COSA VISITARE A CANINO (Viterbo)

 

Castellardo

 

Insediamento fortificato ubicato nei pressi di Canino. Il suo nome deriverebbe, secondo una delle interpretazioni, dal francese Chatelard che significa “fortificazione”.
Controllava la strada che nel medioevo permetteva ai viandanti di raggiungere Roma, evitando, così, le paludi che invadevano l’Aurelia. I primi feudatari di Castellardo a noi noti sono citati come "Lombardi" in un documento del 1175.
Il castello fu oggetto di contese tra Viterbo e Tuscania. In seguito fu occupato dai pontefici fino al 1337, quando Papa Benedetto XII ordinò che la guarnigione rientrasse a Vulci. Nel 1354 avvenne l’assoggettamento di Castellardo a Montefiascone. In seguito divenne di proprietà degli Orsini di Bracciano che, probabilmente, dopo qualche tempo lo persero: infatti, nel 1459 i Caninesi, forse sotto l’istigazione degli Orsini stessi o forse per dispute di confine, lo distrussero.

 

 

Chiesa Collegiata Santi Apostoli Giovanni e Andrea

In piazza Costantino De Andreis svetta la facciata settecentesca della Chiesa Collegiata dedicata ai SS. Andrea e Giovanni Battista, risalente alla fine del XVIII secolo.
L’edificio attuale fu costruito tra il 1783 e il 1793 in sostituzione di una chiesa più antica dallo stesso titolo, databile forse al sec. XIV nel periodo, cioè, in cui il paese cominciò ad espandersi lungo la Via di Mezzo.  Tale chiesa, situata, a quanto sembra, in altra posizione, ma nella stessa zona della Collegiata attuale, nel sec. XVIII risultava essere in pessimo stato, aggravato anche dal modo antigienico con cui venivano seppelliti nel vicino cimitero i defunti. Nonostante gli interventi del duca Odoardo Farnese e del Vescovo non vennero mai presi provvedimenti al riguardo e la chiesa fu abbandonata nel 1786 e quindi demolita.
L’edificio, in stile neoclassico, ha un impianto basilicale a tre navate alle quali si accede attraverso un vestibolo tripartito nel quale si aprono i tre portali di ingresso.  La navata centrale, delimitata da grandi pilastri, è coperta da una volta a botte decorata a cassettoni.  I pilastri, collegati tra loro da arcate, sono arricchiti da paraste con capitello ionico, sormontate da trabeazioni rettilinee che sorreggono i muri laterali delle navate, in questi si aprono grandi finestroni semicircolari in vetri policromi.  La due navate laterali, notevolmente inferiori in altezza a quella centrale, sono suddivise in tre campate coperte da volte a vela.  Le navate minori contengono piccole cappelle laterali ricavate sotto le arcate che costituiscono la muratura perimetrale. Interrompe il corpo longitudinale dell’edificio il transetto, di questo i due bracci sono coperti con volta a botte ed anch’essi sono decorati a cassettoni; la parte centrale, che contiene l’altare maggiore, è coperto, invece, da una cupola su pennacchi sferici. Termina la navata centrale il presbiterio, con un’abside semicircolare e copertura a semicupola. All’estremità della navata laterale di destra si trova la cappella Bonaparte, di forma rettangolare con copertura a volta a botte, mentre la sacrestia chiude la “navata di sinistra”.
La facciata neoclassica, tripartita, è articolata su due ordini: il primo, modulato da doppie paraste doriche, contiene i tre portali in pietra d’ingresso; il secondo ordine, ionico, delimita la campata centrale chiusa in alto da una trabeazione a timpano. Quattro grandi candelabri-fiaccole in pietra terminano le volute laterali del secondo ordine, e due minori ornano il timpano concludendo in altezza la facciata.
All'interno della Chiesa Collegiata sono conservate numerose opere tra cui una tavola di scuola umbra del XIV secolo che raffigura un Presepe, una Vergine con Santi del XV secolo attribuito al pittore fiorentino Mariotto Albertinelli e donato a Canino dal Principe Luciano Bonaparte, il Fonte Battesimale in marmo istoriato risalente al 1474, un San Francesco di Paola ad olio del XVII secolo ed una tela del Wicar raffigurante il ritratto di Pio VII. Da ammirare, inoltre, il bellissimo “coro in noce” al di sopra del quale è situata una “Natività” della scuola del Perugino e una “Madonna e Santi” del Monaldi. A destra dell’altare, chiusa da un’inferriata, è situata la Cappella Bonaparte, fatta costruire nel 1854 da Alexandrine de Bleschamps, seconda moglie di Luciano. La Cappella ospita i resti di Luciano Bonaparte, della sua prima moglie Cristina Boyer e del figlioletto Giuseppe Luciano. In stile neoclassico, la Cappella conserva all’interno una Regina Pacis, altorilievo in marmo del XVI secolo, e due tondi ad olio di scuola fiamminga sulle vetrate dell’ingresso principale. Sempre all’interno della Cappella sono presenti pregiate opere marmoree attribuite al Pampaloni e al Labourer: si tratta di un busto raffigurante Carlo Bonaparte (padre del principe) posto sopra un elegante sarcofago, due monumenti funebri dedicati rispettivamente a Luciano e alla sua prima moglie ed, infine, un pregiatissimo “Angelo” che indica il Paradiso al figlioletto di Luciano morente, attribuito al Canova o alla sua scuola.
 

Il campanile
Il Campanile della Collegiata, eretto dopo il 1818 nel luogo dove sorgeva la chiesa di S. Carlo, crollò nel 1886 e fu ricostruito l’anno successivo.
Alto m. 30 circa, su pianta quadrata a quattro livelli è composto da un basamento in conci di travertino trattato a bugnato dove è contenuta la piccola porta d’ingresso; il 1° livello, in muratura di tufo a faccia vista con costoloni angolari in conci di travertino ha una sola apertura circolare; il 2° livello, sottolineato da un marcapiano in intonaco a stucco e balaustra in travertino, è articolato da quattro bucature rettangolari con lato superiore ad arco a tutto sesto; al 3° livello la pianta quadrata è ingentilita da smussature degli angoli che prendono il posto dei costoloni; questo livello, anch’esso in tufo, è articolato da un ordine di paraste con base e capitello in travertino che contengono le bucature. Sempre in travertino sono il marcadavanzale e l’archivolto delle bucature, la linea di imposta degli archi e la trabeazione.

Chiesa di Santa Croce

E’ la più antica delle chiese caninesi. La facciata è dominata da un pregiato portale romanico in marmo arricchito da uno splendido ornato. L’interno conserva una Deposizione del XVI secolo e un pregiato Crocifisso ligneo. Sulla destra della chiesa è, inoltre, situato un bel portale attribuito al Sangallo.

Complesso di San Francesco

 

Poco distante dal centro storico si trova l’ex convento di San Francesco, fatto edificare alla fine del XV secolo da Gabriele Francesco Farnese. Nell’armonioso chiostro rinascimentale sono conservati frammenti marmorei con raffigurazioni di animali e modesti affreschi settecenteschi sulla vita del Santo. Nell’annessa chiesa si possono osservare una tavola con “S. Antonio da Padova” del 1487 e un affresco raffigurante la “Madonna con il Bambino e Santi” degli inizi del XVI secolo. A sinistra dell’ingresso al convento si vede, sormontato da un rosone, il bel portale romanico della Cappella dell’Annunziata che risale al X secolo. Nella chiesetta, secondo la leggenda, sostò in preghiera il Santo di Assisi.

 

 

 

Fontana Farnesiana

 

La costruzione della fontana risale alla prima metà del secolo XVI ad opera della famiglia Farnese, probabilmente a terminazione del primo acquedotto della città. Originariamente collocata nella quattrocentesca Piazza del Mercato, oggi Piazza Vittorio Emanuele II, venne rimossa nel 1875 e rimontata solo agli inizi del XX sec. nell’attuale Piazza De Andreis.
Le prime notizie relative ad una fontana, non meglio specificata, risalgono al 1503, quando Bartolomeo Mancino da Bonconvento prepara settemila condotti di terracotta per una fonte da realizzare a Canino e, ancora, nel 1506 un viterbese disegna la fontana commissionata dal cardinale Alessandro Farnese (futuro
Papa Paolo III).
E’ documentato un restauro eseguito agli inizi del 1850 durante il quale vengono tagliati i vecchi gradini a piombo delle lastre della fontana, realizzati dei nuovi gradini ed una canaletta di raccolta delle acque intorno alla vasca e risarcite alcune pietre che si presentavano degradate. Nel 1875, probabilmente per le cattive condizioni in cui versa la fontana, se ne propone la rimozione con la raccomandazione di “far ben custodire i pezzi della medesima...volendo la tradizione che quelle pietre, scolpite degli stemmi dei più alti personaggi cioè i serenissimi duchi di Castro, eminentissimi porporati della Casa Farnese, siano state trasportate da Castro dopo la sua rovina”. Questa ipotesi non è però suffragata da alcuna fonte scientifica. Quindi, dopo quasi trent’anni di oblio, la fontana viene rimontata in piazza C. De Andreis su progetto dell’ing. Fausto Finzi e per opera dell’impresa Pietro Frittelli e dello scalpellino Pietro Mercati, nel luogo ove era l’Oratorio della Confraternita della Misericordia demolito pochi anni prima.
La fontana appartiene alla tipologia a coppe sovrapposte, evoluzione dell’antico modello “a saliente” a cui appartenevano le “mete”, fontane dell’antica Roma, a bacino circolare o poligonale e saliente centrale. Interamente in travertino, si compone di una vasca a forma dodecagonale, poggiata su un basamento di tre gradini di cui uno aggiunto con il restauro del 1850 e gli altri due in occasione della sua ricostruzione nel 1905 in Piazza De Andreis. La vetustà del monumento ed il tempo trascorso tra lo smontaggio e la successiva ricostruzione costrinsero il Finzi ad integrare le parti originali molto deteriorate con elementi di travertino riconoscibili per il colore più chiaro della pietra utilizzata. Il bacino poligonale, costituito in origine unicamente da dodici pannelli, è attualmente articolato in dodici pilastrini angolari, risalenti al restauro del 1905, che racchiudono altrettante specchiature ornate dai bassorilievi della fontana originale raffiguranti sei stemmi gentilizi della casa Farnese e sei trofei militari. I pilastri si resero necessari poiché le lastre originali erano state danneggiate lungo i bordi durante lo smontaggio del 1875. Il Finzi riporta, nella sua relazione, che i dodici pannelli conservavano ancora tracce degli incastri maschio-femmina che li univano.
La coppa centrale, sostenuta da un balaustro ricostruito in occasione del restauro, è di forma circolare, decorata da baccellature sormontate da un ricorso orizzontale ad ovoli e lancette; il bordo arrotondato è sottolineato da una modanatura a scozia. La coppa è, inoltre, ornata da tre protomi canine che contengono i cannelli dell’acqua, sormontate ciascuna da un fregio a tre gigli. Due di esse e parti del bordo sono tasselli di integrazioni in pietra effettuate durante il restauro del Finzi. Dalla vasca centrale si innalza, a forma di calice sacro, la seconda coppa, della quale il restauratore riuscì a conservare la vasca sommitale integrando lo stelo che la sosteneva. Nella ricostruzione del 1905, in parziale difformità dal progetto, il saliente centrale fu collocato in posizione più elevata rispetto ai disegni. Ciò, forse, dovette causare l’inconveniente della fuoriuscita dell’acqua del getto superiore dal perimetro dodecagonale, perché, nel 1916, la commissione edilizia decise di abbassare il saliente. Anche questa volta fu disatteso il disegno dell’ingegnere capo del comune ed il saliente fu abbassato più del dovuto alterando notevolmente le proporzioni architettoniche del monumento.


Il restauro
Quando nel 1998 è iniziato il progetto di restauro conservativo, la fontana presentava gravi segni di dissesto e di degrado. Ultimate le operazioni di pulitura si è evidenziata la precarietà strutturale degli elementi che costituiscono il saliente centrale determinando la necessità del relativo smontaggio. Durante il rimontaggio è stata installata nel foro centrale del saliente, dove passa l’alimentazione idrica, una struttura in acciaio inox composta da un montante tubolare diviso in più tratti, avvitati tra di loro, corrispondenti alle parti che compongono il saliente e da un piatto di base di forma quadrata. La coppa superiore, poiché in stato di degrado irreversibile, è stata sostituita con una nuova, mentre quella originale è stata restaurata ed è visibile presso la sede comunale. Per recuperare i corretti rapporti geometrici e dimensionali della fontana, è stata inserita una base quadrata in travertino per rialzare il saliente centrale e permettere la lettura dell’intero balaustro che sorregge la vasca decorata oltre il bordo del bacino poligonale.
Le operazioni di pulitura della pietra hanno evidenziato molto dettagliatamente sia le integrazioni avvenute con il restauro del 1905, perché in quel caso fu utilizzato un travertino molto più chiaro dell’originale; sia integrazioni dovute ad un restauro precedente, forse del 1850. In quest’ultimo caso fu utilizzato un travertino uguale all’originale e furono ricostruite le due cornici sopra gli stemmi di Canino e di Castro; la buona conservazione degli spigoli delle modanature a confronto con la forte erosione delle parti originali le rende riconoscibili.
Con il restauro attuale non si è ritenuto opportuno prevedere lo smontaggio dei pannelli costituenti il bacino dodecagonale, anche se non è evidente la motivazione della sequenza di montaggio degli stemmi data dal Finzi durante la ricostruzione.
I bassorilievi rappresentano nell’ordine partendo da nord: lo stemma del Vescovo Alessandro Farnese, lo stemma del Cardinale Alessandro Farnese, lo stemma di Pier Luigi Farnese, un trofeo con scudi incrociati, un trofeo con scudo e armi, lo stemma della città di Canino, un trofeo con elmo, un trofeo con faretre incrociate, un trofeo con scudi incrociati, lo stemma della città di Castro, una decorazione floreale che riprende quelle del parato Farnese, lo stemma della confraternita dei Ss. Giovanni e Andrea.
Al di là dell’ordine in cui oggi appaiono i dodici bassorilievi sul parapetto della vasca dodecagonale, essi rappresentano i maggiori esponenti della famiglia Farnese nel periodo appena precedente il pontificato di Paolo III con riferimenti alle loro più alte cariche, ai loro possedimenti ed alle loro virtù militari; insomma, una sorta di fasti farnesiani che troveranno la loro massima rappresentazione nei cicli pittorici dei palazzi di Roma e Caprarola.
L’intervento di restauro ha compreso lo smontaggio ed il rimontaggio dei gradini del basamento che si presentavano molto sconnessi tra loro e la realizzazione di una canaletta in conci di pietra basaltica, come la pavimentazione della piazza, per la raccolta delle acque. Il ciglio della canaletta assorbe il dislivello altimetrico che prima interessava il primo gradino del basamento collocando, come in origine, la fontana su un piano orizzontale.
Con il restauro è stato ripristinato l’impianto idrico della fontana con la trasformazione del sistema di alimentazione da acqua a perdere a sistema di ricircolo e filtrazione ed è stato realizzato un impianto di leggera illuminazione.

Le Buche

La parte più antica e caratteristica di Canino è rappresentata dal quartiere medioevale, oggi chiamato "Le Buche", dove si possono percorrere suggestivi vicoli che conservano la pavimentazione originaria e che offrono frequenti scorci con archetti, scalinate e portali decorati. Il centro del quartiere è dominato da un grande lavatoio pubblico fatto costruire dai Farnese. Percorrendo le antiche viuzze si possono cogliere da vicino, immaginandoli, momenti di vita reale andati ormai perduti

Municipio

Situato all’inizio di via Roma è disposto sui due lati della stessa. A destra si trova la sede istituzionale, già palazzo della Giustizia esistente nel 1696, e sulla sinistra gli uffici dell’amministrazione e dei vigili urbani.

Palazzo Bonaparte

 

Opera dell’architetto Valadier, al quale fu commissionato il restauro agli inizi del XIX secolo da Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Il Valadier, però, non si limitò ad intervenire soltanto sul Palazzo, ampliandolo e arricchendolo di affreschi, ma avviò anche una serie di interventi urbanistici e architettonici che contribuirono a dare un nuovo aspetto a quella parte del paese che era compresa all’interno delle mura farnesiane del XV secolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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