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COSA VISITARE A ITRI (Latina)

Santuario della Civita

Durante la persecuzione di
Leone Isaurico, Imperatore di Costantinopoli, nell' VIII secolo furono distrutte
tutte le immagini sacre. Due monaci basiliani sorpresi dai soldati mentre
nascondevano questa icone (dipinto su legno) miracolosa di Maria SS.ma, per
punizione e sfida, furono chiusi in una cassa, insieme alla medesima e gettati
in mare:
"Se veramente è così miracolosa, vi salverà" dissero. Infatti la Madre del
Cielo dimostrò la sua protezione verso questi due consacrati, pronti perfino a
dare la vita.
Dopo 54 giorni questa cassa galleggiante toccò la sponde di Messina e
successivamente di Gaeta.
Un pastore sordomuto, alla ricerca di una mucca smarrita tra questi monti,la
ritrovava sulla sommità della Civita. Il pastore, avuto immediatamente l'udito
e la parola, corse lieto in paese (a Itri) a dare la grande notizia. Fu così
affidata ai monaci Benedettini, che all'epoca erano in Figline, a circa 3 Km.
dalla cima suddetta sulla strada mulattiera che va verso Fondi.
Il primo documento lo troviamo a Monte Cassino datato 1147 e parla di una
Donazione del Giudice (Sindaco) di Itri all'abate Riccardo per il restauro della
chiesetta della Madonna della Civita, affidata alla custodia di Fra
Bartolomeo. Nel 1491 il Vescovo di Gaeta mons.F. Patrizio consacrò con grande
solennità una nuova Chiesa, rispondente al crescente afflusso dei pellegrini e
la intitolò all'Immacolata, come il Concilio di Basilea pochi anni prima aveva
incoraggiato a venerare Maria. Numerose e continue furono le grazie che Lei
elargiva ai devoti, ma la più grande certamente fu quella del 21 luglio 1527:
liberò dalla peste tutti gli abitanti dei paesi circostanti. Da quell'anno la
festività liturgica è stata fissata da mons. Pergamo, Vescovo di Gaeta, al 21
luglio. L'icona ha avuto una duplice incoronazione:1777 - 1877. Per il
crescente afflusso non era più sufficiente il Santuario preesistente, perciò
l'ing. De Donatis stilò un progetto che passò alla realizzazione nel
1820. Il Portico invece è restato intatto. Il nuovo Tempio veniva inaugurato nel
1826.
Si preparava così a ricevere, il 10 febbraio 1849 un illustre pellegrino: Pio
IX, esule a Gaeta, che vi salì col Re di Napoli Ferdinando II; egli, a
ricordo, volle far realizzare la via Civita Farnese (ora Statale 82). Fu
proprio ai piedi di questa immagine che il Papa ebbe l'ispirazione di definire
per i credenti del mondo intero,il Dogma dell'Immacolata Concezione.
Così infatti avvenne l'8 dicembre del 1854 in Piazza S. Pietro. Dai primi
mesi del 1985 è stato affidato alla cura pastorale dei Padri Passionisti, fino a
tutt'oggi. L'afflusso dei pellegrini è stato sempre in aumento, ma specialmente
in questi ultimi anni: dalla Pasqua al 1° novembre. In alcune Celebrazioni
domenicali si è costretti a celebrare la Santa Messa sul Piazzale. Perciò si
sta pensando di realizzare, non un nuovo Santuario, ma una grande sala capace di
accogliere almeno 1.500 persone. Attualmente è meta di quasi mezzo milione di
pellegrini l'anno, di cui non meno del 10% sale ancora a piedi con grande
devozione, da Cellole (CE) a 42 Km. - da Pontecorvo (FR) a 37 Km. ecc..
Radio Civita, sorta nel 1988, consente a migliaia di persone, specie malati, di
unirsi spiritualmente alle Lodi dei fortunati che anno potuto raggiungere il
Sacro Tempio; e, 24 ore su 24, attraverso catechisti illustra il messaggio
cristiano.
Il 25 giugno 1989, anche Sua S. Giovanni Paolo II ha voluto farsi pellegrino
di pace salendo a venerare, con il Card. Poletti, l'Arciv. diocesano Farano,
varie autorità religiose e civili, la Vergine SS. della Civita.
Porta Mamurra
Tra tutte le porte del paese è certamente la più importante, vista la maestosità della costruzione e la cura dei particolari architettonici. Sugli stipiti dell’arco sono stati scolpiti in rilevo due figure rappresentanti ciascuno un serpente. Al di sotto di questi rilievi, su entrambi i lati, si possono osservare due grossi blocchi di pietra su cui sono incise delle iscrizioni latine; ciò testimonia la consuetudine, diffusa nel medioevo, di riutilizzare materiali di epoca romana per opere edili. Il nome Mamurra deriva da una illustre famiglia formiana dei Mamurra, la quale aveva dei possedimenti ad Itri. La porta è anche detta Porta della Costa.
Castello
Simbolo di Itri, l’antico castello
medioevale, attualmente in fase di restauro, è stato vittima del tempo e delle
devastazioni della seconda guerra mondiale.
Sorto come roccaforte per difendersi dalle incursioni nemiche, il castello,
insieme all’antica parte alta del paese, è circondato da mura poderose. Nella
parte più elevata la fortezza presenta un torrione quadrato e uno poligonale;
più in basso un terzo torrione di forma cilindrica è collegato al corpo centrale
da un imponente cammino di ronda. Questa terza torre è detta “del coccodrillo”
in quanto, secondo la tradizione, vi venivano gettati i condannati a morte,
pasto prelibato per la feroce belva che vi sarebbe stata custodita. L’intera
struttura è completata da un insieme di torri cilindriche minori che racchiudono
una piccola ma suggestiva piazza d’armi. I numerosi elementi che formano il
castello terminano spesso con una cinta merlata, in parte distrutta, che si sta
cercando di recuperare.
S. Michele Arcangelo (o S. Angelo)

Risalente all’XI secolo, la chiesa è stata eretta su un antico tempio pagano.
Nella facciata è incastonato uno splendido campanile che risente fortemente
dell’influsso arabo-normanno; esso, decorato con scodelle maiolicate, è
costituito da due piani di bifore romaniche e da un piano di trifore ogivali.
L’interno della chiesa presenta tre navate, con quella centrale molto ampia.
Contro il muro d’ingresso è collocato il coro sorretto da leoni stilofori; a
sinistra, in una nicchia, è custodito un affresco del ‘400. Sull’altare maggiore
è posta una statua lignea raffigurante San Michele Arcangelo nell’atto di
uccidere il drago.
Porta Cea (o Ceca)
Partendo dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore, scendendo a destra per una
ripida scalinata, si giunge alla Porta Cea (o Ceca), certamente molto meno
imponente di Porta Mamurra. Il nome Cea deriva forse dal latino “Scea” cioè
“porta con torre a sinistra”. In prossimità della porta vi era una piccola
edicola (ora murata) in cui era conservato un affresco della Madonna della
Civita con una iscrizione in latino. Attualmente c’è un quadro di recente
realizzazione raffigurante quella stessa Madonna.
S. Maria Maggiore
Della chiesa risalente alla metà dell’XI secolo, restano soltanto alcuni muri
perimetrali e gli archi della navata di sostegno alla cupola; dalla cripta,
distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, sono stati staccati
alcuni affreschi ora conservati nella vicina chiesa di S. Angelo. Per fortuna è
sfuggito ai bombardamenti il campanile che presenta una raffinata decorazione
policroma di origine e gusto bizantino.
Porta S. Martino
Antica porta di accesso al paese medievale lungo via San Martino, la più ampia delle strade del borgo antico, lungo la quale si aprono, su entrambi i lati, una serie di suggestivi vicoli quali Vico Sinapi, Vico Staurenghi e Vico Giudea.
Porta Ripa
Scendendo dal colle di S. Angelo, percorrendo un tratto della suggestiva Via Edera, si incontra una scalinata che, dapprima con andamento tortuoso e poi rettilineo, conduce verso la parte bassa del paese. Percorrendo questa caratteristica scalinata si incontra Porta Ripa. Questa porta, non particolarmente ampia, è costruita in blocchi di pietra calcarea e presenta, nella parte superiore, i resti di un camminamento che veniva percorso dalle guardie poste a difesa dell’antica cittadina medievale.
Forte di Sant’Andrea
Il forte, comunemente chiamato Fortino di Sant’Andrea, si trova lungo
l’originario tratto della Via Appia, in una profonda gola tra Itri e Fondi. Esso
è stato costruito sulle imponenti strutture di un’antica villa romana di cui
risultano ancora evidenti gli elementi di alcune grandi cisterne per la raccolta
dell’acqua.
Già nel XVI secolo il sito fu sede del bandito Sciarpa, il quale addirittura vi
ospitò e protesse lo scrittore Torquato Tasso in viaggio da Napoli a Roma. Alla
fine del XVIII secolo Fra’ Diavolo, al servizio del re di Napoli, vi organizzò
una lunga e tenace resistenza contro l’avanzata delle truppe francesi. Oggi sono
visibili solo le rovine del vecchio avamposto militare.
La fontana
Gioacchino Murat
La fontana, in pietra di forma circolare, è composta da due vasche. Il monumento
fu fatto costruire intorno al 1810-1812 dal re di Napoli, Gioacchino Murat.
Originariamente collocata in Piazza dell’Annunziata, fu traslocata
successivamente in Piazza Armando Diaz, dove attualmente si trova.
( tratto dal sito
http://www.itri.it/
)