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COSA VEDERE A SUTRI (Viterbo)

Anfiteatro
Senza dubbio il più famoso dei monumenti di Sutri, sconosciuto fino agli inizi del secolo scorso, quasi completamente interrato di proprietà privata della famiglia Savorelli e come tale destinato a colture agricole, fu parzialmente riportato alla luce ad opera degli stessi proprietari tra il 1835 e il 1838. Lo sterro degli ultimi gradini della cavea e dell'arena fu definitivamente attuato nel secondo decennio dei Novecento. L'Anfiteatro è completamente scavato nella massa tufacea del promontorio contrapposto alla città. Privo all'esterno di una precisa sagoma architettonica, che ne individui con immediatezza la presenza, si lega senza soluzioni di continuità, con alte pareti ricche di fenditure e tagli, forse anche artificiali, al resto dello sperone tufaceo. Solo all'interno la struttura assume una forma definita: l'arena è a pianta ellittica, con l'asse maggiore orientato nord-est/sud-ovest, lungo m 49,60 e l'asse minore di poco inferiore (m 40,80). All'estremità dell'asse maggiore sono scavati due ampi passaggi, vere e proprie gallerie con volta a botte, che perforano tutto il fianco della collina. L'ingresso prospiciente la via Cassia, con il portale di recente fattura, è notevolmente rovinato, essendo crollata quasi interamente la galleria d'accesso, che ha trascinato con sé il settore sovrastante delle gradinate. L'arena, il cui piano di calpestio originale è coperto da uno strato di interro, è circondata da un alto podio che si diparte ai lati degli ingressi principali e che costituisce l'elemento di separazione con la cavea. Originariamente doveva presentare una cornice o zoccolo alla base e una seconda cornice di coronamento in alto, sormontata forse da una balaustra o da transenne a riparo delle prime gradinate. Lungo il podio si aprono dieci porte, cinque su ogni versante, poste ad intervalli regolari, con stipiti paralleli e incasso per architrave, dalle quali si accede ad un ambulacro anulare continuo, che termina in corrispondenza degli ingressi principali.La cavea è discretamente conservata solo nel versante nord-ovest, presentandosi invece gravemente deteriorata nella parte opposta, ridotta ad una ripida e scoscesa rampa. Risulta suddivisa in tre ordini di gradinate (maeniana) da altrettanti stretti corridoi (praecinctiones). Si accede all'ima cavea tramite una serie di piccole scale, disposte lungo l'ambulacro sotterraneo, ai lati delle porte, che ammettono direttamente alla prima precinzione, che corre ad una quota leggermente più bassa del margine superiore dei podio. Il sistema di accesso alla media cavea era costituito da quattro vomitoria, scavati alle estremità dei due ingressi principali lungo l'asse maggiore. Si conserva integralmente solo quello sul lato nord della galleria occidentale. il primo tratto dei vomitorio, con pavimento a scivolo e copertura a volta fortemente ribassata, si innesta ad angolo retto col secondo tratto, costituito da una rampa di nove gradini, un pianerottolo, una serie successiva di sei gradini e un corridoio finale che sbocca direttamente sulla precinzione tra ima e media cavea. Sulle pareti del vomitorio sono visibili tracce di un sistema di canalizzazione della acque piovane, provenienti dalla cavea, che tramite una serie di condutture venivano convogliate all'esterno dell'anfiteatro, impedendone l'allagamento. Nella media cavea, costituita da sei gradini, sono distribuiti otto piccoli palchi a pianta semicircolare, con sedile sul fondo, disposti ad intervalli regolari. Al centro del versante ovest è una grande nicchia rettangolare, che interrompe il ritmo delle gradinate, oggi difficilmente comprensibile nella sua configurazione e funzione originaria. Dalla precinzione che separa ima e media cavea si dipartivano, ai lati degli sbocchi dei vomitoria, le scale di raccordo con l'ultima precinzione, da cui aveva inizio la summa cavea, allo stato attuale molto deteriorata. Alla sommità della cavea, sul versante nord-ovest è presente un balteo di coronamento, tagliato a picco nel banco tufaceo, decorato da semicolonne a rilievo e terminante con una cornice. II settore opposto è privo di tale elemento, essendo il banco tufaceo meno elevato. Da questa parte le gradinate terminano con un largo corridoio che arriva al limite dei perimetro esterno. La presenza tuttavia di incassi rettangolari, posti lungo il camminamento, fanno pensare all'esistenza di una struttura di coronamento architettonico della cavea, che probabilmente proseguiva lo schema e il ritmo dei balteo dei lato opposto. Per la datazione del monumento, in assenza di fonti dirette, letterarie od epigrafiche, e di elementi architettonici di precisa definizione cronologica, è necessario ricorrere ad una valutazione complessiva delle sue caratteristiche morfologiche. L'estrema semplicità dell'impianto, limitato agli indispensabili ed essenziali sistemi d'accesso e di distribuzione, con l'arena priva di vani ed installazioni sotterranee, conferisce al monumento un aspetto elementare ed estremamente sobrio, probabile indizio di antichità, che, tuttavia, non implica necessariamente una priorità dell'anfiteatro Sutrino rispetto agli esempi più antichi noti in Italia. Tenendo conto della discreta fioritura economica e del relativo incremento demografico della città successivamente alla ricolonizzazione Augustea, risulta plausibile un inquadramento cronologico del monumento tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C.
Necropoli urbana
Sita oggi, come in epoca antica a ridosso della via Cassia che correva ad una quota notevolmente più bassa dell'attuale, la necropoli costituisce uno degli esempi più rilevanti e consistenti di tombe di età romana scavate nel tufo. Sono oggi visibili complessivamente 64 tombe, completamente ricavate nella parete tufacea, con evidente sfruttamento intensivo della stessa, e disposte su più livelli. Non si hanno notizie di scavi sistematici o di rinvenimento casuali nell' ambito della necropoli; probabilmente già depredate e saccheggiate nel primo medioevo, le tombe hanno subito nel corso dei secoli un ininterrotto processo di alterazione e manomissione. Trasformate nel tempo in stalle o rimesse agricole, si presentano oggi notevolmente compromesse, tanto che in alcuni casi la lettura dell'organizzazione esterna ed interna degli ambienti risulta problematica. L'alto strato di interro presente lungo la parete tufacea, che in genere ricopre anche i piani pavimentali delle camere, e la folta vegetazione nascondono probabilmente altri ingressi, specialmente nella parte più settentrionale, dove la presenza di tagli e cavità lascia pensare ad un proseguimento della necropoli in questa direzione. Tipologica mente sono individuabili tombe ad una camera, tombe a doppia camera, con o senza vano di ingresso ad arco, nicchie rettangolari con o senza incasso per cinerario, arcosoli. Sono presenti nella necropoli i riti funerari ad incinerazione e ad inumazione, sia in tombe a camera sia in sepolture singole a nicchia e ad arcosolio scavati nella parete tufacea. Una sola tomba a camera è destinata esclusivamente a incinerati , a fronte di 10 nicchie con incasso per cinerario; più numerose sono le tombe a rito misto nelle quali, allo stato attuale, sembra comunque prevalere l'incinerazione. Le tombe a camera sicuramente a sola inumazione sono tre. Dubbia risulta l'organizzazione di sei ambienti, mentre più consistente è il numero degli arcosoli.
Il museo
Il Museo del Patrimonium di Sutri nasce nel 1998 sulla base di un progetto finanziato dalla Regione Lazio. La Sede Museale è situata in un edificio del XVI secolo, in origine Palazzo della Comunità della Città, poi Ospedale, restaurato recentemente per ospitare insieme con le Collezioni, l'Archivio Storico e la Biblioteca.L'edificio di armoniosa struttura architettonica cinquecentesca, con cortile interno e un doppio loggiato prospiciente la valletta attraversata dalla via Cassia, insiste su strutture molto più antiche, in parte sulle mura medievali e in parte su mura di Età Romana (II sec. d.C).Le raccolte museali, in gran parte provenienti dalla Chiesa Cattedrale dell'Assunta e dal piccolo Museo Diocesano ad essa annesso, dalla Chiesa di S.Francesco e dalla diruta Chiesa rupestre di S.Fortunata, vogliono documentare la ricchissima Storia cittadina atraversata per tutto il Medievo e il Rinascimento dai grandi eventi della Storia Papale ed Imperiale, ancora fino al 1700, luogo di intervento munifico da parte della Chiesa con l'arredo della sede francescana sotto Sisto V, o la completa ristrutturazione della Cattedrale nel XVIII sec. La Sutri etrusca e romana, pur così emergente sul Territorio con i suoi importantissimi siti archeologici, è meno presente nelle Collezioni museali, anche se alcuni notevoli reperti, come una testina di donna di età augustea (inizi I sec d.C.), e il sarcofago frammentario con Amazzomachia della fine del I sec d.C., documentano con grande pregnanza di significato quella fase fondamentale della Storia cittadina. Di enorme importanza storico-documentaria la sezione degli incunaboli fra i quali il rarissimo testo della "Lumbarda Vulgata" del XII sec.L'Allestimento Museale progettato dagli Architetti Maurizio Soria e Gianandrea Gazzola è stato studiato per mettere in risalto le Collezioni con soluzioni particolari ed estremamente innovative dal punto di vista museologico.
(tratto dal sito http://www.comune.sutri.vt.it/ )