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MONUMENTI DI OSTIA (Roma)

Uno dei santuari più antichi della colonia, edificato probabilmente tra il 90 e il 60 a. C. (allora si trovava in una zona extraurbana, in prossimità del porto fluviale), è composto da quattro tempietti, di uguali dimensioni, che si elevano su di un unico podio lungo 34 metri in opera tufacea, probabilmente dedicati a quattro diverse divinità.Nell'ultimo tempietto a destra si conserva un altare con una dedica:" Consacrato a Venere". Questa iscrizione ed alcune caratteristiche delle murature permettono di mettere in relazione questa struttura con un'epigrafe della prima metà del primo secolo a. C. in cui vengono menzionati quattro templi fatti costruire da P. Lucilio Gamala, dedicati a Venere, Fortuna, Speranza e Cerere (divinità bene auguranti, alle quali erano molto devoti coloro che si dedicavano alla navigazione e al commercio).
Da una
serie di botteghe adrianee aperte sul decumano si passa in un ambiente più
interno e più recente (circa del IV secolo), un ambiente orientato in senso est
- ovest, con due absidi contrapposte, con le pareti decorate da molti tipi di
marmi diversi. Nella parte al centro nord è formata una grande stanza con una
parete semicircolare e due rettangolari. Questa stanza era il Nymphaeum
(possiamo trovare qui parecchie tracce di rifornimento idrico).
Nella parte a est c'è una sala rialzata con ingresso colonnato. Si è pensato che
possa trattarsi della sede ufficiale di un collegium. Da questo luogo proviene
il famoso gruppo marmoreo di Marte e Venere, oggi al Museo Nazionale Romano. Più
a sud troviamo una stanza che ha una piccola parete posticcia ad est del
portello che conduce alla camera rialzata. Le pareti di questa costruzione sono
state decorate con marmo e pittura e parecchie stanze hanno pavimenti in opus
sectile.
Nonostante un incendio, gli archeologi sono riusciti a trovare molti oggetti. I
due ritrovamenti più importanti sono:
- un grande gruppo statuario di Marte e Venere, con i tratti di Marco Aurelio e
Faustina (o forse Commodo e Crispina);
- un frammento di un bassorilievo che descrive una persona nuda. Si pensa che
questo sia un bassorilievo cristiano raffigurante San Daniele, senza leoni.
Il mitreo
è un locale sotterraneo ricavato dalle terme del Mitra, nel quale si praticava
il culto del dio Mitra, uno dei culti misterici che iniziarono a diffondersi a
partire dal secondo secolo. Edificate nel 125 d. C., subirono notevoli restauri;
sono ben conservati nella parte sotterranea, dove c'erano i servizi. C'è un
impianto di sollevamento delle acque: su una parete restano i segni incisi da
una ruota che, munita di secchi, spostava l'acqua, che tramite tubi di piombo
era convogliata nelle vasche. Gli ambienti che lo costituiscono sono: il
FRIGIDARIUM, un CALIDARIUM, una SALA DI DISIMPEGNO, il cui pavimento è decorato
da un mosaico rappresentante Ulisse e le Sirene ed infine un vano ristrutturato
per l'esercizio del culto cristiano. In quest'ultima stanza c'è una scala che
conduce ad un ambiente sotterraneo, adibito (in un secondo momento) a mitreo;
qui era collocata la scultura di Mithra nell'atto di uccidere un toro (veniva
illuminato da un lucernario per rendere l'atmosfera più suggestiva). I resti
della statua, però, vennero trovati in una fogna perché fu fatta in mille pezzi
e gettata qui dai cristiani che occuparono gli ambienti sopra descritti.
Nel mitreo, che, per simboleggiare il luogo in cui era nato il dio, riproduceva
una grotta, si può tuttora osservare una statua rappresentante il dio prima di
vibrare il colpo mortale sul toro. Per quest'ultimo particolare la statue si
distingue da numerose altre che rappresentano lo stesso rito: infatti in
quest'ultima il colpo mortale è già stato sferrato dal dio contro l'animale. La
statua che si può osservare nelle grotte è una copia del originale a sua volta
conservata nell'Antiquarium di Ostia.
L'unica fonte di luce, all'interno della cavità sotterranea, è un lucernario che
caratterizza il soffitto e che illumina in particolare la statua. Durante il
culto inoltre era abitudine dei fedeli consumare un pranzo sugli appositi letti
triclinali, posizionati ai lati della grotta.
L'oratorio cristiano è uno dei pochi edifici cristiani conservati ad Ostia. Esso
presenta una lunghezza di circa 90 metri ed è sovrapposto ad un Ninfeo, ad un
livello molto alto. La muratura, rozza e di reimpiego, risale all'VIII secolo e
termina nell'abside, che si è conservato fino ad oggi. Il pavimento è di mosaico
e si pensa appartenesse ad una precedente cappella, risalente tra il periodo tra
il IV e il V secolo d. C.
Nell'oratorio sono stati ritrovati resti di sarcofagi ed un sarcofago ancora in
parte intero. Quest'ultimo presenta un rilievo di Orfeo e sul coperchio ha
un'iscrizione " Hic Quiriacus dormit in pace", ovvero " Qui Ciriaco dorme in
pace", infatti dal v secolo d.C. si trovano nell'oratorio le spoglie di Ciriaco.
Quest'ultimo, un vescovo ostiense, durante il regno di Claudio II il Gotico, nel
269 d. C., fu martirizzato ad Ostia per le sue convinzioni religiose. Egli fu
portato in una prigione e qui riuscì a convertire ben 17 soldati. Ciriaco fu
ucciso vicino all'arco di Caracalla e le sue spoglie furono trasferite nel posto
dove era diventato martire. Nel medioevo, questo edificio, noto come chiesa di
San Ciriaco, fu il solo a sopravvivere dell'intera Ostia, grazie alle devozioni
dei fedeli che vi si recavano da Gregoriopoli. Non è comunque sicura neanche
oggi l'identificazione di Ciriaco con il martire a cui appartengono i resti e si
pensa che in realtà le ossa del vescovo siano state trasferite a Roma.
Il Capitolium risale al 120 d. C. e si tratta del tempio maggiore della città (35 m x 15,5, mentre l'altezza di ciò che si è conservato fino ad oggi, è di 17 m), appoggiato su un podio e costruito interamente in mattoni. Non c'è nessuna prova certa che questo edificio sia proprio il Capitolium, ovvero il luogo di culto dedicato alle divinità principali della religione romana: Giove, Giunone, Minerva o triade capitolina; ma la sua posizione e la sua imponenza non lasciano dubbi. Il tempio era prostilo ed esastilo, cioè con sei colonne sulla facciata anteriore, ma presentava colonne anche sui lati. La funzione di tutte queste colonne era nel passato di proteggere la gente dalla pioggia. In origine il Capitolium era ricoperto di marmi pregiati, ma dal Medioevo essi furono portati via, eppure la soglia della cella, ricavata da un unico blocco del bel marmo detto "africano", proveniente in realtà dall'Asia Minore si ammira ancora oggi. Il pavimento della cella, anch'esso marmoreo, è scomparso, ma il suo schema geometrico è noto da alcuni disegni realizzati nell'Ottocento. Le pareti laterali della cella hanno tre nicchie, una semicircolare tra due rettangolari, che contenevano statue. Alla parete di fondo si addossa un podio con tre sostruzioni (strutture basamentali) a volta: è probabile perciò che fosse diviso in tre parti, altro indizio che il tempio fosse dedicato alla triade capitolina. Il podio era accessibile da due scalette ai lati. Lungo le mura del tempio si trovano alcuni archi di scarico, che consentivano un'equilibrata distribuzione del peso.
Edificata
nel IV secolo d. C., la basilica cristiana è il più grande edificio a carattere
cristiano conservato ad Ostia. Le dimensioni sono comunque ridotte e la forma è
stretta e allungata: questo perché la costruzione occupa lo spazio di una
precedente strada, che dal decumano, iscrivendo un angolo retto, raggiungeva la
via della Foce.
La pianta è particolare: una specie di vestibolo, costituito da due antinavate,
precede le due navate vere e proprie. Sembra che le due antinavate parallele e
separate da una fila di colonne, si aprissero sul decumano. Il muro sud
dell'antinavata sinistra chiuse e mise fuori uso una serie di botteghe
preesistenti, che in origine si affacciavano sulla via traversa. Si è supposto
che quest'antinavata fosse a cielo aperto, mentre quella destra avrebbe
costituito un portico coperto. Su quest'ultimo si aprivano tre "cappelle" che
occuparono uno spazio precedentemente destinato ai servizi delle terme della
basilica, situate più in alto. L'ingresso a ciascuna di queste "cappelle" è
segnato da due colonne. La colonna sinistra dell'ambiente reca inciso al
genitivo il nome di Volusianus v(ir) c(larissimus), che ricorre anche su altre
colonne di un deposito nel vicino tempio dei Fabri Navales. Non si è certi
dell'identità di questo personaggio. Si è pensato a C. Ceionio Rufo Volusiano
Lampadio, prefetto di Roma nel 365-366 d. C. e forse proprietario della vicina
domus dei Dioscuri; in realtà questo Volusiano era pagano, ma ciò non significa
che la sua colonna non potesse essere usata per un edificio cristiano. C'è
un'altra ipotesi sull'identità di Volusiano: che si trattasse di un altro
funzionario, forse nipote del precedente e prefetto del pretorio nel 429; questo
era in rapporti epistolari con Sant'Agostino e finì con il convertirsi al
cristianesimo.Superato il vestibolo iniziale, si può notare che anche le due
navate sono divise da una serie di colonne. L'ingresso della navata sinistra è
dotato di altre due colonne. Queste ultime sorreggono un'architrave che ebbe
nell'antichità ben tre utilizzazioni: nel primo e secondo secolo recava una
prima iscrizione, poi fu usato come soglia, infine venne posto in opera nella
"basilica" con una nuova iscrizione, anche se non si è certi della sua effettiva
collocazione. Questa epigrafe, oggi visibile, è:" In Cristo. Geon, Fison, Tigris,
Eufrata. /Ti Cristianorum sumite fontes", cioè:" In Cristo. Geon, Fison, Tigris,
Eufrata. /Accostatevi alle fonti dei cristiani". Esso è costituito da una
formula propiziatoria iniziale, seguita dai nomi dei quattro fiumi del paradiso
terrestre. La navata ha sulla sinistra una vasca semicircolare; entrambe le
navate terminano con absidi dotate di nicchie.
Sul lato
sinistro della breve via di Felicissimo, in un edificio già esistente e di
incerta funzione, fu ricavato nella seconda metà del III secolo un mitreo,
ovvero un luogo di culto del mitraismo. In passato non vi si accedeva
direttamente dalla strada, ma da un ambiente laterale. I podi e l'altare sono
scomparsi. Il grande interesse del mitreo, sta nel mosaico del corridoio,
documento tra i più completi di alcuni elementi fondamentali del rituale del
culto del dio Mitra. Davanti all'ingresso antico si trovano i simboli
dell'acqua, un cratere, e del fuoco, un altare con il fuoco acceso. All'inizio
del corridoio due PILEI , dei copricapi di forma conica, simboleggiano i
Dioscuri, che rappresentano a loro volta i due emisferi celesti attraversati
dall'anima pitagorica: allo stesso modo nel mitraismo l'iniziando compiva il
viaggio attraverso le sfere planetarie. Il mosaico che segue è suddiviso in
sette rettangoli che alludono ai pianeti e rappresentano i gradi di iniziazione
dei fedeli: ogni scomparto comprende anche l'oggetto rituale corrispondente.
Questo mosaico rappresentava una figurazione simile a quelle di numerosi mitrei
ostiensi, ma ne è sicuramente la più completa. Così il primo rettangolo è posto
sotto la tutela di Mercurio e rappresenta il gradino più basso della gerarchia,
il Corax, ovvero il corvo; l'oggetto rituale è un vaso per le abluzioni. Nel
secondo rettangolo c'è il pianeta Venere, il grado è il Nymphus e l'oggetto e la
lucerna. Il terzo rettangolo è sotto la protezione di Marte, con il grado del
Miles, simboleggiato da una lancia, e come oggetto ha la bisaccia del soldato.
Il pianeta del quarto rettangolo è Giove, il suo grado è il Leo, una paletta per
trasportare il fuoco, mentre l'oggetto è il sistro sacro alla Magna Mater. Nel
quinto rettangolo il pianeta è la Luna, c'è il grado del Perses, una spada
falcata, e come oggetto la falce. Il sesto rettangolo è tutelato dal Sole,
rappresenta il grado dello Heliodromus, la frusta per i cavalli della quadriga
solare e contemporaneamente attributo ed oggetto rituale. Il settimo rettangolo
ha come pianeta Saturno, come grado il Pater, il culmine della gerarchia, che ha
come attributo il berretto frigio, portato da Mitra stesso, e come oggetto la
bacchetta del comando e la patera per le libagioni. L'ottavo scomparto
all'estremità è di lunghezza doppia ed ha l'iscrizione di FELICISSIMUS EX VOTO
F(ECIT): si tratta del fedele che ha fatto costruire il mitreo, non del
mosaicista.
È un
tempio molto importante di Ostia. Sorge su un podio con paramenti in OPUS
QUADRATUM di tufo e cornici simili a quelle del Tetrastilo, che sorge lì vicino;
a sua volta il podio si trova sopra uno stilobate di due gradini di travertino,
materiale che per la sua resistenza garantiva maggiore stabilità; anche i
gradini della scala sulla fronte sono di travertino. Il profondo pronao aveva
sei colonne sulla facciata.A sinistra del pronao c'è il calco di gesso di una
statua di marmo, che si trova però nel Museo. È una figura maschile nuda, che
appoggia il suo piede sinistro su un tronco. La statua rappresenta uno dei più
prestigiosi cittadini di ostia, C. Cartlio Poplicola ed egli la donò al tempio.
Al centro del pronao è stato collocato un altare marmoreo dedicato al dio Ercole
da Ostilio Antipatro, prefetto dell'annona e governatore della città, alla fine
del III secolo d. C. Un secolo dopo un altro prefetto dell'annona restaurò la
cella del tempio, costituita da colonnine con basi e capitelli di tufo e fusti
laterizi.
Il calco di un rilievo marmoreo votivo, conservato al Museo, ma trovato presso
il tempio di Ercole, rappresenta un celebre esempio di "arte popolare", che
lascia anche prevedere le regole della prospettiva.
A sinistra del tempio si trova un EDIFICIO PUBBLICO, probabilmente uno degli
ultimi fabbricati dell'area, visto la tecnica e la quota di spiccato .
Il tempio di Roma e Augusto sorge all'estremità del Foro opposto al Capitolium. Venne eretto dove anticamente sorgeva la porta meridionale del castrum, poco dopo la morte di Augusto, sotto il suo successore, Tiberio. Ormai restano solo le sostruzioni in OPUS RETICULATUM, organizzate secondo un sistema di corridoi molto complesso. Una delle statue di Roma in Costume d'Amazzone, è posta sul muro di fondo. Su un muro moderno sono stati messi resti del frontone posteriore del tempio stesso, comprendenti un capitello di pilastro angolare, la cornice e il timpano. Quest'edificio rispettava abbastanza i canoni di raffinatezza romani. La statua di Vittoria addossata allo stesso muro, che per la sua posizione doveva essere stata posta nell'atto del volo, era forse un acroterio (statua posta sulla sommità del tempio).
Il tempio di Bellona sorse intorno alla metà del II secolo d. C. La dea Bellona in realtà non era una divinità romana, ma fu importata dall'Oriente, dove era considerata la temibile dea della guerra. Il tempio, situato vicino al tempio di Apollo e vicino alla porta Laurentina, era un luogo dove i senatori accoglievano i generali e i vincitori per celebrare loro un trionfo.
Questo tempio sorge sul lato nord dell'area sacra
repubblicana. La facciata del tempio si dispone sull'allineamento costituito
dalla via Pomeriale esterna nord del castrum. I primi fori dell'altare
quadrangolare erano di tufo proprio come il sentiero su cui la costruzione si
appoggiava, anch'esso costituito da scaglioni di tufo. Anche le colonne del
pronao erano di tufo con capitelli di stile corinzio di peperino . Sia il podio
sia la cella (o santuario) sono in OPUS RETICULATUM più irregolare nella cella
che nel podio.
Il tempio fu dedicato ad Asclepio e a Lucilla, moglie di Lucio vero, poiché dal
tempio proviene il torso ellenistico di Asclepio e la testa di una statua di
Lucilla. Proprio come a Roma il tempio del dio sorgeva sull'isola Tiberina e
quindi il culto della divinità era collegato ad essa, così il culto di Asclepio
era collegato con il Tevere, perché il tempio sorgeva nei pressi di quel fiume.
Sorge sulla destra del decumano, poco oltre la basilica cristiana. Edificato probabilmente nell'età di Commodo, si sostituì (con un rialzamento del livello del calpestio) ad un edificio di età traianea. Questo tipo di pianta templare era diffuso: si tratta di una versione del cortile porticato a pilastri, nella quale il tempio sorge sul lato di fondo; è particolarmente adatta ai luoghi di culto delle associazioni o collegi, i cui membri potevano riunirsi nella corte o ripararsi sotto i portici ai lati. Nel lato d'ingresso del cortile sono ammucchiati i marmi del deposito. Si tratta di quarantatré colonne di marmo (provenienti dall'isola di Taso, nell'Egeo) e di numerosi capitelli e basi. Molto probabilmente nel tempio venne impiantata un'officina di scalpellini per la lavorazione dei marmi. Su alcuni fusti di colonne gli scavatori lessero il nome di Volusianus, oggi non più visibile. Si può notare come uno dei principali commerci di Ostia nella piena età imperiale, quello dei marmi, ontinui nel tardo quarto secolo d.C. gestito direttamente da altissimi personaggi di rango senatorio. Nel cortile del tempio si conserva la base di una statua dedicata a un patrono Fabrum Navalium, cioè dei costruttori navali, associazione la cui importanza è ricchezza sono prestigiosi in una città marittima quale è Ostia. Queste qualità vengono confermate dalle dimensioni del tempio e dell'antistante maestosa Schola del Traiano, posta dall'altra parte del Decumano massimo, quasi certamente la sede sociale dei Fabbri.
È il tempio della Magna Mater o di Cibele, divinità
orientale della fertilità introdotta a Roma nel 204 a. C. Attis era il
pastorello amante di Cibele e,
siccome infedele, la dea lo fece impazzire tanto
che arrivò ad evirarsi. All'interno di questo tempio i riti furono sempre
pittoreschi e fastosi. Il santuario di Attis è un recinto quadrato a cielo
aperto, poggiato al muro perimetrale di un santuario precedente. Le murature
originarie sono in opera reticolata di età giulio- claudia, a conferma
dell'esistenza nel campo di strutture piuttosto antiche. L'ingresso è
fiancheggiato da pilastri di marmo; lo spazio interno è in parte occupato da
vasche. In un secondo momento venne costruito sul lato destro, in opus
lateritium e listatum , una cappella ad abside la cui soglia è affiancata da due
grandi altorilievi che raffigurano Pan. All'interno vi è il calco della statua
semisdraiata di Attis dedicata al sacello da Euplo, con altre sette statuette.
Presso il santuario di Attis sorgono altri due sacelli minori non identificati.
Il primo è una minuscola area scoperta quadrata, in mattoni, isolata presso il
santuario di Attis; ha al centro un altare di pietra vulcanica. Il secondo è più
importante: possiede un pronao a pilastri in mattoni e una cella in opus
reticulatum con rifacimenti laterizi.
MITREO DELLE SETTE SFERE
Essendo la religione di Mitra diventata una delle
più importanti di Roma (diffusa soprattutto tra i soldati) ad essa furono
dedicati molti mitrei, di cui quello delle sette sfere, vicino alla domus di
Apuleio, è uno dei più importanti.
Questo mitreo evidenzia peculiarità strutturali che distinguono tutti i mitrei
ostiensi: ambiente rettangolare, stretto e lungo, diviso in tre parti, ovvero
due podi (banconi su cui si adagiavano i fedeli durante le cerimonie per
consumare i pasti sacri) laterali e un corridoio (conduceva all'ara sacrificale
e all'altare dove era posta l'immagine della divinità). I podi sono rivestiti di
mosaici in bianco e nero, che rappresentano i segni dello zodiaco; il pavimento
invece è rivestito da un mosaico in cui sono raffigurati i sette pianeti (Luna,
Mercurio, Saturno, Giove, Marte e Venere), che rappresentavano i tempi di
iniziazione che dovevano attraversare i fedeli. E' ricorrente nei mitrei il
numero sette, anche se rappresentato in diversi modi. Sul fondo c'è un calco di
un rilievo, il cui originale è conservato presso i Musei Vaticani, raffigurante
Mitra nell'atto di uccidere un toro (simboleggia la vittoria della luce sulle
tenebre).
TEMPIO COLLEGIALE
Il tempio collegiale è all'angolo fra la via del
tempio Rotondo e via del Pomerio e ha l'ingresso sulla seconda. Esso venne
progettato per essere luogo del culto collegiale. Ne abbiamo testimonianza
grazie ai mattoni rossi costruiti in modo sottile che indicano i lavori al tempo
della dinastia dei Severi.
Avrebbe dovuto possedere una pianta a cortile porticato tempio sul lato di
fondo, che contraddistingue queste costruzioni, ma venne modificato quasi
subito: non fu costruita la cella e sui podi venne innalzato un mitreo. Davanti
al podio venne costruita una parete sottile, che proteggeva il sacello dalle
insidie e creava un lungo corridoio d'ingresso. Venne modificata anche la volta
a crociera, che era già stata costruita per ingrandire lo spazio. Resta solo la
nicchia del mitreo, il quale ha nome di MITREO del FRUTTUOSO.
SACELLO DI GIOVE
Il sacello di
Giove si trova nella parte esterna di Ostia antica. Fu scoperto insieme al
Ninfeo nel 1913.
Si pensa che il sacello risalga alla fine del I secolo a. C. ed è in opus
reticulatum.
Consiste in una camera quadrata con porte di travertino. Quattro pezzi di
travertino sono stati trovati nei quattro angoli della stanza e recavano incisa
un'iscrizione: "IOMS", cioè:"I(ovi) O(ptimo) M(aximo) S(acrum)" (dedicato a
Giove).
(Fonte
http://www.lcavour.it
)