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COSA VISITARE A TERRACINA (Latina)
IL SANTUARIO DI MONTE SANT'ANGELO

Il Monte S. Angelo, che domina dall’alto dei suoi 227 metri la città di Terracina, è la parte più avanzata dei Monti Ausoni, i quali proprio qui toccano per la prima ed unica volta il mare; l’altura ha quindi costituito, sin dai primi tempi storici, un formidabile sbarramento naturale alle comunicazioni umane sulla costa laziale. Alla fine del IV sec. a.C. il tracciato della Via Appia superò a Nord il Monte S. Angelo e, probabilmente nello stesso periodo, la sommità dell’altura venne destinata a scopi religiosi, come testimoniano le più antiche strutture conservate ed alcuni reperti ritrovati: due muri di terrazzamento in opera poligonale e frammenti di ceramica. Alla seconda metà del II sec. a.C. risale invece l’edificio del “piccolo tempio”, formato in origine da nove ambienti voltati e da un corridoio retrostante in parte addossato alla roccia. Di notevole interesse è la decorazione in “I stile pompeiano”, visibile negli ambienti esterni, e il pavimento musivo sito a più Nord. La funzione dell’edificio soprastante, di cui rimane solo qualche muro, è ancora sconosciuta: gli studi hanno attribuito i resti alla dimora dei sacerdoti preposti al grande tempio, oppure ad un tempo minore. In età sillana (primi decenni del I sec. a.C.) avvenne, infine, la ricostruzione in forme monumentali dell’antica area di culto. Fu infatti costruita una nuova cinta muraria con nove torri circolari, la quale sbarrò l’Appia a Nord della città e collegò il santuario all’abitato. Sulla terrazza superiore venne realizzato il cosiddetto “campo trincerato”, una struttura militare di cui rimangono, oltre ai muri di fortificazione, le tracce di un triportico con torri angolari aperto a Sud, una serie di cisterne comunicanti e le fondazioni di un tempietto. Nello stesso tempo fu realizzato l’assetto architettonico definitivo dell’area sottostante attraverso la costruzione di una terrazza di fondazione, su cui venne elevato un importante basamento costruttivo a dodici arcate; la platea superiore accolse il grande tempio, appositamente ricostruito, insieme al portico retrostante e alla sede dell’oracolo. Tutte le strutture vennero costruite facendo ricorso al cementizio rivestito di opera incerta. L’identificazione della divinità a cui il santuario era dedicato risulta un problema controverso e ancora insoluto: alla tradizionale attribuzione del tempio a Iuppiter Anxurus si è contrapposta negli ultimi anni, soprattutto grazie a due iscrizioni poste su basi votive, un’attribuzione a Venere, in realtà soltanto una scavo scientifico, condotto nelle aree ancora non indagate, potrebbe forse risolvere la questione. Alla fine dell’età antica il monumento dovette essere devastato e incendiato, come risulta dagli strati di cenere rinvenuti sulle rovine degli scavi del 1894, condotti dallo studioso locale Pio Capponi. L’area non fu tuttavia abbandonata: all’alto Medioevo risale, infatti, la probabile fondazione, nella zona del “piccolo tempio”, di un monastero dedicato a S. Michele Arcangelo, che diede poi il nome a tutto il monte e del quale sono state riportate in luce, nel 1988, alcune significative strutture. Il corridoio interno, trasformato in chiesa, conserva ancora labili tracce di affreschi risalenti al IX sec. Altre strutture medievali, come una torre quadrata e alcuni muri di fortificazione, presenta nella zona del “campo trincerato”, oltre a frammenti di ceramica dipinta risalenti al XIII sec. testimoniano la funzione militare che quest’area continuò ad assolvere nel tempo. L’intero complesso del santuario antico venne definitivamente abbandonato alla fine del “500.
MUSEO CIVICO PIO CAPPONI

Il Museo
civico "Pio Capponi" occupa il primo livello della Torre Frumentaria, edificio
del XIII secolo prospettante l'area monumentale del Foro Emiliano, nel cuore del
centro storico alto. L'Istituto fu fondato nel 1894 per dare organica
sistemazione ai reperti provenienti dal territorio ed ai materiali che lo scavo
condotto nel sito archeologico del santuario di Monte S. Angelo stava
restituendo in quegli anni. Il nucleo originale della raccolta museale, ospitata
nei locali al piano terreno dell'emiciclo di Piazza Garibaldi, già agli inizi
del 1900 si arricchì grazie alle donazioni effettuate da eminenti famiglie
locali e dallo stesso Pio Capponi, fondatore e direttore dell'Istituto, al quale
si deve nel 1907 la redazione del primo inventario dei materiali. La collezione
negli anni Trenta fu trasferita e riorganizzata in una nuova vicina sede,
attualmente occupata dell'Istituto Professionale. Durante gli ultimi eventi
bellici la raccolta subì perdite consistenti, fortunatamente compensate dai
successivi incrementi, dovuti a rinvenimenti e recuperi effettuati sul
territorio. Il più recente riordinamento, curato nel 1999, si pone in rapporto
di continuità con gli interventi realizzati agli inizi degli anni Sessanta,
periodo al quale risale il trasferimento della raccolta nel nuovo Palazzo
comunale, ricostruito nella città alta.
(tratto dal sito http://www.comune.terracina.lt.it )