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COSA VEDERE A LADISPOLI (Roma)
La Spiaggia di Palo
Percorrendo la spiaggia che collega Palo con Ladispoli, ci si accorge
che la duna costiera, ormai erosa dal mare, presenta dei fori nei quali
probabilmente alloggiavano dei pali di legno ormai scomparsi, dei solchi
che lasciano pensare a trincee relative a terreni agricoli e, se si
presta attenzione alla stratigrafia naturale della duna, si possono
facilmente distinguere frammenti di bucchero e di terrecotte etrusche e
romane.
Il borgo di Palo ed il Castello Odescalchi
Il Castello di Palo venne edificato ad opera della famiglia Orsini nel
1300 su un sito fortificato d’epoca medievale (“Castrum Pali”), nel
luogo dove un tempo si estendeva l’ antica colonia romana di Alsium
(della quale rimangono a testimonianza una vasca rettangolare semi
sommersa dal mare ed un piccolo molo). Il nome sembra derivare da “palus”,
per la presenza di paludi molto estese nella zona circostante.
Numerosi personaggi illustri soggiornarono nelle stanze del Castello,
come Papa Paolo VI Borgia, Papa Paolo III, Sisto V e altrettanto
numerosi ne furono i proprietari prima di giungere nelle mani degli
Odescalchi a cui appartiene ancora oggi.
La villa romana di Marina di Palo
Dagli scavi archeologici del 1867 ad opera dell’ archeologo Luigi Tocco
nell’ odierna zona di Piazza della Rugiada, vennero alla luce resti di
una maestosa villa romana che , probabilmente, si estendeva tra il Bosco
di Palo e il Fosso Sanguinara.
Un tempietto con statue in marmo, ambienti termali copiosamente
decorati, mosaici vari ,vasche per la raccolta dell’acqua piovana (“impluvium”)
ed un ”triclinium” (sala per banchetti), i reperti che hanno permesso di
far risalire la villa all’ epoca imperiale (I-II sec. d.C.).
Proprio a ridosso sul mare (Via dei Delfini) è stata rinvenuta una parte
del muro perimetrale della villa ed è possibile distinguere i resti di
una scala elicoidale che sale intorno ad un tamburo pieno.
Nelle vicinanze (Via Albatros), inoltre, sono visibili anche le rovine
di una cisterna in laterizio a due vasche, comunicanti tra loro tramite
archi.
La villa romana de "La Grottaccia"
Dirigendosi verso il centro della città (precisamente verso Via
Rapallo), è possibile ammirare la “Grottaccia” o “Cantinaccia”, un
edificio rurale di epoca romana, del quale rimangono solamente il
cryptoportico, il “doliarum”, un frantoio con relativa mola ed alcuni
resti di colonne in marmo rinvenute nel giardino.
Piane di Vaccina, la Necropoli ed il Ponte dell'Incastro
Al di là della ferrovia (nell’ attuale zona “Miami”) si estendeva un’
altra grande villa fattoria, della quale è pervenuta una cisterna con
all’ interno un “torcularium” (stanza dei torchi da vino e olio)
provvisto di un dolio e di una vasca per la raccolta dei liquidi.
Di grande interesse il rinvenimento presso le strutture della cisterna
di alcune sepolture barbariche risalenti al V sec. d.C.
A valle, sul corso del Fosso di Vaccina, sono presenti i resti del ponte
romano denominato “Ponte dell’ Incastro”. Il nome si riferisce al fatto
che nei due muri in opus latericium di sostegno dell'arcata, sulle
sponde del fiume, erano presenti degli incastri dove si inserivano delle
paratoie mobili per deviare il corso del fiume.
Oltre l'Aurelia, sul rilievo che sovrasta il fosso , si trovano i resti
di una necropoli composta da circa 60 tombe a camera databili VII-VI
secolo a.C. La necropoli faceva parte di un insediamento etrusco alla
foce del “Caeretanus Amnis”, controllato dalla città di Caere. Sui resti
della necropoli sorse, in epoca romana una villa provvista di un piccolo
impianto termale i cui resti sono tuttora visibili.
Il "Castellaccio" e la Necropoli di Monteroni
La struttura, fortificata da quattro torri angolari provviste di
merlatura, venne edificata nel XIV secolo ed era di proprietà della
Basilica di San Pietro.
Ristrutturata diverse volte, svolse per secoli la funzione di stazione
di sosta, rappresentando un sicuro luogo di alloggio e ristoro per
pellegrini, corrieri e viaggiatori che si trovavano a passare per la Via
Aurelia.
Nel Castellaccio di Monteroni durante i secoli vi soggiornarono
personaggi famosi, tra i quali il poeta Giuseppe Gioacchino Belli, che
vi fu arrestato perché privo di documenti e ne raccontò l'accaduto nella
poesia "Er Passaporto", San Paolo della Croce (fondatore dell'ordine dei
Padri Passionisti), Pascarella, altro poeta romano, che lo menziona
nella sua “Storia d'Italia in Versi”; l'architetto Luigi Canina (autore
di studi su tutto il territorio), ed anche il diplomatico e studioso di
antichità George Dennis.
Nella medesima località sorse una grande necropoli etrusca (oramai
completamente perduta per la presenza di cave di tufo che, negli anni la
hanno devastata) sviluppatasi tra il VI ed il V secolo a.C. e, molto
probabilmente, relativa alla città di Alsium. Con il periodo romano la
necropoli continuò ad essere utilizzata, soprattutto in alcuni settori
lungo la via consolare, con la costruzione di tombe a cappuccina e
monumenti funerari. Gli scavi effettuati nel 1839, finanziati dalla
Duchessa di Sermoneta, portarono alla scoperta di diverse tombe
orientaleggianti.
Statua (Ad Turres)
Importante località d'interesse storico-archeologico (situata sulla via Aurelia all’ altezza del bivio per Ceri), corrisponde all’ antica “Ad
Turres” e rappresentava il punto di passaggio obbligatorio per giungere
da Roma a Civitavecchia (Centumcellae).
Nel medioevo l'area continuò ad essere frequentata e nel XIII sec.,sul
colle dominante la strada e il ponte, fu costruita una piccola fortezza
detta “Castrum Statua”, direttamente sui resti romani. Nonostante il
degrado e le numerose devastazioni subite in epoca moderna rimangono
visibili cospicue tracce dell'insediamento e delle remote strutture: nel
letto del Fosso Cupino i resti del ponte romano e medievale; presso il
ponte un monumento funerario a torre circolare, a cui forse è dovuto il
nome antico del luogo.
La Villa Romana di Marina di San Nicola
Tra le più grandi ville marittime dell'Etruria meridionale, si estende
per cinque ettari, posta sul mare a ridosso della foce del Fosso Cupino (Marina
di San Nicola).
La villa certo di proprietà imperiale nel II e III secolo d.C. all'epoca
degli imperatori Antonini e Severi, fu edificata in epoca
tardo-repubblicana nelle terre della colonia di Alsium.
Dall' analisi della documentazione archeologica si riconosce la presenza
di 3 ampi giardini uno aperto verso il mare che sovrastava un
criptoportico sotterrane con finestre a bocca di lupo.
Gli ambienti termali erano decorati con marmi, pitture parietali e
pavimenti musivi figurati.
Torre Flavia
Simbolo della città di Ladispoli, ridotta a poco più che un rudere dai
bombardamenti della II Guerra Mondiale, la torre di avvistamento fu
costruita nel medioevo su strutture di epoca romana e prende il nome dal
Cardinale Flavio Orsini che nel XVI secolo la fece completamente
ristrutturare.
Torre Flavia, che all'epoca era sulla terra ferma, faceva parte di un
sistema di torri di avvistamento che si stendeva su tutto il litorale,
di cui facevano parte le torri del Castello di Palo, la Torre Saracena
di Santa Severa, la torre del Castello Odescalchi di S. Marinella.
Venne utilizzata come torre di avvistamento fino agli inizi del XIX
secolo, armata con due cannoni di calibro 12 e 13 e 3 fucili con
baionette. La base della torre (a pianta quadrata ) è a scarpiera
sormontata dalla porta di ingresso; all'interno vi erano due piani
collegati da una scala in muratura e sulla sommità, tra quattro torrette
angolari a prova di proiettile, c'era il terrazzo con una fornacella per
i segnali.
Nei pressi della torre sono visibili, con la bassa marea, i resti di
muri romani, molto probabilmente, appartenuti ad una villa oramai
sommersa dall'acqua.
La nave romana di Ladispoli
Di fronte a Torre Flavia, giace il relitto di una nave onoraria romana,
situato a 12 metri sotto il livello del mare. L'eccezionalità del ritrovamento è costituito dal carico che oltre alle
normali anfore da trasporto, comprendeva grandi contenitori in
terracotta detti "doli".
Sul relitto erano presenti almeno 12 doli, 4 sferici, 1 allungato tra
quelli meglio conservati.
Tra gli oggetti recuperati, pertinenti alla cambusa, numerose stoviglie
da mensa, un frammento di letto decorato ed una cassetta dei medicinali
perfettamente conservata con tracce di contenuto.
La datazione dei reperti fanno ritenere che la nave sia naufragata in
epoca Augustea, forse negli ultimi anni del I secolo a.C.
La Posta Vecchia
Un discorso a parte lo merita la Posta Vecchia, splendido edificio che
racchiude in sé diversi secoli di storia; si tratta di una stazione di
posta seicentesca, costruita sui resti di una magnifica villa romana. E' circondata da un bellissimo giardino all'italiana, con il mare che ne
lambisce le fondamenta. Nei sotterranei dello stupendo palazzo, oggi
sede di un lussuoso albergo, durante gli scavi di riconsolidamento
eseguiti nel 1966, sono venuti alla luce alcuni resti dell’ edificio
romano: ambienti “dominici”, che si snodavano intorno ad un giardino con
una vasca al centro, circondato da un corridoio porticato, decorati con
stupendi marmi policromi e pavimenti musivi dai motivi floreali.
Allestito in una di queste stanze vi è un piccolo antiquarium, voluto
dall'allora proprietario Paul Getty, dove sono conservati stoviglie in
ceramica sigillata italica ed africana, anfore vinarie che vanno dal I
al V secolo d.C., strumenti per il trucco, varie tipologie di marmo
provenienti da Egitto, Nubia, Grecia, Italia ed alcune interessanti
iscrizioni che attestano la proprietà imperiale della villa.
Nei giardini della Posta Vecchia possiamo ammirare altre strutture
antiche come un cortile esterno con tracce di marmo alle pareti
costruito sopra un'enorme cisterna per la raccolta delle acque piovane e
altri ambienti di servizio tra cui un lungo corridoio ed alcune
stanzette aperte lungo un altro camminamento. In un'altra zona del
giardino, sotto una copertura in legno, durante lo scasso per una
piscina, sono emerse parti di una piccola domus romana con l'atrio ed
alcune stanze che da esso si dipartivano. E' questa la più antica casa
di Ladispoli, forse appartenuta all'antico abitato di Alsium.
( tratto dal sito www.prolocoladispoli.it )