COSA VEDERE A MONTEROTONDO (Roma)

 

  

LA COLLEGIATA DI SANTA MARIA MADDALENA


All'immagine scialba e sfiorita della facciata, fa riscontro un interno di armoniosa bellezza. Ad uno sguardo d'insieme colpiscono le forme barocche di stile berniniano e l'occhio viene immediatamente attirato dal rosone absidale riproducente la "gloria' del Bernini in S. Pietro. La pianta a croce latina, con soffitto a volta, non si discosta dalle forme in uso nella architettura dei tempo. L'armonia strutturale non viene tradita dalle opere in essa custodite. Dal soffitto fa buono guardia la Vergine Assunta in cielo, affresco ben conservato, di ampio respiro, di notevole forza espressiva, da attribuirsi a Domenica Pistrini. La prima cappella a sinistra, entrando in chiesa, conserva il fonte battesimale e una tela dedicata alla Annunciazione di Maria proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale. Nella seconda cappella si lascia orgogliosamente ammirare il quadro raffigurante i santi Luca, Michele, Filippo e Giacomo, attribuito a Carlo Maratta. Giova ricordare che le figure sono idealmente indirizzate verso una trecentesca testa di Cristo Salvatore situata nella parte superiore della tela ed ora, purtroppo, non più in loco. Un'opera sobria, ma di grande effetto, che risulta fra le più pregiate di Monterotondo. Nella successiva cappella detta del Purgatorio, è da contemplare la vivacissima composizione della Sacra Famiglia e San Gregorio Magno, che accolgono in cielo le anime purificate dopo il suffragio delle 'Messe Gregoriane' istituite per ispirazione dello Spirito Santo. Nel transetto di sinistra, in una nicchia fatto realizzare dal Marchese dei Grillo, la statua lignea della Madonna della Purità, proveniente dalla vecchia chiesa. l'autore è ignoto; il periodo di composizione: fine del '400. Sopra la porta della sacrestia i due crocetti riccamente intarsiati riservati ai canonici e comunicanti con la casa parrocchiale. Nella parte opposta, invece, due simili riservati "al Duca Patrono che viene ad essi per un passetto coperto dal suo palatto". Nell'abside sono da osservare gli affreschi di autore ignoto, che celebrano episodi della vita dei Cristo e della Maddalena. I pregevoli stucchi, come dei resto quelli di tutta la chiesa, sono opere realizzate in loco da artigiani di Monterotondo. l'altare maggiore, pregevole esemplare di sarcofago romano, racchiude il corpo di S. Sisto donato da Urbano VIII la cui traslazione avvenne il 23 ottobre 1641. lasciando il presbiterio, merita uno sguardo attento il Martirio di S. Stefano. Nel transetto di destra, sotto l'altare, in un'urna di marmo bianco vengono conservate i corpi dei Santi Placido, Emilia e Domenico donati da Benedetto XIII a Don Emilio Lami di Monterotondo e dagli eredi alla Collegiata con la traslazione avvenuta: il 15 ottobre 1747. Le cappelle di destra non conservano opere degne di nota. Nella parete di fondo della sacrestia la lapide commemorativa della consacrazione della vecchia chiesa di S. Maria Maddalena. Un'ultima parola sul progettista della chiesa. Le testimonianze in questo non sono concordi. Una lunga tradizione, avvalorata dal Baglione, parla del Castelli come architetto e progettista unico. Ma la presenza pluri-settimanale a Monterotondo di Francesco Contini nel periodo più intenso dei lavori (1637-'39) suggerisce questa seconda attribuzione.

 

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE


La chiesa della Concezione di Maria è tra le più antiche di Monterotondo anche se non se ne conosce né la data di costruzione né il progettista. Considerata "chiesa rurale' ha subìto eccessive trasformazioni lungo i secoli perché se ne possa apprezzare ancora l'"eleganza" delle strutture di cui parlano gli storici antichi. Strutture che, attualmente risultano piuttosto dimesse. Ad navata unica, le sue forme richiamano l'architettura rinascimentale e i suoi ornati un sobrio barocco. Ben sette le cappelle laterali, di cui, purtroppo, soltanto quelle di sinistra (entrando in chiesa) conservando ancora opere di notevole interesse. La Prima, dedicata a S. Giuseppe, conserva una tela settecentesca della Sacra Famiglia di autore ignoto. Segue la cappella dedicata a S. Chiara, di cui è scomparso il quadro posto sull'altare. Ai lati mantiene, invece, i pregevoli affreschi della nascita e della morte della Madonna attribuiti alla scuola dei Romanelli. Nella terza cappella rivivono le scene della vita di S. Antonio da Padova, di Antonio Speziali, artista di Monterotondo. l'opera contribuisce notevolmente alla comprensione della consistenza artistica di autori monterotondesi. L'ultima cappella è dedicata ai Santi Filippo e Giacomo, patroni di Monterotondo. Sull'altare ancora un ' era di un artista monterotondese: i Santi Filippo e Giacomo di Giovan Battista Cinelli, che firmò il disegno "del quadro e dei due laterali per la spesa complessiva di scudi ottanta". Questo per riprendere una antica tradizione in onore di detti Santi, che vennero eletti a patroni di Monterotondo proprio in S. Maria delle Grazie.Sull'altare maggiore una immagine bizantineggiante della Madonna "antichissima e di molta devozione'. Sul lato opposto il monumento funebre a Giordano Orsini a forma di edicola con eleganti calendari sorreggenti un timpano arcuato dove si ammira in bassorilievo una finissima Madonna con Bambino. L'urna con altorilievo del condottiero è tra i monumenti funebri più belli del Lazio e richiama l'arte di Luigi Capponi.


LA CHIESA DI S. ROCCO


Appena fuori le mura, di fronte alla Porta Romana, è la cinquecentesca chiesa di S. Rocco. Le modificazioni strutturali sono state tali che quasi nulla rimane dell'impianto originario. Essa era assegnata alla Compagnia della Morte, che provvedeva alla sepoltura in due sepolcri separati di quanti morivano in campagna o di morte violenta. In questa chiesa si conserva l'immagine della Vergine delle Grazie. Considerevole il valore devozionale espresso dalla popolazione, che ha sempre visto la icona come un punto sicuro di riferimento in momenti di calamità e di certo ascolto da parte della Vergine invocata coi titolo di "Vergine del Diluvio" a significare la sovrabbondanza delle grazie di cui poterono sempre beneficiare i monterotondesi.
IL BORGO
Fa piacere muoversi per le vie strette e parallele di Monterotondo antico dove gli elementi medioevali rimasti sono di splendida fattura ed offrono la possibilità di respirare aria di altri tempi. Sottarchi, piazzette, portali di severa maestà testimoniano l'intenso impegno degli antenati. Il cinquecentesco Palazzo dell'Ospedale, sebbene ampiamente ritoccato, si impone ancora oggi alla attenzione come gemma preziosa cui fa corona l'antistante piazza S. Nicola. Un angolo da non dimenticare è la Piazza dell'Orologio cui fa buona guardia la torre campanaria realizzata su progetto dell'architetto Nicola Michetti. l'orologio venne fornito nel 1742 dalla ditta De Santis Giovanni di Roma e la campana dal fonditore Giulio Gualla. Da questa si scende a Piazza dei leoni realizzata nella prima metà del 1600 e così denominata per la caratteristica fontana, che getta acqua dalle bocche di quattro leoni in stato di riposo. Accanto, la Piazza delle Erbe (ora via delle Rimesse) creata per il mercato cittadino, che si svolgeva una volta a settimana già dal 1636. Poco più in basso, la Porta Romana l'unica delle quattro porte cittadine giunte fino a noi. l'attuale struttura architettonica ad un fornice è dovuta all'architetto romano Agostino Frontoni, della prima metà dei '700. Da questa porta Garibaldi espugnò Monterotondo il 26 ottobre 1 867. Girando per la circonvallazione, resti di mura e torri di fortificazione possono fornire il giusto tracciato del circuito murario. Notevoli le difficoltà tecniche superate magistralmente soprattutto sul lato occidentale; consistenti le implicanze economiche cui fecero fronte tutti i cittadini di Monterotondo.
 

 

 

 

 

 

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