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COSA VEDERE A SAMBUCI (Rieti)
Il castello Theodoli
Conserva
intatte, nonostante i rimaneggiamenti, le caratteristiche medievali
riconoscibili nel perimetro quadrangolare con quattro torri ad angolo e nella
presenza, attorno ad esso, di scuderie e originarie abitazioni degli addetti al
feudo. Il complesso si sviluppa in modo irregolare su vari livelli: al
seminterrato vi erano le cucine; al piano terra gli ambienti per il lavoro; al
primo piano le stanze private, di rappresentanza e il salone per le feste; al
secondo le stanze per gli ospiti, al terzo i servizi. Il collegamento tra i
piani avviene attraverso uno scalone centrale, una scala a chiocciola in pietra
tra il torrione nord e quello est, e da un’altra scala ad ovest.
Ne1 1654 fu relegato a Sambuci il cardinale Camillo Astalli, potente segretario
di Innocenzo X Pamphilj, caduto in disgrazia presso il papa. Durante il suo
soggiorno il cardinale, assieme al fratello Tiberio, si dedicò a opere
architettoniche ancora visibili che si inseriscono in un processo di restauro e
ampliamento del paese intorno al fulcro medievale. Il borgo fu scenograficamente
aperto da un arco in pietra posto in asse con la fontana tripartita che mostra
la duplice funzione di elemento d’arredo e luogo di approvvigionamento. Al
centro il corpo a due vasche circolari unite da una roccia con muschi e felci
selvatiche, ai lati due vasconi rettangolari per gli animali. Fu sistemato il
corso rettilineo (via Girolamo Theodoli) con due file di case e la chiesa di
Santa Croce (del 1662). Alcuni degli edifici che si affacciano sulla via
dovevano essere un tempo affrescati, come si evince da resti di affreschi (una
Crocifissione e una Madonna con Bambino e santi) conservati (presso i civici 15
e 17) al secondo piano tra le finestre. Vennero ripristinati il convento
francescano e la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Per i notevoli interessi
politici che rappresentava, dapprima per conto dei principi Pamphilj e poi per
il re di Spagna Filippo IV, Camillo trasformò la residenza di Sambuci in luogo
di rappresentanza per incontrare ambasciatori ed esponenti delle principali
famiglie nobili un castello fu abbellito e ampliato nell'ala est con loggia a
contrafforti e volute barocche che affaccia sul parco. All'interno sono interi
ambienti ricoperti di affreschi: al piano terra, nel torrione sud, si trova la
"Sala della Gerusalemme Liberata" con copertura a volte e scene tratte dal poema
di Torquato Tasso. Al primo piano è il "Salone delle Prospettive" con finto
colonnato aperto su vedute paesaggistiche, figure mitologiche a mo' di sculture
tra le colonne (Vulcano, Ganimede, Giove, Ercole, Mercurio, Nettuno, Apollo) e
medaglioni monocromi con le personificazioni della pittura e scultura, posti
sopra le porte in legno dipinto.
Il
soffitto a cassettoni e travi, con rosette a rilievo in nero e oro, è
contemporaneo alla decorazione sulle pareti, datata 1645.Nella “Sala da bagno” è
presente sul soffitto Mosè e il miracolo dell’acqua, mentre nella “Sala dei
Ciclopi” ci sono questi personaggi mostruosi agli angoli del soffitto in atto di
sostenere medaglioni con figure monocrome di Apollo, Marte ed Ercole. Autore
degli affreschi di tutte le sale è Giovan Angelo Canini (Roma 1617-66), studioso
di antichità classica e allievo del Domenichino, ricordato in quanto "prese poi
servitù dal Cardinale Astalli e per mezzo di lui la prese ancora col marchese
suo fratello, che 10 condusse a dipingere nel palazzo e chiesa del feudo di
Sambuci (da "Le Vite de' pittori, scultori e architetti moderni" di Leone
Pascoli, 1730).
Di diversa fattura è il soffitto ligneo
nel "Salone del Carro del Sole" , sempre al primo piano, collocato nel 1883 e
proveniente dal palazzo Theodoli di Roma (distrutto tra il 1881-82). È opera del
romano Mario Nuzzi, meglio noto come Mario de'Fiori (Roma 1603-73),
specializzato nelle nature morte e in soggetti floreali alla fiamminga. Al
centro è rappresentato il Carro del Sole e ai lati le Allegorie del Giorno e
della Notte, mentre sopra le finestre sono putti che giocano, realizzati ad
affresco. La cappella del castello, dedicata all'Arcangelo Michele, presenta
volte decorate e altarino con cornice barocca in stucco.
Il
grande giardino, chiamato comunemente "La Villa" dagli abitanti di Sambuci, fu
realizzato nel Settecento quando la fortezza difensiva veniva trasformata in
dimora signorile ed è oggi aperto come parco pubblico. Si estende per una
superficie di 5,5 ettari e comprende un vasto giardino “all’italiana” a terrazze
su due livelli con basse aiuole di bosso ad arabesco al cui interno sono i
simboli di due famiglie nobili: i tre cerchi degli Astalli e la ruota dei
Theodoli. Siepi di alloro più alte delimitano zone di prato un tempo destinate
al maneggio. Al centro del giardino è uno slargo con quattro statue in pietra e
in fondo al viale è una fontana a grotta, circondata da cipressi e lecci, in cui
l’acqua scende a cascatella. Nella zona nord, scendendo due rampe di scale
ellittiche, si trova un’altra fontana, detta in dialetto della “vocca storta”
(bocca storta), con grotta e vascone. Al di là di un recinto in ferro si vede la
seconda parte del parco, il giardino “romantico” all’inglese con lecci, querce,
abeti, pini e due cedri secolari. Si tratta di una tipologia ottocentesca che
rifiuta le forme geometriche definite, ricreando il più possibile una copia
perfetta, se non migliorata, della natura senza l’apparente ricorso al
“costruito”. Il bosco degrada verso la valle in ripido pendio fino a raggiungere
il fosso di Costa Pistola e la strada per Mandela. Le due parti (il giardino e
il bosco), un tempo collegate, sono oggi separate da una strada. Dal 1991 oltre
al parco anche il castello è stato acquistato dal Comune che lo sta restaurando
con l’intento di destinarlo a usi culturali.
Orari
Per le visite al castello Theodoli rivolgersi al Comune