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COSA VEDERE A CORCHIANO (Viterbo)

Il Borgo Medievale
Molto suggestivo è il borgo medievale di
Corciano , arroccato su un alto sperone tufaceo che si affaccia sul Rio Fratta,
del quale è possibile comprendere l’antico assetto percorrendo il dedalo di
vicoli e stradine in pendenza del centro storico. Della rocca, le cui origini
sono da ricondurre all’XI o al XII secolo, si conserva solamente un torrione che
appartiene alla ristrutturazione cinquecentesca dei Farnese.
Giungiamo nella piazza IV novembre antistante il borgo medievale. Sulla sinistra
della piazza troviamo la fontana Farnese a sei cannelle, ristrutturata nel 1661.
Sulla destra,fino al 1979, v'era il palazzo Farnese, costruito dalla potente
famiglia sopra il preesistente castello medievale di Corclanum. Divenuto
fatiscente si preferì abbatterlo e costruirvi un belvedere e un parcheggio. A
testimonianza del castello fu lasciata una parte di torrione.
Da piazza IV novembre saliamo una piccola rampa ed entriamo nel borgo medievale.
Ecco Piazza San Valentino. Fino al 1897 in questa piazza sorgeva la chiesa di
San Valentino in stile romanico, che si preferì abbattere per costruirvi una
fontana mai realizzata. Due capitelli finirono nella chiesa di San Biagio e il
portale alla chiesa di Santa Maria.
Sulla destra della piazza abbiamo il vecchio palazzo comunale, oggi divenuto
sede della biblioteca. Nelle caratteristiche vie notiamo gli stemmi gentilizi
sopra i bei portali, i rustici profferli, le buie arcate.
Se da piazza IV novembre torniamo indietro per via Borgo Umberto I e voltiamo per la piazzetta del mercato, troviamo la chiesa di San Biagio. Fu costruita nel XIV secolo. E' ad una navata, ed è caratterizzata da una serie di affreschi lungo le pareti laterali, tra cui San Giorgio e il drago, e due rappresentazioni di San Biagio, patrono del paese, di cui una con in mano il pettine metallico con il quale veniva torturato. Tra i pittori che hanno lavorato ai dipinti probabilmente anche Lorenzo da Viterbo.
E' forse il monumento corchianese più
importante, oggi visibile, attribuibile alla fase medievale (sia pure finale).
La chiesa, posta al di fuori del centro storico, venne eretta nel XIV secolo, in
onore del santo patrono, ma subì un importante restauro nella seconda metà del
XV secolo, restauro favorito soprattutto dalla generosità del pontefice Paolo II;
certamente vi parteciparono maestranze locali, visto che in quegli anni a
Corchiano vi era una fiorente attività di marmorari nella bottega di Domenico
Cecchi, che aveva lavorato anche a Roma nella chiesa di S. Marco ed a Palazzo
Venezia".
Esternamente la chiesa si presenta in forme semplici, con facciata di forma
quasi quadrata e occhio centrale; sul fianco destro si apre un secondo piccolo
portale.
L’interno, ad una navata, è caratterizzato dalla presenza di affreschi lungo le
pareti laterali.
Sulla parete destra, racchiusi superiormente ed inferiormente da una cornice,
sono tre figure di santi: il primo con spada e falcone potrebbe essere S. Bavone
o S. Giuliano; la seconda è S. Maria Maddalena che reca in mano una pisside; il
terzo è S. Tommaso. A seguire troviamo una scena rappresentante S. Giorgio che
libera la principessa dal drago, un S. Bernardino e, chiusa tra due colonne
scanalate con capitello, una natività (un po' deperita). In quest'ultima va
notata la ricerca prospettica nel tetto della capanna cui si contrappone la
scena superiore, con l'annuncio ai pastori e la città sullo sfondo, entrambi con
caratteri ancora trecenteschi. Subito dopo, anch'esse racchiuse tra due cornici
e lateralmente da una colonna non scanalata, sono due raffigurazioni di S.
Biagio vescovo (da notare in basso il pettine metallico, strumento di tortura
del santo), un tempo affiancate lateralmente da altre figure coperte
successivamente dai nuovi affreschi. Segue un'Annunciazione (fig. 56), con
interessante impostazione prospettica della casa di Maria; al di sotto, una
Madonna con Bambino tra due angeli. Chiudono la parete destra due affreschi del
tutto simili con Madonna in trono con Bambino.
La mensa dell'altare poggia su due capitelli provenienti dalla distrutta chiesa
di san Valentino, mentre nell’abside è un interessante tabernacolo del XV
secolo.
Sulla parete sinistra, partendo dal fondo, una Madonna con Bambino, un santo,
un’altra Madonna con Bambino (tutti poco conservati), S. Giovanni Evangelista,
S. Sebastiano, S. Giacomo maggiore, S. Leonardo. Le figure sono racchiuse da due
cornici ed inquadrate da archetti pensili trilobi, intervallati da valve di
conchiglie. A fianco di S. Leonardo, un pilastro con bel capitello composito.
Nella nicchia successiva, S. Biagio in trono con quattro angeli (fig. 57); nell'arcone,
Cristo benedicente tra due angeli e più in basso, due figure di santi.
Segue un'altra serie di figure, sempre racchiuse tra due cornici e due pilastri,
con archetti trilobi poggianti su candelabri e puttini tra un archetto e
l'altro. Partendo da destra troviamo una Madonna con bambino tra S. Biagio (a
sinistra, con in mano il pettine) e S. Antonio abate (a destra), posti in
posizione privilegiata e rivolti verso la Vergine. In posizione statica e
distaccati dalla scena precedente, sono gli ultimi due santi.
Chiude la decorazione della parete, all'interno di una nicchia ai cui lati sono
altre due figure di santi, una deposizione.
Come già sottolineato in precedenza, non tutti gli affreschi sono coevi, essendo
evidenti anche sovrapposizioni negli intonaci, segno evidente di interventi
successivi.
Il S. Biagio in trono nella parete sinistra e le due rappresentazioni del
medesimo santo, affiancate sulla parete destra, sono stati attribuiti ad Antonio
da Viterbo e sono databili intorno al 1460, pochi anni prima del restauro della
chiesa, favorito da Paolo II.
Col restauro, avvenuto dopo il 1466, venne rinnovata quasi del tutto anche la
decorazione pittorica affidata a Pancrazio Jacovetti da Calvi, autore di quasi
tutti i restanti affreschi; l'artista ha lasciato anche la sua firma (oggi poco
leggibile) al di sotto dell'angelo orante, posto alla destra della Madonna con
Bambino, sotto l'annunciazione della parete destra.
Successive all'intervento dello Jacovetti, sembrano essere infine le tre
raffigurazioni di santi all'inizio della parete destra; esse infatti si
differenziano stilisticamente dagli altri affreschi ed inoltre non rispettano la
divisione degli spazi, così come era stata approntata dallo stesso jacovetti,
con la cornice architettonica ed i pilastri con i capitelli (si noti in
particolare lo spazio vuoto rimasto tra la figura
Percorriamo a ritroso via di Sant'Antonio, giriamo quindi a destra e poi a sinistra, fino all'incrocio con la via vignanellese. Ci troviamo di fronte il giardinetto con il monumento del cannone. Proprio sulla destra si apre uno spiazzo e una via che brevemente conduce alla chiesa di Sant'Egidio. Risale al XVI secolo. E' ad una navata; il soffitto a capriate. Gli affreschi, attribuiti ai Torresani, presentano nell'abside una Crocifissione con due santi, di cui uno probabilmente sant'Egidio.
Visibilmente rimaneggiata nel XVI secolo, ha
un’origine certamente più antica, testimoniata tra l’altro dall’oculo della
facciata e dalle sei finestrelle con arco a tutto sesto visibili sui lati .
Impostata su una sola navata, la chiesa si conclude con un abside semicircolare
su cui è impiantato un campanile a vela. Un restauro recente ha messo in vista
la struttura muraria, che presenta blocchi di tufo tagliati irregolarmente e
rincalzi di laterizi. Il portale della facciata, in peperino, con stipiti
modanati riporta un’iscrizione centrale (EX ELEMOSLNIS 1576) inquadrata da due
grifi in posizione arai-dica. La monofora a tutto sesto, i cui stipiti sono
arricchiti da motivi decorativi, porta sull’archivolto l’iscrizione: BEATI QVI
ALDIVVERBV DEI ECVS. L’interno, con soffitto a capriate, presenta le pareti.
l’abside ed il presbiterio ornati da affreschi attributi a Bartolomeo Torresani:
sulla parete destra, S. Rocco (molto deteriorato) e S. Marco; sulla parete
sinistra, un santo francescano e S. Antonio abate; nell’abside, crocifissione
con santi e, al di sotto, due santi ai lati di un’edicola con dipinto
raffigurante probabilmente S. Egidio (sull’edicola, modanata ed ornata da motivi
decorativi, l’iscrizione EX ELEMOSINIS MDX); a sinistra dell’abside, S. Rocco.
Da piazza IV novembre prendiamo via Napoleone e troviamo poco dopo la chiesa, di fronte al vecchio palazzo delle Suore. All'interno v'è un bel ciborio marmoreo con bassorilievi e un fonte battesimale poggiante su un capitello romano. Si dice anche che vi siano conservate alcune ossa di San Valentino.
Usciamo dalla piazzetta del mercato e voltiamo a sinistra. Percorriamo un breve tratto della via Borgo Umberto I e poi giriamo a destra, in via di Sant'Antonio. La chiesa è in fondo alla via, a sinistra. Costruita nel 1428. E' in stile romanico. Presenta all'interno il bel dipinto della deposizione di Gesù, di autore incerto.
Torniamo stilla strada vignanellese. All'altezza degli impianti sportivi giriamo a sinistra per Fabrica di Roma. Alla fine della ripida discesa troviamo la chiesa rinascimentale attribuita a Giuliano da Sangallo. Risale al XV secolo. Quattro colonne di peperino, di fronte alla facciata, dovevano formare le basi di un portico. Il portale centrale è finemente decorato. L'interno è a tre navate. Il soffitto è a capriate. Nella navata centrale abbiamo l'altare maggiore in stile barocco. Nella navata destra è la Cappella del Paradiso, adorna di affreschi della vita della Vergine attribuiti ai Torresani.
( tratto dal sito http://www.comune.corchiano.vt.it/ )