COSA VEDERE A CERVETERI (Roma)

 

La Rocca

La Rocca è il centro della Cerveteri Medievale e comprende, oltre al castello vero e proprio, la parte che originariamente ne costituiva il Borgo antico, da tempo denominato Boccetta. Già dall’XI secolo ci appare ben munita di mura merlate, tuttora esistenti, che corrono lungo il perimetro dello sperone tufaceo su cui sorge.Nella zona della Boccetta, situata più in basso del Castello, vi è quello che rimane di un’antica torre di avvistamento con base circolare, che domina una grande porzione di territorio e di mare. La situazione attuale della rocca non è più quella originaria, avendo perso nel corso degli anni il suo aspetto di borgo fortificato. Comunque al suo interno, sono ancora conservati quei monumenti e quelle chiese che hanno accompagnato la storia della città.  

Santa Maria Maggiore

Cinque arcate dalla controfacciata raggiungono la zona absidale che è sormontata da un rosone. Le colonne presentano caratteri molti diversi l’una dall’altra, per cui è facile supporre che si tratti di materiale di spoglio proveniente da edifici del medio e tardo impero. A circa 60 cm sotto l’attuale piano di calpestio, sono stati rinvenuti e recuperati frammenti di pavimento cosmatesco. Cinque arcate dalla controfacciata raggiungono la zona absidale che è sormontata da un rosone. Le colonne presentano caratteri molti diversi l’una dall’altra, per cui è facile supporre che si tratti di materiale di spoglio proveniente da edifici del medio e tardo impero. A circa 60 cm sotto l’attuale piano di calpestio, sono stati rinvenuti e recuperati frammenti di pavimento cosmatesco. La facciata presenta chiari e visibili rimaneggiamenti che, nel corso del tempo, ne hanno cambiato l’assetto originario. Due ingressi, uno maggiore e l’altro più piccolo, danno rispettivamente nella navata centrale e in quella laterale di destra. A causa della mancanza di notizie storiche, antecedenti al 1492, anno in cui la chiesa fu restaurata in alcuni punti, è difficile stabilire con esattezza il periodo della sua fondazione, che comunque viene individuato e collocato intorno al Mille.

Palazzo Ruspali

L’attuale sistemazione risale al 1533, quando la famiglia Orsini  ricostruì le mura e il palazzo baronale. Le finestre e il portale seguono una tipologia cinquecentesca con arco a tutto sesto, mentre il portico e la loggia risalgono presumibilmente al  17° secolo. L’edificio, costruito sui resti delle antiche mura castellane, ha sfruttato e ampliato lo spazio destinato  ad una delle antiche torri di guardia medievali. Con l’arrivo della famiglia Ruspoli subisce ulteriori modifiche sia interne che esterne. Nel 1760 il cardinale Acciupidi autorizza la realizzazione di un passetto che lo collega alla chiesa di Santa Maria Maggiore, che diviene una vera e propria cappella palatina.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Si tratta di una piccola chiesa eretta intorno all’XI secolo, prossima alla cerchia delle mura ed è molto probabile che originariamente facesse parte di un complesso monastico. Nelle strette vicinanze vi è la presenza di un moncone di torre (forse campanaria), oggi sommariamente restaurata. All’esterno è preceduta da una breve scalinata che porta ad un terrazzo antistante la facciata con ingresso unico. L’interno si presenta a tre navate, la centrale è caratterizzata da una controsoffittatura a differenza delle laterali che hanno una copertura a botte. Le pareti e i pilastri di divisione delle navate sono dipinti in modo da simulare un rivestimento a lastre di travertino bianco grigiastre. Nella controfacciata, lungo la parete laterale di sinistra,  nell’invaso dell’unica abside e su un pilastro, durante i lavori di restauro nei primi anni ’90, sono affiorate tracce e brani di affreschi di epoche e qualità differenti, che vanno dal XIV al XVI secolo circa.  Critici quali Federico Zeri e Antonio Pinelli, hanno riconosciuto in un affresco, raffigurante una Madonna in trono con Bambino tra due Santi, la mano del pittore Lorenzo da Viterbo, datando l’opera al 1472. Una grande figura del Salvatore tra le schiere celesti, campeggia nel catino absidale. Sopra l’altare maggiore vi è la statua lignea del Santo titolare, presumibilmente settecentesca.

Fontana del Mascherone

Situata nell’attuale piazza Risorgimento, venne costruita nel 1881. Ha una struttura architettonica a facciata scandita su due livelli, il più alto, concluso da un timpano semicircolare, ospita un orologio. La porta inferiore, con parete a bugnato, racchiude tra due colonne addossate la fontana vera e propria, inserita in una nicchia ad arco. E’ caratterizzata da un mascherone e due animali marini ai lati che gettano acqua nella vasca sottostante. Al di sopra vi è lo stemma della città e una lapide marmorea incisa, che celebra il ritrovamento delle antiche falde acquifere etrusche di Cerveteri e la data di costruzione della stessa.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Lasciando il centro storico e salendo per via Sant’Angelo, si raggiunge la chiesa e convento di San Michele Arcangelo. Fu fondato alla fine del ‘400 dai Padri Agostiniani. Si presentava all’esterno cinto da mura: lungo i lati non protetti ha un campanile il laterizio ed è dotato di un chiostro  porticato da un solo lato. La chiesa è a pianta unica con volta a botte ed arco trionfale, che si apre su di un’abside quadrangolare con copertura a crociera. Lo spazio all’interno è scandito dalla presenza di paraste che modulano l’ambiente in 3 campate ideali. Due altari alle pareti laterali si fronteggiano al centro della navata e sopra di essi sono collocate due interessanti tele raffiguranti scene della vita di Sant’Agostino. Al Centro della parete dell’abside vi è una tela con San Michele Arcangelo che sconfigge Satana. Ai lati di questa, in una pittura murale, sono raffigurati Sant’Agostino e Santa Monica; il tutto sovrasta l’altare centrale.

Il Granarone

Quasi fuori dell’abitato odierno, nei pressi del Cimitero vecchio, si trova il Granarone. E’ un grande edificio posto in una posizione dominante, in uno dei punti più elevati del paese. Venne fatto costruire dalla famiglia Ruspoli sul finire del XVII secolo e l’inizio del XVIII. E’ costituito da un corpo di fabbrica compatto a tre piani, con una zona più elevata a guisa di torre. Il piano terreno ha una copertura a volta ed è dotato di una via di accesso che consentiva ai carri, carichi di granaglie, di arrivare fino all’ultimo piano. Era utilizzato come deposito di cereali ricevuti in pagamento dagli affittuari del latifondo.

Il Sasso

Segni tangibili del periodo medievale risalgono al XII secolo. Un primo castello era posizionato in un luogo più basso rispetto a quello odierno, ma ora ne rimangono solo poche tracce. L’attuale casale o palazzo baronale è circondato da numerose abitazioni e dalla chiesa di Santa Croce, da cui prende il nome la piazzetta antistante. Il complesso ha un impianto cinquecentesco, voluto dalla famiglia Patrizi: vi è un cortile a croce diviso in due parti, costruito intorno ad una torre di accesso. La principale si apre tra le mura merlate ed è sormontata dallo stemma araldico dei proprietari. L’edificio ha un cortile interno con portico e giardino. La chiesa di modeste dimensioni fu fondata dal marchese Filippo Patrizi nel 16° secolo ed è ad aula unica con una piccola campana sul fronte. La cappella della Madonna è stata aggiunta nel 1642.  

Chiesa Santa Maria dei Canneti

Il complesso di Santa Maria dei Canneti è situato al di fuori dell’originario nucleo urbano di Cerveteri, nella parte bassa del paese, lungo la via Settevene Palo. Il suo nome deriva dal luogo in cui sorge, poiché era particolarmente acquitrinoso e ricco di canneti. Le prime notizie storiche ad esso relative risalgono al XIII secolo, ma la sua origine è sicuramente più antica. Nel 1400 l’amministrazione del Convento era affidata a monaci Agostiniani che avevano il compito di prestare soccorso agli abitanti nei casi di malaria. La sua costruzione doveva svolgere una funzione di protezione divina. Nel XVII secolo fu aggiunto sul retro della Chiesa un campanile, la cui cupola, per la sua forma, costituisce un unicum nella città. La chiesa, di dimensioni ridotte, è inglobata in una cinta muraria che racchiude anche altri edifici. E’ a pianta unica con due piccole cappelle laterali. Interessante quella di destra, dov’è una pittura murale che rappresenta Sant’Antonio da Padova: la realizzazione è posteriore al 1736, poiché in quest’anno le mura del convento risultano molto rovinate e cadenti. L’altare è addossato alla parete di fondo inserito in un’arcata riccamente stuccata e decorata  con scene di vita della Vergine. La facciata, con tetto a capanna, ha un unico ingresso e tre finestre che si dispongono intorno ad esso. L’aspetto attuale è frutto degli ultimi restauri, eseguiti nel 1987.

Museo di Villa Giulia

Ricavato all'interno della Villa voluta da Giovanni Maria Ciocchi Del Monte, eletto Papa col nome di Giulio III nel 1550, il Museo raccoglie gran parte dei materiali della civiltà etrusca, rinvenuti durante le ricerche e le campagne di scavo o anche provenienti da collezioni private, come per esempio la ben nota Collezione Augusto Castellani ceduta nel gennaio del 1919 ed esposta, assieme ad altre, con nuove soluzioni dal dicembre del 1999. La grande quantità dei materiali e la loro varietà fanno del Museo uno dei migliori esempi di esposizione scientifica e didattica della cultura etrusca, dai primordi villanoviani alia conquista romana. Emergono per importanza e notorietà, il "sarcofago" degli Sposi, capolavoro della coroplastica ceretana della fine del VI secolo a.C.; il gruppo scultoreo con Apollo, Eracle ed Hermes che decorava la sommità del santuario di Portonaccio a Veio; le note lamine auree di Pyrgi, testimonianza fondamentale dei rapporti intercorrenti tra Caere e Cartagine intorno al 500 a.C., o, ancora da Pyrgi l'altorilievo frontonale proveniente dal tempio A e raffigurante un episodio del mito dei "Sette a Tebe", da poco restaurato e restituito nella sua integrale bellezza. La stessa villa, inoltre, e stata oggetto tra il 1998 e il 1999 di lavori di restauro architettonico che, a loro volta, hanno completato il progetto iniziato nel 1995 e "finalizzato al riordinamento scientifico e alfa riapertura di ampi settori del Museo, da anni chiusi al pubblico.

La Necropoli della Banditaccia

Di un’estensione che copre circa 10 ettari, la necropoli della Banditaccia si compone di quasi 400 sepolture, che si riferiscono a un arco cronologico piuttosto ampio, compreso tra l’VIII e il II secolo a.C. L’area offre, pertanto, la possibilità di seguire i mutamenti della tipologia di sepoltura per un periodo di circa sei secoli e, con essa, l’evolversi della mentalità, delle credenze e, più in generale, della cultura etrusca di Cerveteri. La visita si presenta, peraltro, come una piacevole passeggiata in un parco suggestivo e arricchito, nella sua bellezza, dalla crescita di vegetazione spontanea, dalle antiche strade e dai viottoli che si inerpicano tra le sepolture. L’impressione è quella di trovarsi all’interno di una città, organizzata secondo canoni che ne prevedono la divisione in isolati, tagliati da strade principali e da vie secondarie, lungo le quali si articolano le tombe che, già dall’’aspetto esterno, ricordano la struttura e la fisionomia delle abitazioni. Esso si caratterizza per la particolare decorazione della camera funeraria, impreziosita da rilievi in stucco dipinto che riproducono, in linea di massima, oggetti d’uso quotidiano (armi, utensili di utilizzo domestico) e figure di dèmoni. Appartenuto alla famiglia Matuna (lo attestano le iscrizioni dipinte all’interno e quelle incise su due cippi anch’essi conservati dentro la tomba), l’ipogeo rappresenta un unicum tra le testimonianze funerarie non solo ceretane ma etrusche in genere, e ci mostra quanto fosse viva la cultura locale anche in tempi in cui Roma stava ormai prendendo il sopravvento su tutta l’Italia centrale.

I grandi tumuli e le tombe del Comune

Visitabili solo in due momenti della giornata, ad orari fissi, sono i Tumuli esterni al recinto della Banditaccia (per informazioni ci si può rivolgere direttamente alla biglietteria). Splendidi esempi di edilizia funeraria, essi si caratterizzano per la monumentalità delle strutture e per l’abbondanza degli elementi decorativi. Caratteristica è la c.d. Tomba degli Scudi e delle Sedie, adornata sulle pareti da motivi a bassorilievo, interpretati come scudi da parata simbolo di una famiglia aristocratica della metà circa del VI secolo a.C.

Sono invece accessibili solo previo permesso da parte della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale le c.d. Tombe del Comune. Si tratta di cinque ipogei gentilizi di età ellenistica che, simili per struttura e disposizione interna alla tomba dei Rilievi e inquadrabili tra il IV e il III secolo a.C., sono disposti in un’area apposita subito a ovest del recinto. Tra di essi emerge per particolarità la Tomba dei Tarquinii (anche detta Tomba delle Iscrizioni): la sepoltura si articola su due livelli e ha restituito circa cinquanta iscrizioni che ne attestano l’uso per diverse generazioni. 

In prossimità del declivio occidentale del pianoro, si conserva invece, pur in condizioni non ottimali, un piccolo tumulo della fine del VII secolo. Esso comprende un’unica tomba, piuttosto originale per conformazione. Si tratta della c.d. Tomba delle Cinque Sedie, il cui nome deriva dalla presenza di cinque seggi con spalliera e poggiapiedi collocati lungo la parete di sinistra del sepolcro: su di essi dovevano trovarsi cinque statuette, interpretabili come figure di antenati, atte ad accogliere i defunti e a partecipare con loro al banchetto nell’aldilà.

Le altre necropoli

La ricchezza della necropoli della Banditaccia è completata dalle aree funerarie del Sorbo, di Ripa Sant’Angelo e di Monte Abatone. Difficili da visitare a causa dello stato di conservazione delle sepolture, della crescita della vegetazione (soprattutto nelle ultime due) e per i non agevoli spostamenti sul luogo, esse coprono un arco cronologico piuttosto esteso, che si riferisce a gran parte della storia etrusca di Caere, con abbondanti testimonianze riportabili alla fase villanoviana e a quella orientalizzante (necropoli del Sorbo e Tomba Regolini Galassi).

Di particolare suggestione è certamente l’area funeraria in località Sant’Angelo: il complesso qui messo in luce si caratterizza per la presenza di ipogei aperti, su diversi livelli, lungo le pareti rocciose verticali, con facciate realizzate a finte architetture. Sul pianoro di Monte Abatone, l’itinerario può invece concentrarsi sulla visita della Tomba Campana e della Tomba Torlonia, entrambe con una struttura originale non rintracciabile nelle altre aree archeologiche di Cerveteri.

Area sacra di Pyrgi e Antiquarium

Lungo la costa, sulla via Aurelia in località S. Severa, si conservano i resti dell’antica Pyrgi, ricordata da diverse fonti classiche come il porto di Caere. L’insediamento, visitabile solo previa richiesta, è conosciuto soprattutto grazie al rinvenimento di due complessi templari, i quali hanno restituito moltissime varietà di materiali, dagli ex voto fittili al ben noto gruppo scultoreo con Tideo e Melanippo, che doveva decorare il frontone del c.d. tempio A.
 Altrettanto note sono le importanti lamine d’oro iscritte, due in etrusco e una in fenicio, provenienti dal tempio B e attestanti gli ottimi rapporti che intercorrevano tra Caere e Cartagine intorno alla fine del VI secolo a.C.

Se parte del materiale pyrgense è attualmente conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, molti dei reperti provenienti dallo scavo dei due templi hanno trovato collocazione nel piccolo Antiquarium, ricavato in prossimità del castello di S. Severa. Esso, seppure piuttosto modesto per dimensioni, rappresenta un ottimo supporto didattico e scientifico alla visita dell’area archeologica.

Acque Ceretane

Il complesso termale noto dalle fonti classiche col nome di Aquae Ceretane venne riconosciuto nell’estate del 1988 in località Sasso di Furbara, a pochi chilometri dalla via Aurelia. Si tratta di un ampio impianto composto da diversi edifici (caldarium, tepidarium e ambienti di servizio) e connesso a una serie di culti legati, naturalmente, alle acque salutari: una dedica incisa su cippo di marmo si apre con l’espressione “A Giove e ad Ercole delle Terme Ceretane”. Attualmente l’insediamento non è visitabile agevolmente, essendo su terreno privato e a causa dei lavori di manutenzione e di consolidamento dell’area.

L'apertura, del tutto straordinaria,  può essere concordata telefonando alla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale.

 

( tratto dal sito http://www.comune.cerveteri.rm.it/ )

 

 

 

 

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