LA GASTRONOMIA DI FERENTINO (Frosinone)

 

 

Non c'è bisogno di parlare delle fettuccine " all'ovo ", degli gnocchi o gnocchetti lunghi, della polenta coi silvi e di pietanze come i fegatelli di maiale, il baccalà con le cipolle, le lumache al pomodoro e simili; sono piatti tuttora in vigore e ogni donna di Ferentino li sa convenientemente ammannire.
Ci interessa ricordare invece quei piatti rustici che hanno alimentato generazioni e generazioni e solo qualche anziana prepara ancora, magari una volta l'anno. 

DOLCI TRADIZIONALI  

Siamo ormai abituati in occasione delle feste di Natale e di Pasqua, alla reclame che televisione e giornali fanno a diverse marche di panettoni, pandori e colombe pasquali; non molti anni fa, quando le donne ancora non lavoravano fuori casa, tutte le feste durante l'anno erano occasione per la massaia per dimostrare la sua bravura nel preparare dolci. 

Ogni festa aveva il suo dolce caratteristico; tuttavia in alcune famiglie tuttora si festeggia con dolci tradizionali.

Capodanno: cu lu ciammellu cull'acqua;

Carnevale:    cu gli struffuli;

S.Giuseppe:  cu lu frittellu;

Pasqua: cu lu ciammellu cull'ova, lu pastarellu du mandulu, gli giglietti, gli biscotti, gli ciammullonu, la pizza cu la ricotta, la pizza battuta, la crustata;

Natale: cu lu frittellu, le ciammellu du magru, la pizza crisciuta, gli panpapatu. 

Un altro dolce natalizio che più nessuno usa preparare erano gli quadrucci o quadretti, i quali nonostante venissero preparati come dolce, tanto dolci non erano affatto; infatti gli ingredienti erano : miele, molto pepe e farina.
Non c'era una vera e propria ricetta nel dosare gli ingredienti perché dopo aver preparato la quantità di miele voluta si aggiungeva la farina necessaria a rendere l'impasto molto duro; infine si univa il pepe che non era mai troppo.

Dopo aver preparato l'impasto si faceva una sfoglia, alta circa un centimetro che si tagliava con uno stampo romboidale di metallo o di legno.

Si mettevano poi " gli quadretti " in una teglia, ma prima di essere messi al forno si disegnavano su di essi cuori, fiori, ecc. se non erano già scolpiti sullo stampo. Su alcuni quadretti destinati ad essere regalati a parenti o amici erano disegnate le iniziali del nome di chi li donava.
A cottura ultimata " gli quadretti " erano quasi immangiabili tanto erano duri e pepati, ma così dovevano essere per bere qualche bicchiere di vino in più e stare allegri in compagnia di amici. 

Altri dolci che come " gli quadretti " nessuno più prepara erano " la pupa " e " gli cagliozzu ", questi però erano dolci pasquali destinati ai bambini, precisamente " la pupa " alle bambine, " gli cagliozzu " ai bambini.

Per preparare questi dolci c'era e si conosce tuttora la ricetta sei uova, gr. 600 di farina, gr. 200 di zucchero, un quarto di latte, gr. 200 di strutto, lievito (dose di bicarbonato e ammoniaca, che si prendeva già pronta in farmacia), confettini, tre fagioli e qualche chicco di granturco.

Dopo aver amalgamato i principali ingredienti si dava all'impasto la forma di " Pupa " (Bambola) e di " Cagliozzu " (Galletto).

L'opera delle mamme non finiva qui perché a lavoro ultimato, si poteva notare l'amore che esse mettevano nel curare i minimi particolari. Gli occhi erano costituiti dai fagioli, la pancia da un uovo, che con la cottura, diventava sodo, trattenuto da due bastoncini di pasta intrecciati. Nella bocca del galletto si metteva perfino un chicco di granturco. Infine si spolverava con abbondanti confettini. Bisogna dire che il giorno di Pasqua era una festa per le mamme e per i bambini che aspettavano solo di fare onore ai loro dolci.

 

( tratto dal sito http://www.proloco.ferentino.fr.it/ )

 

 

 

 

 

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