COSA VEDERE A SAN POLO DEI CAVALIERI (Roma)

  

Il Castello

Oggi il Castello si presenta come un grande corpo rettangolare, con un mastio centrale, ai cui angoli sono addossate quattro torri semicilindriche. Il basamento è costituito da un'ampia scarpata e il coronamento, quasi totalmente ripristinato, consiste in una serie di mensole di marmo sorreggenti il camminamento di guardia.
Appartenente dapprima a i Templari dell'Ordine di Malta e poi al monastero di San Paolo fuori le mura (secolo XI), fin dalla metà del secolo XIV fu concesso in locazione agli Orsini e venduto poi di fatto a Giacomo Orsini conte di Tagliacozzo, insieme a Turrita, Marcellina e S. Maria in Monte Dominico, nel 1429 per 10.000 ducati; nel 1439 la vendita fu confermata con una bolla di Papa Eugenio IV. In questo periodo si ebbe la prima trasformazione dell'antica Rocca medioevale per renderla dimora signorile. Le nuove opere di fortificazione ne cancellarono l'antica struttura e solo la vecchia torre fu mantenuta con la funzione di mastio. La costruzione quattrocentesca prevedeva quattro torri semicilindriche che racchiudevano un corpo rettangolare. I lavori furono condotti probabilmente dal 1420 al 1440 e la data del 1439, scolpita su un puteale della cisterna del Castello, al termine di un'iscrizione che tramanda anche il nome dell'autore (Mastro Guglielmo) avalla tale datazione.
Nel 1558 Paolo Giordano Orsini vendette San Polo e tutti i beni annessi per 27.000 scudi d'oro al cardinale Pier Donato Cesi, da questi poi passò al cardinale Federico Cesi che governò il feudo fino alla morte, avvenuta nel 1565. Fu con Federico che si ebbe la seconda fase di sistemazione del castello, comprendente anche la decorazione pittorica degli ambienti. La sua attività di mecenate si legò anche alla vicina chiesa di San Nicola di Bari, per la quale fece costruire il campanile dallo stesso architetto Guidetto Guidetti che, sempre su sua commissione, aveva edificato la chiesa romana di Santa Caterina dè Funari. Pare che in memoria del Cardinale Paolo Emilio, suo fratello, Federico fece decorare la sala del primo piano del palazzo, mentre quella del secondo piano testimonia i legami tra la casata Cesi e altre famiglie nobili tra le quali gli Orsini e i Medici. Il Castello fu anche dimora per lungo tempo di Federico Cesi il Linceo (1585-1631).
Nel 1678 San Polo insieme a tutti gli altri feudi della Sabina fu venduto dai Cesi alla famiglia Borghese. Questa ebbe scarsa cura del Castello e nel 1700 affittò tutti i possedimenti di San Polo a un certo Pietro Trusiani. A quest'epoca una parte del Castello fu addirittura adibita a granaio e cominciò quindi la sua inevitabile decadenza.
Rientrato in possesso dei Borghese all'inizio del XX secolo, nella persona della principessa Anna Maria, nel 1944 esso fu venduto all'asta giudiziaria del Tribunale di Roma e acquistato dall'avvocato Chiappini, il quale lo rivendette nel 1955 all'architetto Brasini. Al Brasini si deve l'intervento di restauro complessivo di tutto l'edificio e degli affreschi molto deperiti che ornano le stanze. Dopo altri passaggi, attualmente è di proprietà privata.

 

Chiesa di S. Lucia

Mentre l'esterno si presenta attualmente illeggibile nella sua struttura originaria, l'interno della chiesa mantiene ancora la pianta a croce greca con entrata laterale rispetto all'altare maggiore. Il soffitto è a capriate ora rinforzato esternamente. L'altare presenta un'incorniciatura in stucco con colonne, capitelli e modanature sorreggenti il timpano triangolare. Dalla letteratura locale apprendiamo che la chiesa dedicata a Santa Lucia è la più antica del paese, inserita proprio dentro le mura del vecchio Castrum Sancti Pauli, vicinissima alla Rocca.
E infatti risulta esistente già nel 1400, come si apprende dagli Statuti orsiniani. L'aspetto attuale della chiesetta ci fa supporre una sua ristrutturazione avvenuta all'incirca nel secolo XVII, come è deducibile dall'analisi stilistica della decorazione dell'altare maggiore e anche dai dipinti in essa esistenti: quello di Santa Lucia, oggi conservato nella chiesa di San Nicola, che ne era il principale, e quello dell'Assunta.
Vi si conservava una scultura lignea della Madonna con il Bambino di epoca medioevale (secolo XIII) che fu nel 1912 trasportata a Palazzo Venezia.

 

Chiesa di S. Nicola di Bari

La facciata è a capanna semplice, in muratura intonacata. Unici elementi leggermente in rilievo sono la modanatura della finestra posta in alto e la decorazione del portale: una cornice in marmo a mensole a chiocciola che sostengono un timpano spezzato con al centro un'edicola sormontata da una croce.
L'interno si presenta ad una sola navata con copertura a soffitto piano e abside quadrata. L'altare interamente in legno scolpito, è incorniciato da due colonne che sostengono un architrave dove sono posti angeli reggi-candela e un'edicola centrale con cornice a mascheroni. Il nucleo originario della chiesa fu costruito, secondo gli storici locali, a cavallo tra XIII e XIV secolo, epoca di massima diffusione del culto di S. Nicola di Bari, che secondo una tradizione locale aveva preservato dalla morte alcuni abitanti del paese partiti per le crociate.
L'antica torre del
Castrum Sancti Pauli divenne la torre campanaria, la quale conserva ancora una campana che risale al 1390. Una lapide custodita all'interno ci informa che la chiesa venne "ricostruita e ampliata" nel 1587. Il campanile fu invece abbattuto da un fulmine e ricostruito per volere del vescovo di Tivoli Marcello Santacroce nel 1669 (data incisa sulla volta interna). La cupola ottagonale e la sua decorazione sono attribuite all'architetto Guidetto Guidetti. L'edificio fu di nuovo rinnovato nel 1910, quando il pittore Mario Agrifoglio ne dipinse il soffitto e le pareti. Altri restauri ebbero luogo nel 1934, riguardarono il pavimento sotto il quale si trovano 8 sepolcri. Durante tali lavori fu ritrovato un’antica pila di pietra che si presume che fosse la vasca battesimale. L'altare maggiore, in stucco e legno dipinto, risale 1787 e si sovrappone ad uno più antico. Il quadro d'altare, raffigurante S. Nicola di Bari, che nello strato più antico risalirebbe al secolo XV, appare ora completamente ridipinto. La sacrestia venne annessa alla chiesa nel 1805, mentre nel 1828 fu di nuovo restaurato il campanile.

 

Chiesa di S. Liberata

Nel luogo ove oggi è il moderno Camposanto, vi era la chiesa di Santa Liberata che fu demolita e al suo posto fu ricostruita quella moderna. La facciata, attualmente ridipinta, presenta una struttura a capanna con sovrastante timpano e cupola centrale. La pianta è a croce greca con bracci a terminazione rettilinea e coperti con volte a botte raccordate alla cupola emisferica. Dietro la parete dell'altare maggiore è stata ritrovata l'abside della costruzione più antica, con affreschi del XVI secolo.
Sul gradino d'accesso all'altare è incisa la scritta: EXAUDI DEUS ORATIONES SUP(PLICANT)IVM IN LOCO, IST (O.) QUESORUM HUNC BENEFICIA PETITURUS INGREDITUR CUM A SE IMPETRASSE LETETUR. 1493. (Esaudisci o Dio le preghiere di quelli che ti supplicano in questo luogo. Il supplicante che entra qui per impetrare grazia sarà esaudito. 1493).
La chiesa cimiteriale di San Polo dei Cavalieri fu consacrata secondo gli storici locali nel 1550, il 27 di agosto da Angelo vescovo di Albano.
Pur non conoscendo la fonte da cui si deduce tale data, dobbiamo comunque riferire la prima costruzione dell'edificio almeno a una sessantina di anni prima, vista anche l'iscrizione incisa sul gradino dell'altare, la quale, pur se quasi illeggibile, ci fornisce una data certa: 1493. Nel 1658 la chiesa è rilevata nel resoconto della visita pastorale del vescovo di Tivoli Marcello Santacroce.
La ristrutturazione attuale è dei primissimi anni del XIX secolo, in evidente stile neoclassico. Della chiesa più antica resta solo l'abside semicircolare, completamente affrescata, murata dietro la parete d'altare di epoca successiva e poi riscoperta. Alcune opere qui in origine collocate sono state in seguito trasportate in Santa Lucia (L'Assunta) e in San Nicola (Crocefisso).

 

Chiesa S. Rocco

La chiesetta, consiste in un semplice vano rettangolare coperto con volta a botte, presente a delimitazione della zona presbiterale un arco a tutto sesto che divide abside e navata. Una leggera profilatura gira tutt'intorno a definire il raccordo tra le pareti e la volta. Sulla parete d'altare è posta la tela che raffigura la Vergine con il Bambino e Santi. Essa venne edificata per scampato pericolo in seguito alla peste che nel 1656 devastò San Polo così come molti altri paesi vicini; secondo Mons. Angelo Antonio Meucci dal 1705 al 1726 per opera dell'Arciprete D. Giacomo Meucci figlio di Bonaventura Meucci.
Ad essa più tardi venne aggregato un ospedale. Anche se oggi è completamente reintonacata, la sua struttura è ancora quella originale; solo nota evidentemente moderna è l'altare, fornito di tabernacolo e quadro del Sacro Cuore in mosaico e marmo, di epoca moderna, che tra l'altro impedisce una visione completa della pala d'altare.
La chiesa presenta anche un piccolo campanile, la cui campana risulta essere opera di Francesco Lucenti di Roma del 1806, dove si legge la seguente iscrizione:

PLENA - AVE - MARIA - GRATIA
A - D - MDCCCVI
PUS - FRANCISCI LUCENTI

Il 30 maggio del 2005 dopo la Messa, alle ore 08:30 ignoti asportavano la tela posta sulla parete dell'altare, causando un grave danno a tutto il paese.
Il 16 agosto 2005 durante la Messa in onore di San Rocco, è stata benedetta la nuova tela stampata del dipinto raffigurante la gloria di Maria con, in basso, S. Liberata, S. Lucia e S. Rocco. Il quadro è stato commissionato e offerto alla Parrocchia dall'Amministrazione Comunale.

 

 

 

 

 

 

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