COSA VEDERE A GENAZZANO (Roma)

 

Genazzano ha conservato in larga misura l'antico aspetto del borgo dei Principi Colonna: al visitatore attento offre la possibilità di continue, interessantissime "scoperte": scorci caratteristici edifici dai preziosi e raffinati particolari architettonici, magari inseriti in una costruzione resa quasi anonima dai numerosi interventi subiti, fanno comprendere come questo particolare centro abitato sia il risultato di un continuo e ripetuto intervento dell' uomo, nel tentativo di ovviare ai danni causati da disastri naturali, agenti atmosferici oppure solo dalla continua ricerca di un "bello" estetico peraltro mutevole e spesso contraddittorio. Il castello Colonna domina l' abitato con la sua mole maestosa; il nucleo originario, semplice rocca difensiva, fu eretto nel secolo XI ma la struttura fu notevolmente potenziata agli inizi del XIII secolo per volontà di Pietro Colonna e poi più volte restaurata. Notevoli gli interventi apportati durante la prima metà del Quattrocento per conto di papa Martino V, che conferirono al Castello l' aspetto di Residenza gentilizia; la bella Loggia fatta realizzare da Marcantonio Colonna intorno alla metà del Cinquecento ed infine l'eliminazione di gran parte delle architetture militari ordinata nel XVII secolo dal cardinale Girolamo Colonna. Poiché nel corso della seconda guerra Mondiale erano stati attivati all'interno del Castello dei forni per il rifornimento delle truppe tedesche di stanza a Cassino, la RAF bombardò e lesionò gravemente il lato nord e pure il notevole ponte-acquedotto che collegava la costruzione al Parco: questo rimase parzialmente lesionato ma fu comunque abbattuto nell'immediato dopoguerra dal Genio Civile, che lo ricostruì interamente in cemento armato. Il Castello Colonna, dopo un lungo periodo d'abbandono, fu acquistato dal Comune di Genazzano nel 1979. Attualmente sono stati avviati i lavori di restauro ed è in progetto un prossimo riutilizzo del complesso come sede di un Museo d' Arte Contemporanea. All'interno del bellissimo Parco, già pertinente il Castello fra alberi secolari ed essenze pregiate, si ammira la bizzarra architettura del Ninfeo. Questa struttura lasciò per anni perplessi gli storici, che la considerarono inizialmente un rudere romano o alto medievale ed infine la ricondussero al genio creativo del Bramante. Si ritiene oggi che il Ninfeo sia stato commissionato al grande architetto ai primi del Cinquecento come spazio dedicato alle rappresentazioni all'aperto. Il luogo ha infatti un'ottima (e studiata) acustica ed il Ninfeo è stato concepito inserito in quel particolare spazio: gli eleganti elementi che lo compongono suddividono le diverse zone nelle quali si svolge l'azione teatrale. Entrati nell'abitato notiamo, fra i tanti esempi di architettura civile di qualche pregio, la raffinata Casa Apolloni, edificio di stile gotico-aragonese nel quale la tradizione ha voluto riconoscere la casa natale di Martino V: in realtà non è neppure certo che la casa sia mai stata abitazione di qualche membro della famiglia principesca e funse invece sicuramente da Uditorato, ovvero sesde del Tribunale di Genazzano. La costruzione fu acquistata nel 1910 dal Cardinal Vannutelli, che la trovò in condizioni lamentevoli e ne affidò quindi il restauro all'architetto Giovenale. Il Giovenale fece riprodurre i particolari architettonici deteriorati o mancanti, ricreando un edificio dove vero e verosimile tendono a confondersi. Gli edifici sacri di Genazzano sono contraddistinti dai tanti interventi di decorazione, ridecorazione e ristrutturazione condotti nel corso dei secoli: quasi esente da questo continuo" lavorio" fu solo la semplicissima Chiesa di San Giovanni, sorta immediatamente sotto al Castello. Di questa chiesa si ha notizia a partire dalla seconda metà del Trecento: l'interno è a navata unica e conserva affreschi quattrocenteschi in due delle quattro cappelle; vi si può ammirare una acquasantiera trecentesca in marmo con decorazioni a bassorilievo ed un fonte battesimale pure di marmo coperto da una cupola lignea (XV secolo). La Chiesa si San Nicola risale al XIII Secolo: l'edificio originario fu notevolmente accorciato a causa di un intervento di rettifica urbanistica voluto da Filippo Colonna ed eseguito nel 1616. Contemporaneamente la chiesa subì importanti lavori di ristrutturazione che le conferirono un'impronta barocca: barocca è la facciata,ad esempio, e pure il campanile, che mantiene però l'antica pianta quadrata. All'interno rimane ,purtroppo mutilo, lo splendido pavimento a mosaici di tipo cosmatesco; alla chiesa gotica sono pertinenti alcuni elementi architettonici riutilizzati, come le colonne inglobate nei pilastri murari ed i capitelli usati per l'acquasantiera. Seicentesca la bella pala d'altare del pittore gennazzanese Carlo Ascenzi.
La Chiesa di San Paolo,duecentesca,e dominata dallo splendido campanile romanico in stile cosmatesco caratterizzato da quattro ordini di celle trilobe, separate da modanature di mattoni. La chiesa, costruita sulla piazza principale di Genazzano, possiede come elemento separativo fra la zona destinata ai fedeliu e quella destinata al clero una serliana arricchita dai busti degli Apostoli inseriti negli oculi. L'edificio ha subito importanti lavori di ristrutturazione nel corso del XVII secolo e numerosi ritocchi e restauri nei secoli successivi. Un recentissimo intervento ha permesso di salvare la volta affrescata verso la fine dell'Ottocento dal pittore genazzanese Cesare Caroselli.Il Santuario della Madonna del Buon Consiglio era una piccola chiesa dedicata alla Vergine: esistente fin dal secolo X m RICOSTRUITA NEL Trecento dagli Eremitani, divenne Santuario a causa della miracolosa apparizione di una immagine della Madonna con il Bambino, che la tradizione afferma essersi staccata da una chiesa di Scutari, in Albania, all'arrivo dei Musulmani. L'immagine riapparve nella chiesetta di Genazzano durante i vespri la sera del 25 aprile 1467; l'accaduto destò una vasta eco e grandissima commozione e dal quel momento la chiesa fu meta di continui pellegrinaggi e di un susseguirsi di visite e donazioni, tanto che infine l'edificio fu considerato inadatto ad ospitare una tale immagine e si decise di edificare una costruzione più ampia e degna, realizzata durante la prima metà del XVII secolo dall'architetto Domenico d'Ottavio. La ricca Basilica che oggi si può ammirare è il risultato di ulteriori interventi di abbellimento che ci sono susseguiti praticamente fino a nostri giorni. All'estremo limite meridionale dell'abitato, immediatamente a ridosso della Porta Romana, troviamo la Chiesa di Santa Croce: l'edificio risale probabilmente al secolo X e fu utilizzato come chiesa , cappella d'ospedale ed infine, chiusa al culto, è divenuta Sacrario ai Caduti. L'interno, a navata unica, è reso preziosissimo da cicli di affreschi realizzati in diversi momenti storici (XIII,XV e XVI secolo); dell'antica pavimentazione , invece, non è rimasta traccia alcuna.

 

Il Castello

 

Il più antico documento conservato nell'Archivio Colonna che attesta la signoria di Genazzano è la concordia del 14 dicembre 1277 tra Pietro e Stefano Colonna, "domini castri Genazzani" da una parte, e i "nobiles viri ejusdem castro dictorum dominorum vassalli" dall'altra. Martino V istituisce nel 1427 un fidecommesso di linea mascolina.
 

I suoi fratelli, Giordano, Lorenzo e Giovanni, sono morti, e gli eredi sono i tre figli di Lorenzo, Antonio, Prospero e Adoardo (o Odoardo). Escludendo ovviamente le sorelle martino V costituisce un patrimonio indivisibile da tramandare di primogenito in primogenito in linea maschile, e ripartisce gli altri feudi fra i tre fratelli. Alla morte di Martino V, il nuovo papa Eugenio IV pretende la riconsegna di denari e tesori di proprietà della Santa Sede tenuti dal suo predecessore nel palazzo ai Santi Apostoli, sua dimora abituale, e la restituzione di possedimenti illegittimamente conseguiti da Giordano con l'aiuto del defunto fratello papa.
Il 17 aprile del 1433 Genazzano è teatro dell'assassinio di Stefano Colonna di Palestrina per mano di Salvatore, suo nipote su istigazione di Antonio Colonan di Genazzano. Nel 1433 i Colonna partecipano alla spedizione di Nicolò Fortebraccio. Vengono scomunicati il 9 ottobre.
Successivamente sono assediati in Genazzano dalle truppe di Giovanni Vitelleschi. Il cardinale Prospero, nel suo testamento del 1463 lascia ai fratelli Antonio ed Adoardo in forma indivisa i beni a lui assegnati da Martino V. il 1° dicembre 1465 gli eredi del defunto Odoardo vendono la quarta parte di Marino in qua Includitur La Casteluza ad Anna Colonna, principessa di Taranto. Col 1482 inizia una nuova fase di conflittualità col Papa. Sisto IV è alleato con Venezia in guerra contro gli Este di Ferrara. Alleato degli Este è il re di Napoli, oltre a Firenze e Milano.
Alterne alleanze e scontri si susseguono sino a che i Colonna sono a fianco delle milizie papali quando vengono sconfitte a Montorio il 7 maggio 1486. la pace è sottoscritta l'11 agosto. Iniziata la spedizione francese, i colonna espugnano la roccaforte di Ostia il 18 settembre 1494 occupandola in nome del re di Francia. All'inizio di giugno 1495 Carlo VIII è in ritirata. La lega tra Alessandro VI, Milano, Venezia e re di Spagna induce i Colonna a passare dalla parte di Ferdinando D'Aragona nelle operazioni contro l'armata francese del d'Aubigny, costretta ritirarsi a Gaeta.
La resa di Gaeta avviene all'inizio del 1504. nel 1521 riprendono le ostilità tra Italia, Francia e Spagna. Con la rinuncia delle figlie di Prospero e delle figlie di Marcantonio, Ascanio intorno al 1540 si ritrova saldamente padrone di gran parte del patrimonio Colonna di Genazzano. Delle due linee maschili quella primogenita si è estinta e l'altra da cadetta è così diventata l'unica, ed assomma le prerogative del signore di Genazzano a quelle di duca di Tagliacozzo e Gran Contestabile del regno. Un tale concentramento di titoli, prerogative e terre non si era mai verificato prima: semmai era consuetudine di sventare rafforzamenti di singoli membri della famiglia. A metà marzo del 1941 le milizie guidate da Pier Luigi Farnese occupano lo stato colonnese e cingono d'assedio Paliano. La fortezza presidiata da Fabio Colonna e Tarquinio Conti è espugnata il 26 maggio. Il Papa bandisce i Colonna, ne confisca i beni, fa abbattere le fortificazioni di Marino e di Rocca di Papa e successivamente di Paliano. Ascanio ripara in Abruzzo, nei suoi feudi e successivamente a Venezia. Il 10 novembre 1549 muore Paolo III. Camillo Colonna, figlio di Marcello, recupera i castelli colonnesi militarmente. Ascanio ritorna da Venezia a gennaio del 1550. Il nuovo papa Giulio III concede il perdono, lo reintegra dei possedimenti e lo assolve dalle precedenti censure. Nel 1552 si acuisce lo scontro tra Ascanio ed il figlio erede Marcantonio, alleato con Giovanna D'aragona separatasi da Ascanio. Ascanio disereda il figlio col testamento del 17 dicembre. Un testamento singolare da cui traspare lo stato d'animo accesissimo di Ascanio verso il figlio. Lo stesso testamento verrà poi revocato solo in punto di morte nel 1557. alla morte di Giulio III un nuovo conflitto si scatena tra Marcantonio ed il nuovo papa, Paolo IV. Il 10 maggio 1556 dopo aver emanato bolla di scomunica e di confisca dei beni su Marcantonio Paolo IV crea il ducato di Paliano e lo assegna a suo nipote Giovanni Carafa. Paliano sede fortificata e roccaforte militare dei Colonna diviene quindi sede di uno stato fedele alla Santa Sede. Inizia la guerra tra Chiesa e Spagna. Il duca d'Alba, viceré di Napoli affiancato da Marcantonio, generale delle milizie del regno, penetra nel Lazio da sud il 5 settembre 1556. nel 1557 la pace di Cave sospende ogni conflitto. Marcantonio resta però bandito. Nel 1559 si ha la revoca del bando e la reintegrazione nei possedimenti sebbene anche il nuovo papa Pio IV non voglia cedere sulla fortezza di Paliano. Verrà riconsegnata nel 1561. Con Pio V i rapporti tra i Colonna e la Santa Sede migliorano ulteriormente e nel 1569 il papa erige il principato di Paliano conferendolo a Marcantonio. Genazzano ritorna sede dei Colonna ai tempi del Contestabilino e di Filippo. Nel 1606 sono tre i poli i potere all'interno dei Colonna di Paliano: c'è Marcantonio IV il Contestabilino, il titolare della primogenitura legittima, che è minore di 11 anni e sotto tutela; poi c'è Filippo, unico maschio maggiorenne non ecclesiastico, cui è stato assegnato il principato di Sonnino, quindi un riconoscimento di ruolo vicario, e che risiede abitualmente in Orsogna, in Abruzzo; ed infine c'è il cardinale Ascanio, duca di Marino, capo riconosciuto, nei fatti, del casato, come accade tradizionalmente nella famiglia quando la condizione del primogenito è, per qualche circostanza, debole: così infatti avvenne per Lorenzo pronotario e, in seguito, per Giovanni pronotario e poi cardinale rispetto ai giovanissimi Prospero e Fabrizio. La creazione del ducato di Marino nel 1606 cristallizza la situazione per cui Marino risiede chi ne è il barone. Filippo non sceglie Paliano come residenza abituale per sé e la sua numerosa famiglia, piena di pargoli: Paliano è strutturata come fortezza, con la sua guarnigione militare in pianta stabile, i suoi arsenali di artiglierie e di polveri. Sceglie perciò Genazzano. Il 26 marzo 1639 Filippo fa testamento, muore l'11 aprile. Filippo escogita la primogenitura per escludere in ogni modo il suo primogenito Federico ed affidar il governo della casa a quello che tra i figli certamente mostra e mostrerà grande capacità di governo ed abilità finanziaria. Federico riceve e feudi di Abruzzo e l'appannaggio di 6000 ducati annui per il mantenimento di una compagnia di cavalleggeri. Muore nel settembre del 1641 durante l'assedio di Terragona, nella guerra contro Catalani e francesi. A Federico succede il fratello Marcantonio V. Girolamo è il duca di Marino, ma è anzitutto il capo di casa Colonna e come tale sceglie, come residenza baronale extraurbana, Genazzano. Il testamento del cardinale Girolamo è del 15 ottobre 1664. Nel 1666 Capo del casato diviene Lorenzo D'Onofrio. Filippo il fratello di Lorenzo alterna stabilmente Genazzano e Roma negli anni 1656 e 1667.

 

 

 

 

 

 

 

Il Santuario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Genazzano, nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva già un’antica chiesa del Sec. X.
Nell’anno 1356 la chiesa fu affidata ai religiosi agostiniani.Nell’atto notarile di consegna troviamo che si trattava di una chiesa parrocchiale con il titolo di S. Maria del Buon Consiglio.
Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa ormai fatiscente. Ma, il preventivo di spesa si rilevò insufficiente per portare a termine il progetto. I lavori furono sospesi e la
popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma la Petruccia con serenità diceva loro:  Figlioli miei, non vi preoccupate, perché prima che io muoia (ed era già molto vecchia) la Beata Vergine e S. Agostino porteranno a termine questa chiesa ".

 

 

 

 

 

Non passò un anno dalla predizione perché nel 1467, il 25 di aprile, festa di S. Marco, all’ora del vespro, un’immagine del la beata Vergine divinamente apparve in una parete della chiesa.Grande fu la commozione della popolazione non solo per il prodigioso evento, ma per i tanti miracoli e grazie con i quali la Beata Vergine volle manifestarsi attraverso la sua bellissima Immagine.Il ripetersi di questi fatti consigliò il notaio del paese a trascriverli in apposito registro (Codice del Miracoli).
Dal 27 aprile al 14 agosto sono riportati ben 161 miracoli. Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine.Il papa Paolo II° volle rendersi conto dell’accaduto, e inviò a Genazzano, come suoi osservatori, due vescovi: Gaucerio vescovo di Gap e Nicola vescovo di Faren.Secondo un’antichissima e costante tradizione l’Immagine, portata a Genazzano da mani d’angeli e seguita da due pellegrini di nome Giorgi e De Sclavis, proviene da una chiesa di Scutari in Albania, dove era venerata. Ancora oggi questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, è vivissima presso gli albanesi che, venendo pellegrini al Santuario, invocano Maria con l’antico titolo di "Signora d’Albania".

( tratto dal sito http://www.comune.genazzano.roma.it/index.php  )

 

 

 

 

 

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