COSA VEDERE A CASTEL MADAMA (Roma)

 

Chiesa di S. Anna

Lungo la principale via di collegamento tra Castel Madama e Tivoli, incontriamo una chiesa comunemente chiamata di Sant'Anna, mentre il nome originario è Santa Maria della Vittoria a ricordo di uno scontro effettuato dai castellani contro i tiburtini nel 1538.
L'edificio è rettangolare, ad una sola navata, con il pavimento in mattonelle di cotto (sostituite in un restauro) ed il tetto a capriate a cavalletto. Sul fondo l'abside è suddiviso dalla navata con un tramezzo aperto, sul quale si poggia l'altare maggiore e, sopra il tabernacolo è stato posto un affresco dedicato alla Madonna. Lungo la parete destra un altro altare dedicato a Sant'Anna protettrice delle puerpere. La facciata, molto semplice, è caratterizzata da un portale con stipiti e architrave in travertino. Su quest'ultimo è riportata la seguente iscrizione:" A Maria, simile a Dio, Giovanni Vidaschi pose". Da essa ricaviamo il nome del committente dell'edificio, Giovanni Paolo Vidaschi, che edificò la chiesa probabilmente ampliando una cappella più antica. Grazie all'operosità di alcuni parrocchiani, intorno alla metà degli anni '80 la chiesa è stata ripulita e restaurata, riparando il tetto ed erigendovi una piccola nicchia campanaria: in tal modo la chiesa di S. Anna o S. Maria della Vittoria è tornata a rivivere liturgicamente.

Castello Orsini

La prima documentazione, sul Castello Orsini di Castel Madama, si ha nel 1036, stando ad un atto d'archivio conservato nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco il quale riporta che in "Castello novo qui vocatur de Sancto Angelo" fu concesso all'abate di Subiaco da alcuni nobili tra cui Crescenzio degli Stefanini e Giovanni Di Giorgio.
Al XIV secolo risale la testimonianza monumentale più importante, la cinta muraria di Castel Madama, articolata da torri quadrangolari e completata nel secolo successivo. All'interno del cortile si conserva un'epigrafe sulla quale si legge quanto segue: "Nell'anno 1308 i signori Riccardo e Poncello, figli del signor Fortebraccio Orsini, innalzarono il castello con questa porta". Quanto riportato si riferisce senz'altro alla data di ultimazione dei lavori portati avanti da Riccardo e Poncello, i quali utilizzarono anche la struttura del castello preesistente.
Nel 1638 uno storico locale, Pietro Cioffi, in riferimento al castello, riportava che nell'anno 1308 i signori di Fortebraccio della discendenza degli Orsini, gli diedero più ampia forma, chiudendo il castello con un borgo e con una seconda porta. Il detto castello nel 1500 circa, fu dato in dote alla Signora Alfonsina, sposata in casa Medici, i quali modificarono il castello creando una nuova porta, includendovi la piazza oggi detta Piazza Mazzini nei cui lati alzarono un grosso muro per difesa del luogo.
Il Cioffi ci offre dunque una sequenza cronologica accettabile della vicenda edilizia del castello mettendoci al corrente che dopo gli Orsini furono i Medici ad occuparsi dei lavori. Tali lavori, poi, saranno continuati da Margherita d'Austria la quale fece in modo che: " il vetusto castello Orsini costituente il fulcro dominante della struttura urbanistico-difensiva fosse oggetto di radicali lavori di rafforzamento, riadattamento e sistemazione, specialmente nel periodo di permanenza della duchessa a Roma, 1538-1540 ... ed è anche probabile che ad occuparsi di tali lavori sia stato quel Francesco de' Marchi che per lunghi anni al seguito di Margherita d'Austria fu tra i più noti esperti cinquecenteschi di fabbriche militari.
Con il Rinascimento mediceo abbiamo dunque un vero e proprio rifacimento, anzi si può dire una trasformazione della sede del potere, dalla presunta torre-palazzo di età Orsini si passa al palazzo-fortezza mediceo, in cui le profonde ristrutturazioni cinquecentesche hanno completamente occultato le fabbriche precedenti. Pertanto possiamo affermare che l'edificio così come si presenta ora è la diretta provenienza, almeno nelle linee essenziali, dell'impianto cinquecentesco di Ippolito e Margherita de' Medici.
Il complesso si sviluppa sostanzialmente attorno a due volumi, il primo è un corpo di fabbrica aggettante su via Baccelli ed il secondo si svolge lungo i tratti di una corte interna porticata. Il corpo di fabbrica sporge con imponenza dalla cinta muraria trecentesca, con mura a scarpa, terminante con due torrioni, uno dei quali più alto perché aveva la funzione di vedetta. Al piano superiore un ballatoio segue il perimetro del cortile e serve gli appartamenti signorili. Su uno dei lati troviamo il grande salone di rappresentanza. Con questa conformazione il palazzo fu ereditato dai Farnese di Parma. Di quest'ultimi non abbiamo notizie relative ad eventuali interventi. Sicuramente si occuparono di ciò i loro successori, i marchesi Pallavicino di Busseto che presero possesso del feudo nel 1635.
Tra le opere più famose effettuate in quest'epoca c'è quasi certamente quella del nuovo portone d'ingresso del castello, spostato dalla sua posizione originaria, e ampliato, perché troppo piccolo per il passaggio della carrozza del marchese. Dei Pallavicino ci resta poi lo stemma sul portone infatti questi fecero distaccare quello mediceo, ora posto nel cortile, sostituendolo con l'aquila bicipite coronata, insegna di famiglia.
La reinstaurazione del regime feudale, per opera della famiglia Pallavicino nel 1815, si inasprisce quando la proprietà nel 1830 passa in eredità ai Tiberi
Il castello, poi, venne venduto alla famiglia Friedemberg, subì numerose spoliazioni, e la struttura andò progressivamente deteriorandosi.
Nel 1920 la proprietà del castello passò ad una famiglia castellana, i Salinetti, i quali effettuarono numerosi lavori, da rivestimento in travertino delle colonne, alla trasformazione dei locali delle carceri in in stanze adibite poi ad asilo infantile; ma dato che il castello era stato completamente privato degli arredi interni e in pieno decadimento, nel 1924 fu venduto all'ingegnere Oreste Vulpiani, figlio di Luigi Vulpiani, amministratore dei feudi Farnese e Bolognetti.
Il nuovo acquirente, a differenza dei suoi predecessori, intendeva riportare agli antichi fasti un castello così ricco di storia e tradizione. Pertanto ne curò personalmente gli arredi interni e progettò numerosi restauri e modifiche delle strutture.
Con cura e perizia l'ingegner Vulpiani curò l'arredo interno arricchendolo con mobilio del XVII e XVIII sec. e con oggetti di pregevole valore. Testimonianze di tale ricercatezza sono i due arazzi e gli scanni posizionati in fondo e sul lato destro della sala baronale.
L'ingegner Vulpiani dopo aver opportunamente restaurato il castello, lo donò al Comune di Castel Madama con rogito del notaio il 14 giugno 1928 e l'asilo infantile venne inaugurato, con memorabili cerimonie, l'11 ottobre 1935.
Da questo momento fino ad oggi il castello è rimasto di proprietà del Comune di Castel Madama che ha continuato a dimostrare un vivo interesse culminato nell'ultimo e recente restauro.

Chiesa di S. Michele Arcangelo

Il culto dell'Arcangelo affonda le sue radici nel Vecchio Testamento e si propagò fin dai primordi in tutta la Cristianità. La venerazione per San Michele Arcangelo si diffuse a Roma e dintorni dopo le apparizioni sul Monte Gargano alla fine del V sec. Così a Castel Madama si costruì intorno al 1400 una piccola Chiesa in onore di San Michele, ma dopo circa tre secoli (fine 700), visto che la popolazione era aumentata si decise di costruire una nuova Chiesa. L'Architetto Schiantarelli che predispose il progetto, disegnò una vasta area ecclesiale in stile fondamentalmente neoclassico, con un'ampia cupola ottagonale, sorretta da alte colonne su cui si trovano quattro pennacchi, mentre un lanternino domina il monumento e la croce sovrastante conclude il Tempio.
Intorno al 1940 furono dipinti i quattro Evangelisti nei pennacchi sottostante il tamburo della cupola. Furono realizzate dal pittore Oscar Grottini che abbellì le quattro Cappelline di paesaggi e suggestivi festoni di fiori e frutta quasi a cornice di ognuna di esse. Le quattro Cappelline contengono rispettivamente: San Biagio, la Vergine, San Michele e il Crocifisso di scuola abruzzese; il Grottini fece anche la pittura della Fonte Battesimale col Cristo nelle acque del Giordano eseguito nel 1944.
L'altare è in marmo pregiato; l'organo ha le canne poste sulla loggia interna sopra l'entrata principale, mentre le tastiere sono ubicate nei pressi della balaustra di destra. All'esterno, prima della porta d'ingresso, sono situate due nicchie laterali: in quella di destra vi è la statua di San Giovanni Bosco (educatore dei giovani), e in quella di sinistra la statua di Santa Maria Goretti (modello delle giovani generazioni).

Chiesa di S. Lorenzo

La chiesa di San Lorenzo o del Suffragio, fu eretta grazie alla generosità e capacità dell'Avv. Francesco Cortese nel 1727.
Inizialmente venne demolita la chiesetta che sorgeva sull'area compresa tra le abitazioni e fu utilizzato, per l'ulteriore sviluppo della "Chiesa Nuova", lo spazio esistente sulla piazzetta antistante fino alle due vie laterali, attualmente confinanti con i due vicoli Cortese e San Lorenzo.
I lavori di costruzione della Chiesa si protrassero per vari anni ed innumerevoli pertanto furono le prestazioni che fornì la popolazione per sostenere l'Avv. Cortese il quale morì quando la chiesa era ormai terminata nel suo complesso.
All'inizio del 1900 vennero effettuati lavori di restauro alla Chiesa e fu messo in opera anche un parafulmine. Nel dopoguerra, essa rimase in stato di abbandono: ciò rese più precarie le condizioni della copertura, dei muri portanti, della stessa pavimentazione, nonché degli arredi. Dal 1979 si accentuò la precaria stabilita di alcune parti elevate del Sacro Edificio; e, data la sua ubicazione aderente alle vecchie abitazioni ed a contatto, su tre lati, con pubbliche vie, costituiva un pericolo per la pubblica incolumità.
Negli anni successivi le intemperie e soprattutto le piogge e la neve produssero lesioni notevoli alla copertura ed una porzione di essa crollò, invadendo la Sagrestia ed indebolendo la consistenza stessa delle mura; talché per la pubblica salvaguardia, balenò la necessità di un'eventuale demolizione. In quel frangente la popolazione, particolarmente gli abitanti della zona di San Lorenzo, l'Autorità religiosa, e l'Amministrazione comunale tentarono ogni via per salvare la Chiesa; finche l'allora sindaco Nonni Luigi, ottenne dal Ministro per i Beni Culturali, On. Vincenzo Scotti, la promessa del finanziamento per il restauro completo dell'Oratorio di Santa Maria del Suffragio. A seguito di ciò la Soprintendenza ai Monumenti del Lazio intraprese i lavori, rinforzando i muri portanti e rinnovando completamente la Chiesa nella copertura, nella bella pavimentazione in cotto antico e nel sobrio e delicato colore interno. L'Angelo della Speranza, dipinto nella piccola Cupola, e tornato a guardare il Tempio rinnovato di Santa Maria del Suffragio che, pur nelle sue modeste dimensioni e nella semplicità della sua architettura barocca, da una piacevole suggestione di quiete, di pace e di tranquillità.

Chiesa di S. Quirico

Tra le Chiese di Castel Madama la più antica è quella di San Quirico, la sua esistenza risale ai tempi nei quali Castel Sant' Angelo (attuale Castel Madama) non era stato ancora edificato, sebbene l'altura dove questo sorge era già denominata Monte Sant'Angelo.
I primi dati relativi alla Chiesa risalgono anteriormente al Mille. Già nella donazione di Papa Giovanni XII del 10.05.958 si parla del "fundum (terreni) Sancti Cirici" e l'imperatore Ottone nel suo Diploma dell'11.01.967 conferma il suo beneplacito sulle terre di San Quirico.Ma la Chiesa specificatamente si trova nominata nel Regesto della Chiesa Tiburtina del 10.12.992, col quale il Vescovo di Tivoli Amizzone concede, a titolo livellario (enfiteusi) fino alla terza generazione, vari fondi, tra cui quello di San Quirico.
La modesta Chiesa ha la forma a capanna ed è ad unica navata e misura circa m.13 x 8.
Per diversi secoli, fino al tardo 1500, restò priva di ogni ornamento, allorché, probabilmente i Farnesi, fecero affrescare la parete di fondo con l'immagine di San Quirico e la madre Santa Giuditta, e la parete di sinistra con l'immagine di S. Isidoro patrono dei contadini e particolarmente dei butteri.
Attualmente l'aspetto esteriore della Chiesa è rimasto identico a quello originale, quanto meno del 1500, grazie alla Soprintendenza dei Beni Monumentali che nel 1991 intervenne rinnovando le mura, le fondazioni e la copertura del monumento.

Chiesa di S. Sebastiano

"L'anno del Signore 1565 Andrea Croce Vescovo Tiburtino costruì questo Tempio dedicato a San Sebastiano". Tale è la dicitura sull'architrave della porta dell'entrata della chiesa, che ne indica l'autore ed il tempo di edificazione.
La Chiesa è un edificio a capanna, con finestrone circolare sulla facciata, con copertura a tetto, retto all'interno da capriate. Di modeste dimensioni (misura 9 m. per 18 m) ha nell'interno sopra l'altare maggiore una piccola abside, la cui semicalotta è ricoperta da un artistico affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano.
Il culto di San Sebastiano ancor oggi è tenuto vivo dall'Associazione dei "Confrati" o fratelli della Compagnia, che il 20 gennaio e la domenica successiva ne celebrano la festa, portando in processione la Statuetta del Santo, che resta poi in consegna per un anno nell'abitazione del Confratello scelto a sorte.

Tempietto votivo dei Collicelli

I Castellani fino al 1700 uscendo da Piazza dell'Olmo (P. Mazzini) e da Porta Luisa verso sud e ovest, avevano una visione di aperta campagna e di fronte, ad un centinaio di metri, una collinetta incolta con arbusti ed erbe spontanee che servivano da pascolo agli animali da soma, asini, cavalli, buoi...
Una Croce di legno, simbolo della redenzione cristiana, sorretta da un mucchio di pietre con calce, si innalzava sulla parte preminente dell'altura. Dopo il 1700, con 1'erezione del Borgo Nuovo, la "Collinetta" iniziò ad essere frequentata anche dalle persone e col tempo anche luogo di passeggio, di raduno e meta delle "Processioni religiose", particolarmente per quelle di penitenza e quelle in onore del Santo Patrono S. Michele Arcangelo.
Accadde che intorno alla metà del '800 il colera imperversò a Roma e nei Paesi circonvicini così i Castellani chiesero la protezione al loro Santo Patrono e fecero voto di innalzare sul punto più alto del "Colle" un tempio al loro Protettore.
Per mantenere la promessa fatta al Santo Patrono e Protettore, la comunità si rivolse all'Architetto Mattei per la progettazione e l'esecuzione dell'opera. Questi elaborò un "Tempietto" stile neoclassico, a croce greca, con quattro pilastri ai lati a base quadrata, portanti una piccola cupola ed avente quattro frontoni in stile dorico.
All'inizio del 1865 iniziarono i lavori spianando la zona alta della collina e il popolo denominò la piccola Chiesa in costruzione "La Cappella", nome che le è rimasto successivamente nel linguaggio popolare.
Nel novembre del 1918, appena terminata la prima guerra mondiale, il Consiglio comunale volle celebrare il valore ed il sacrificio dei nostri combattenti commemorando particolarmente i Caduti e fu collocata nella "Cappella ai Collicelli" una lapide sulla quale furono riportati i nomi dei Caduti in guerra.
Intorno al 1925 l'amministrazione avanzò la proposta di restaurare il Tempietto dedicato al Santo Patrono e con l'occasione dedicarlo ai Caduti in guerra. In seguito furono aggiunti i nomi dei civili barbaramente uccisi durante la seconda guerra mondiale.
Attualmente all'interno del Tempietto oltre ai nomi dei caduti in guerra troviamo un quadro dell'Arcangelo S. Michele e un bel mosaico raffigurante l'Anima sollevata verso l'alto da un Angelo, che con lo sguardo indica il cielo; mentre sullo sfondo da un lato rappresenta l'arco del Borgo e sulla destra l'antico agglomerato Castellano, sul quale domina la Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo. Questo mosaico fu realizzato dall'Accademico Ferruccio Ferrazzi, che ha voluto lasciare un ricordo della sua arte al Paese natale dedicando il suo lavoro a Castel Madama.

 

( tratto dal sito http://www.comunedicastelmadama.it/ )

 

 

 

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