COSA VISITARE A FIUMICINO (Roma)

 

I porti imperiali di Claudio e Traiano

Il sistema portuale della città di Roma, per tutta l'età Repubblicana, si componeva di due poli: lo scalo fluviale di Ostia e il Porto do Pozzuoli. Ma entrambi, il secondo perché troppo lontano e difficile da raggiungere, il primo perché troppo piccolo per accogliere le imbarcazioni di grande tonnellaggio, non soddisfacevano le richieste di una città come Roma. Città in piena crescita demografica che cominciava a essere afflitta da problemi di approvvigionamento. Era quindi necessario intervenire per risolvere sia questa problematica che per ovviare alle grandi difficoltà di accesso che la foce del Tevere, l'attuale Fiumara Grande, presentava a causa della formazione di banchi di sabbia formati dalla correnti. e regolarizzare i flussi di piena del fiume per salvaguardare Roma dalle inondazioni.

 

Il Porto di Traiano

La seconda fase del porto, quella che porta il nome di Traiano, è quella più conservata nella sua maestosa bellezza. Il destino del porto di Claudio, oltre che dal problema dell'insabbiamento, fu segnato da un evento particolare di cui ci informa Tacito: nel 62 d.C. una tempesta affondò o rese inservibili almeno 200 imbarcazioni da carico, mentre un altro centinaio, che erano penetrate nel Tevere, andarono perse a causa di un incendio. Questo episodio mise ancora più in evidenza la scarsa affidabilità del porto.

Traiano, nell'ambito della politica di risanamento dei vecchi porti e di impianto dei nuovi, tra il 100 ed il 112 d.C. restaura il Porto di Claudio facendo scavare un secondo bacino interno verso ovest, ampio 33 ettari, di perfetta forma esagonale così da offrire una più ampia possibilità di attracco (l'esagono del bacino aveva lo scopo di facilitare l'approdo e la divisione delle banchine in settori; esso aveva una estensione pari a mq 333.000, in cui ormeggiavano circa 200 navi); vengono costruite due darsene di raccordo con il bacino di Claudio e le strutture interne a completamento del porticato di Claudio con una serie di Magazzini, di edifici residenziali affacciati sul primo bacino ed un ponte di attraversamento della fossa a collegamento con il quartiere di servizio al porto esistente nell’Isola Sacra insieme alla necropoli del territorio. Il tutto si realizza tra il 103 ed il 112 d.C., quando esce una serie di monete che porta sul retro l’immagine del bacino portuale ad esagono e che si riferisce al VI consolato di Traiano del 112 d.C. Gli Antonimi e forse particolarmente Antonino Pio curano con particolare provvidenza il complesso di Porto ma il grande ricostruttore è Settimio Severo; da lui Porto ha uno straordinario potenziamento dei suoi servizi amministrativi: è creato il Procurator Portus Ostiensis, sempre però dipendente dal Procurator Annonae di Ostia che a sua volta dipende dal Procuratore Annonea di Roma. Solo con Costantino agli inizi del IV se. il porto diviene un municipio autonomo con il nome di Civitas Flavia Constantiniana e con questa nuova struttura municipale il Procurator Annonae viene sostituito da un Comes Portus.

 

Il Museo delle Navi

Il Museo delle Navi di Fiumicino, realizzato tra il 1965 e il 1979, ospita una "piccola flotta" di imbarcazioni di età romana composta da quattro navi mercantili, una barca da pesca, e due frammenti di altrettante navi. Queste vennero recuperate in prossimità del molo sinistro del porto. Probabilmente il luogo del ritrovamento era già, nell'antichità, un cimitero per imbarcazioni in disuso. Fu così che fu costituito il museo, dapprima adibito solo alla conservazione dei reperti e poi, nel 1979, aperto al pubblico.

Cinque sono le imbarcazioni esposte, oltre ad oggetti vari legati alla navigazione, come ad esempio una bitta di ormeggio, e altri reperti di vario genere come un capitello di travertino, diversi rilievi, frammenti di un sarcofago e soprattutto un rilievo appartenente alla collezione Torlonia raffigurante il porto con navi in movimento (sec. III d.C.).Tornando alle imbarcazioni, queste si differenziano sia per forma che per caratteristiche costruttive che ne evidenziano le diverse funzioni. Interessante risulta essere la barca da pesca esposta con la numerazione "Fiumicino 5", che presenta, al centro dello scafo, un contenitore - vivario, di forma troncopiramidale con il fondo munito di aperture per permettere all'acqua marina di entrare. Quest'espediente consentiva al pesce appena pescato di essere mantenuto in vita e fresco fino al rientro dell'imbarcazione nel porto.Imbarcazioni simili a questa, soprattutto per quanto riguarda la sua tipologia "a gondola" spinta da un solo rematore in piedi a poppa (come accade oggi nella laguna di Venezia) non sono state ancora rinvenute, ed è per questo motivo che la barca da pesca "Fiumicino 5" rappresenta un unicum nel suo genere. Nel museo è presente un modello ricostruito in scala di questa barca.Le navi "fiumicino 1, 2, 3", anche se di dimensioni diverse, presentano caratteri costruttivi analoghi; queste erano destinate al trasporto fluviale.

 

La Necropoli dell'Isola Sacra o di Porto

La necropoli di Porto è un sepolcreto perfettamente conservato grazie alla secolare opera di insabbiamento del fiume Tevere. Vi si possono ammirare le tombe destinate agli abitanti dell'antica Porto, costruite tra il I ed il III sec. d.C. Il sepolcreto si trova sulla cosiddetta "Isola Sacra". Il nome di questo lembo di terra, bagnato a ovest dal Mar Tirreno, a est e a sud dal braccio naturale del Tevere, a nord da un canale di raccordo tra il fiume ed il mare (Fossa Traiana) scavato da Traiano in occasione della costruzione del Porto, è attestato fin dal VI sec. d.C. e probabilmente è dovuto alla presenza di monumenti cristiani nella zona.

Quest'area comincia la sua trasformazione nel I sec. d.C. quando, per poter rendere più agevoli i collegamenti tra il nuovo Porto di Claudio (41-54 d.C.) e la città di Ostia, venne costruita una strada, la via Flavia-Severiana, che ne attraversava longitudinalmente il territorio. Questa via, conosciuta fin dall' 800, e tutt'oggi ben visibile all'interno dell'area della necropoli: una via a doppia carreggiata, pavimentata per metà con poligoni di selce e per metà con un battuto di ghiaia. Ed è proprio lungo questa via, come è consuetudine presso gli antichi, che il sepolcreto trova la sua collocazione.

La tipologia di costruzione prevalente è la tomba a camera, con pianta rettangolare, coperta da una volte a botte, ad uno o due piani, pavimenti a mosaico all'interno e numerosi elementi decorativi all'esterno. Negli apparati decorativi ritroviamo miti, scene di paesaggio, scene di caccia, elementi floreali. Alcune sepolture presentano due banconi in muratura che fiancheggiano l'ingresso utilizzati per consumare il banchetto funebre.

Oltre a questa tipologia di tomba, detta "familiare" poiché poteva ospitare le spoglie di un intero nucleo familiare, in questo sepolcreto troviamo numerose tombe a cassone, casse in muratura con forma semicilindrica costruite direttamente sul terreno ma rialzate di circa un metro, e tombe composte da due mezze anfore, in quella inferiore era riposto lo scheletro e la parte superiore fungeva da coperchio.
Nella parte meridionale si trova il "campo dei poveri", parte del sepolcreto riservata a ceti meno abbienti in cui si trovano sepolture più semplici come le cosiddette tombe a "cappuccina" composte da semplici tegoloni disposti a spiovente direttamente sopra l'inumato.

La committenza relativa la necropoli (fabbri, acquaioli, mercanti, artigiani in genere) mostra come l'esistenza di questa era strettamente legata all'attività commerciale della città di Porto.

 

La Basilica di S. Ippolito

La Basilica di S. Ippolito si trova in quella parte del territorio chiamata Isola Sacra. Il nome di "Isola Sacra", dato a questo lembo di terra, si vuol far derivare dalla presenza di edifici o costruzioni cristiane, come chiese o cimiteri, dedicati alla memoria dei martiri cristiani. Ma mentre dei diversi martiri portuensi e degli edifici a loro sacri non rimangono che poche iscrizioni frammentarie, abbiamo testimonianze dell'esistenza della basilica di S. Ippolito fino al XV secolo.

Negli anni settanta una campagna di scavi condotta dall' Istituto di Archeologia cristiana dell'Università "La Sapienza di Roma" in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Ostia, ha riportato alla luce i resti della basilica.

La Basilica di S. Ippolito ha un orientamento nord-sud, con l'ingresso rivolto verso Ostia e parallelo alla Via Flavia-Severiana. La basilica era composta da un ampio portico o atrio attraverso il quale si accedeva alla basilica forse dotata, come sembrerebbe testimoniare il ritrovamento delle basi di due colonne che fiancheggiano la soglia, di una triplice apertura (il tribelon o ingresso a polifera). L'interno, che dall'ingresso all'abside misura mt. 35 per una larghezza di mt. 18, era diviso in tre navate tramite due file di 11 colonne ciascuna, di cui sono state rinvenute molte basi; successivamente questi colonnati sono stati chiusi da murature indispensabili per rendere la costruzione più solida.

Nella navata centrale sono stati rinvenuti i resti di una schola cantorum risalente all'inizio del VI secolo circa, mentre nella navata di sinistra si trovava il catino del battistero, di forma cilindrica, e di cui si conservano alcuni gradini di accesso per le immersioni. Nel presbiterio, rialzato da alcuni gradini e rivestito in opus sectile a disegno geometrico, è presente un blocco di muratura che sosteneva la cattedra del seggio vescovile, segno che questa fu la cattedrale della diocesi portuense. Gli ulteriori scavi effettuati alla base del blocco marmoreo hanno portato ad una sorprendente scoperta: un sarcofago che al momento dalla scoperta si trovava sotto i resti di quello che un tempo doveva essere il ciborio dell'altare.

La cassa di marmo gerco, lunga mt. 0,53 e alta 0,51, ha tre lati ornati da strigili e il posteriore a superficie ruvida: la particolare decorazione a strigili è tipica dei sarcofagi del III e IV secolo; sulla fronte abbiano anche, posti agli angoli, due pilastrini con capitelli corinzi a foglie lisce.

S. Ippolito rimase caro ai fedeli per molti secoli, anche quando ormai non vi erano più tracce del suo edificio di culto: di questo si conservava, e si conserva tutt'oggi, solamente il monumentale campanile. La torre campanaria, in cui possiamo ancora intravedere un primo ordine di bifore e tre di trifore, l'ultimo dei quali sorretto da colonnine di marmo veniva a costituire la cella campanaria, si è conservata nel tempo grazie al riuso che ne è stato fatto: fu riutilizzato come torre di segnalamento o di avvistamento in appoggio al torrione di Porto. E per renderla ancora più efficace in questa sua nuova funzione fu rialzato notevolmente al tempo di Gregorio XIII (1572 - 1585).

 

La Fontana delle Cinque Lune

La fontana delle Cinque Lune si trova oggi alla base del serbatoio dell'acqua potabile, ma in origine si trovava a Roma, vicino alle ben più famose fontane di Piazza Navona. Il 25 maggio del 1928, in assenza del governatore di Roma, il suo vice istituì un concorso per la costruzione di dieci fontane artistiche da sostituire alle classiche fontane in ghisa considerate "antiestetiche".

 

( tratto dal sito http://www.prolocofiumicino.it/home2.htm )

 

 

 

 

 

Statistiche web e counter web