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COSA VISITARE A CERVARO (Frosinone)

Santuario Maria SS.ma de' Piternis
Il santuario de' Piternis non è solo una chiesa ove si svolgono le consuete funzioni religiose, ma è il simbolo stesso della religiosità dei Cervaresi, che in nome della Madonna, immortalano i momenti più importanti della loro vita.Se si considera poi che siamo ormai giunti alla vigilia del Giubileo, è doveroso dar risalto a questa chiesa, recentemente elevata a dignità di "Santuario diocesano", che si colloca territorialmente sulla strada che porta a Viticuso, ricca di oliveti in una zona arieggiata ed amena, alle pendici del monte Aquilone, nell'estrema propaggine del basso Lazio, quale punto d'incontro di diverse culture, abitudini e linguaggi del Lazio, dell'Abruzzo e della Campania, accomunati dalla stessa fede religiosa per i santuari mariani. Anello conduttore di questa diffusa religiosità è stata senza dubbio l'opera dei monaci di Montecassino, che non hanno solo il merito di aver fatto progredire tutta la zona del Cassinate con l'apporto della loro cultura e del loro lavoro. Diciamo solo brevemente che la presenza del Sindaco in Cervaro ha le sue origini libertarie dalle concessioni dall'Abate Rainaldo nel 1142. Le origini del santuario risalgono alla fine del XIV secolo, come risulta da alcuni scritti dall'Abate cassinese E. Tomacelli del 1399, in cui si parla di moltissimi miracoli che avvenivano presso l'immagine della beata Maria de' Piternis, in seguito ai quali l'Abate si adoperò, con il concorso dei fedeli, per l'edificazione in loco di una chiesa da unire alle altre già esistenti in Cervaro, la chiesa di Santa Maria Maggiore o chiesa "Matrix" e di San Paolo che dal Papa Innocenzo III ebbe nel XII secolo la Bolla di riconoscimento di chiesa paritaria a quella di Santa Maria Maggiore. Il nome "de' Paternis" è i realtà una derivazione impropria del termine "de Pipernis". La chiesa fu anticamente chiamata così perché probabilmente di derivazione della parola "piperno", che è una pietra che si trova in zona e anche nei paesi limitrofi, come a Priverno e a Napoli, così che il "de' Pipernis" potrebbe spiegarsi come chiesa scaturita dalle pietre - piperno. La maiuscola poi "Pipernis" si potrebbe intendere col fatto che la zona è diventata sacra per l'apparizione della Madonna in loco con la conseguente preziosità e delle pietre. A testimonianza di quanto detto troviamo nell'unica campana del campanile del santuario, fusa nella rinomata Agnone, la scritta: "S.M. de' Piipernis protege nos ubique et sempre". Ma non mancano iscrizioni antiche in cui compare il nome Piternis. Il santuario è stato nel corso dei secoli oggetto di culto e di devozione profonda da parte del clero locale e dei fedeli di Cervaro. I festeggiamenti si sono fatti sempre l'8 settembre, coincidendo nella domenica dopo l'Ascensione, durante la quale si fermano ogni attività lavorativa di tutti, dopo i riti religiosi in chiesa, si davano convegno nella piazza principale del paese per rendere omaggio, anche con luminarie spari ed altro, alla loro Madonna.
Gli ultimi eventi bellici hanno, tra l'altro, compromesso gravemente la stabilità dell'edificio religioso e, nonostante che voci autorevoli locali ne chiedessero il rifacimento, esso è stato per molti anni quasi del tutto abbandonato anche per l'assenza in loco di custodi, sempre difficili da reperire o da mantenere. La stessa presenza in Cervaro di un solo sacerdote, colpa da addebitarsi esclusivamente alla mancanza di vocazioni, non ha certo favorito l'interesse per la ricostruzione del Santuario, consapevoli come siamo che un sacerdote non può avere il dolo dell'ubiquità, stando il fatto che il Santuario dista non poco dalle altre due chiese principali di Cervaro centro. Ma la fede adamantina e il contributo monetario dei Cervaresi, sorretti dall'opera infaticabile del compianto Don Angelo Pantoni, monaco cassinese, hanno favorito i lavori di rifacimento del Santuario durante i quali sono venuti alla luce gli affreschi di notevole interesse artistico. La chiesa è stata consacrata da S. E. Ildefonso Rea, Abate di Montecassino e Ordinario della Diocesi di Montecassino, il 7 settembre del 1970 con il concorso di una folta rappresentanza del popolo cervarese fastante. Un'ampia e minuziosa descrizione della risorta chiesa del punto di vista architettonico ed artistico è stata fatta dallo stesso monaco cassinese con una tale dovizia di particolari che nulla possiamo o sappiano aggiungere alle "Notizie storiche" in più capitoli riguardanti Cervaro in Bollettino diocesano (1969-70) A quanto già scritto dall'illustre cassinese, aggiungiamo solo che gli affreschi dell'abside - con il Cristo pantocratore che tiene in mano un libro aperto con le lettere dell'alfa e dell'omega, inizio e fine di tutto, con a lato la figura di Pietro e Paolo e gli agnelli reggenti i ceri, simbolo della fede, e nel tamburo una serie di santi venerati in Cervaro e dintorni - sono da attribuire alla scuola dei discepoli di Giotto. E' quanto hanno sostenuto alcuni studiosi della Sovrintendenza alle Belle Arti che, conformemente all'impulso dato da leggi regionali circa la valorizzazione del patrimonio artistico regionale, si sono recati nel Santuario per rifare in bello stile soprattutto il volto del Cristo, assai rovinato durante il restauro della chiesa, e di altre figure dell'abside dell'altare principale della chiesa. Se ciò si aggiunge il lavoro di rifinitura fatto nella volta della navata principale del compianto maestro cervarese Lorenzo Leone, si può concludere che il Santuario che il Santuario è oggi ben conservato. L'opera poi di valorizzazione del Santuario promossa con religiosa insistenza dal nuovo Parroco Don Domenico lascia ben sperare per il futuro. Ma al di là della conservazione dell'edificio, impresa non facile sia per l'opera distruttrice del tempo sia per la mancanza di custodi, rimane il fatto che il Santuario de' Piternis è un luogo di culto particolarmente caro, forse il luogo più sacro dei Cervaresi che anche in terra straniera, ove sono andati per motivi di lavoro, ricordano il Santuario portando nei loro portafogli l'effigie della Madonna col bambino con l'invocazione alla Stessa del sacerdote cervarese Don Celestino Paolozzi e non a caso nel Santuario i Cervaresi celebrano i loro momenti più belli, come appunto il giorno del matrimonio, sotto la protezione della Madonna "ubique et semper".
Il Castello di Trocchio
Il Castello di Trocchio rappresenta, nella zona di Cervaro a valle della Casilina, la testimonianza storica più tangibile del territorio. Esso crea, con il luogo in cui sorge, un rapporto talmente radicato da far pensare quasi inevitabile la sua presenza, come fosse parte integrante del paesaggio. Situato ad oltre 400 metri di altezza, alla sommità di una vertiginosa gobba rocciosa del monte omonimo, palesa al primo sguardo la sua eccezionale posizione strategica, che ne fa il dominatore della fertile vallata sotto stante e dell'importante passo di Pastenelle, tanto da costituire un vero e proprio antemurale dell' abbazia di Montecassino verso il sud. La prima testimonianza storica del Castello di Trocchio si rinviene in un documento di conferma dei beni per il Monastero di Montecassino, sottoscritto dal papa Vittore Il (1055 - 1057). In questo documento Trocchio viene menzionato con il nome di "Turruculum" ma successivamente, almeno dall'XI al XIII secolo, il toponimo ricorre, con diverse variazioni, in vari diplomi e privilegi concessi da imperatori e papi. Comunque, la radice del nome antico contiene un evidente riferimento alla costruzione originaria del Castello di Trocchio, che molto probabilmente consisteva in una torre a pianta quadrata, inclusa in una piccola cinta muraria, secondo un modello ricorrente nella tipologia del primitivo castello medievale. Per la storia, le vicende del castello - che costituiva uno dei punti nevralgici della terra di San Benedetto - sono intimamente legate all'abbazia. Nell'agitato periodo dell'età medievale si rinvengono numerose testimonianze dell'esistenza di popolazioni in tutta la località chiamata Trocchio, che, dal 1601, decimate dalla peste, decisero di abbandonare l'antico castello e di unirsi alla contigua Cervaro. Da quell'anno l'università di Cervaro prese il nome di Cervaro - Trocchio: infatti lo stemma presenta le iniziali "C" e "T", che secondo la tradizione storica indicherebbero appunto "Cerbarium" e "Turruculum". Oggi il Castello si presenta per larga parte diruto, pur conservando resti imponenti, che permettono di ipotizzare facilmente l'impianto generale originario.
Notiamo, infatti, la posizione baricentrica della robusta torre quadrata (il mastio), sopravvissuta al tempo per tutto il piano/cisterna, atto a raccogliere l'acqua piovana, e che costituiva il fulcro del sistema difensivo del castrum, che si svolge in forma vagamente circolare, sfruttando al massimo le asperità naturali del luogo. Nel giro delle mura, ancora in buono stato di conservazione, si apre un'unica porta, di tipo sceo, da cui si accede da una rampa in salita, addossata al lato destro della struttura muraria, dotata di feritoie per permettere ai soldati di colpire il fianco destro degli invasori non protetto dallo scudo.
Entrando tra le mura, ci immettiamo in una sorta di corridoio che, in un sistema di difese progressive, costituiva anch' esso un passaggio obbligato per i nemici, esposti al fuoco dei difensori dalle circostanti mura, che qui conservano sia il cammino di ronda che le merlature. Al disopra si erge l' essenziale mole quadrata del mastio, che era facilmente isolabile e quindi atto ad una difesa ad oltranza.
( tratto dal sito http://www.comune.cervaro.fr.it/ )