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COSA VEDERE A CASTEL SANT'ELIA (Viterbo)

Basilica di S. Elia
La Basilica Sant'Elia sorge su un
ripiano nella grande ansa che si apre tra lo scoglio di S. Anna ed il ciglione
di S. Michele, al centro della Valle Suppentonia. Il tempio, monumento
nazionale, è in puro stile romanico, con presenze di elementi di origine
lombarda.
Una tradizione
millenaria vuole che la chiesa sorga nel
luogo dove l'imperatore Nerone fece innalzare un Tempio a Diana Cacciatrice, e
che, già nel periodo etrusco, qui sorgesse un Delubro dedicato a Pico Marzio.
La prima notizia relativa alla Basilica ci perviene dai "Dialoghi di Gregorio
magno", anche se scarse sono le notizie tratte dai documenti, si può
ipotizzare, dai numerosi ritrovamenti, che il periodo di massimo splendore della
Basilica si ebbe intorno al sec. IX. Durante il IV e V secolo compare il
fenomeno della vita eremitica in abitazioni rupestri. La valle Suppentonia che
accoglie la Basilica ospitò i primi Anacoreti che introdussero la vita
religiosa in occidente. Grazie alle varie bolle papali si può ricostruire la
storia della Basilica. Le prime notizie risalgono al 1076 con la citazione di
Gregorio VII, segue quella di "Bonifacio Abbati S. Heliae Fellerensis".
Innocenzo III annovera la Basilica nel
1211 tra le proprietà di S. Paolo fuori le mura. Nel 1258 Alessandro IV con una
bolla ne decreta il passaggio ai Canonici di S. Pietro in Sassia, i quali,
successivamente, aggiunsero la torre campanaria. Nel 1540 Paolo III donava la
Basilica al nipote Pier Luigi Farnese, i Canonici ebbero in permuta la tenuta di
S. Marinella. Durante il periodo Farnesiano (1540/1649) furono apportate
numerose riparazioni tra le quali da ricordare la ricostruzione della parete
laterale di sinistra del 1607, conseguente alla caduta di un masso staccatosi
dalla parete tufacea della rupe.
Conseguentemente all'apertura della nuova
chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate e al passaggio della Basilica alla Regia
Camera Apostolica iniziò il periodo di decadenza. La situazione di abbandono e
di fatiscenza si protrasse fino al 1855 data del crollo del campanile. Sotto il
pontificato di Pio IX e per l'interessamento della stessa popolazione
l'accademia di archeologia cristiana incaricò l'arch. V. Vespignani del
progetto di restauro, che si concluse con la realizzazione del cimitero
nell'area dell'ex monastero.
Alla fine del 1960 venne restaurata
l'intera superficie, successivamente venne completamente rifatta la copertura
della chiesa e realizzato l'attuale pavimento in acciottolata delimitato da
reperti archeologici romani. Nel 1994 si restaurarono le superfici scultoree dei
portali della facciata. Il restauro consentì di consolidare il portale
principale e di rimuovere lo strato di licheni e muschio ivi formatosi,
riportando alla luce le decorazioni scultoree.
Facciata
La facciata della Basilica risale al XII sec. segue la forma delle facciate affiancate da ali laterali. Presenta nella parte superiore la decorazione delle arcatelle pensili. La semplice facciata è adorna di tre portali: il destro, in corrispondenza della lunetta, presenta una decorazione pittorica, quello sinistro e il portale centrale sono stati realizzati con frammenti di marmo, forse appartenenti alla primitiva Basilica. In alto lateralmente al portone centrale emergono dalla facciata le due Teste di Arieti simbolo del verbo cristiano: quella di sinistra, più elegante assiste alla negatività delle scene sottostanti; quella di destra appagata dalla visione benefica. Il prospetto principale comprendeva anche una torre campanaria come evidenzia la rappresentazione del Fries.
Interno Basilica
L'impianto planimetrico della Basilica di S. Elia, è costituito da tre navate e
da un transetto il tutto contenuto in un rettangolo sghembo. Le colonne che
delimitano la navata centrale provengono quasi certamente dallo spoglio di ville
e monumenti romani. La navata maggiore presenta sette archi per lato,
sorretti da sei colonne con differenti
capitelli corinzi e da due semi colonne terminali. Al transetto si accede
attraverso tre arcate che lo separano dalle tre navate, e risulta sopraelevato
di tre gradini. L'altare maggiore è sormontato da un elegante ciborio decorato
da una croce cosmatesca e sorretto da quattro
pregevoli colonne. Oltre al ciborio, notevole è la presenza dell'ambone,
l'unico documento di quella che fu la "Schola Cantorum".
L'ambone o pulpito risulta molto elaborato, nel suo lato destro
verso la navata centrale il suo registro inferiore presenta la leggendaria
quadratura del cerchio che simboleggia il desiderio di ricondurre l'elemento
terrestre a quello celeste grazie alla rinascita mediante il battesimo (fiore a
otto petali). Nel lato destro verso la navata sinistra il pulpito presenta un
altro registro databile all'epoca di Gregorio IV. Il
transetto e parte della navata centrale presentano un pavimento cosmatesco del
periodo alessandrino, nella zona centrale predomina il disegno di tondi
intrecciati di porfido, ai lati vi è una doppia fila di lastre. Per quanto
riguarda la decorazione pittorica della Basilica nella parete destra del
transetto sono rappresentate delle scene tratte dall'apocalisse di S. Giovanni
oltre alla morte e ai funerali dell'abate Anastasio e di altri monaci. Nella
parete sinistra del transetto è rappresentata una Madonna del 1448 di pregevole
scuola pittorica.
Nella navata destra della Basilica si rilevano dei riquadri
dipinti da artisti locali, in prevalenza ricorre l'immagine della Madonna, tra
questi degni di essere citati sono: Madonna col Bambino, San Sebastiano, S.
Antonio, S. Bartolomeo e Madonna in trono col Bambino. All'interno si conservano
numerosi frammenti
di plutei marmorei e sarcofagi dell'età imperiale romana, celebri
due capitelli ionico composti che presentano forti analogie con il capitello
della cripta, su uno dei due capitelli è posto l'antico fonte battesimale (a
destra dell'entrata) formato da una vasca rotonda con un'incrinazione intorno.
Al centro dell'Abside, il cui catino è dominato dalla figura del Redentore, è
collocato l'altare che consta di un baldacchino di marmo sostenuto da quattro
colonne di capitelli corinzi. Sotto il braccio destro del transetto si estende
la Cripta con i suoi due ambienti: un primo coperto da una volta a botte
collegato alla navata destra da una scala rettilinea contenente la tomba di S. Nonnoso; il secondo ambiente, comunicante con il primo, risulta
più ampio e si
sviluppa sotto la parte centrale del transetto e dell'abside, in quest'ultimo è
posta la tomba di S. Anastasio.
In conclusione, la Basilica di S. Elia per l'arte, l'antichità,
la storia, la bellezza e la preziosità dei dipinti e dei mosaici oltre che per
la grandiosità della costruzione è visitata ogni anno da turisti e amanti
dell'arte italiani e stranieri. Vi si svolgono solenni funzioni religiose, vari
concerti e cori polifonici.
( tratto dal sito www.comunecastelsantelia.it/ )