spinti dall'amore per la loro terra e per
i suoi prodotti ripresero a coltivare e quindi a produrre il fagiolo cannellino
di Atina dopo che nel 1840 una grossa invasione di rughe (larve di lepidotteri)
causò la completa distruzione del raccolto salvando soltanto pochissimi semi.
Di Nonno Blu http://www.villalatinanews.it/