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COSA VISITARE A CANINO (Viterbo)

Castellardo

Chiesa Collegiata Santi Apostoli Giovanni e Andrea

Il
campanile
Il Campanile della Collegiata, eretto dopo il 1818 nel luogo dove sorgeva la
chiesa di S. Carlo, crollò nel 1886 e fu ricostruito l’anno successivo.
Alto m. 30 circa, su pianta quadrata a quattro livelli è composto da un
basamento in conci di travertino trattato a bugnato dove è contenuta la piccola
porta d’ingresso; il 1° livello, in muratura di tufo a faccia vista con
costoloni angolari in conci di travertino ha una sola apertura circolare; il 2°
livello, sottolineato da un marcapiano in intonaco a stucco e balaustra in
travertino, è articolato da quattro bucature rettangolari con lato superiore ad
arco a tutto sesto; al 3° livello la pianta quadrata è ingentilita da smussature
degli angoli che prendono il posto dei costoloni; questo livello, anch’esso in
tufo, è articolato da un ordine di paraste con base e capitello in travertino
che contengono le bucature.
Sempre in travertino sono il marcadavanzale e l’archivolto delle bucature, la
linea di imposta degli archi e la trabeazione.
Chiesa di Santa Croce
Complesso di San Francesco

Fontana Farnesiana

La costruzione della fontana risale alla
prima metà del secolo XVI ad opera della famiglia Farnese, probabilmente a
terminazione del primo acquedotto della città. Originariamente collocata nella
quattrocentesca Piazza del Mercato, oggi Piazza Vittorio Emanuele II, venne
rimossa nel 1875 e rimontata solo agli inizi del XX sec. nell’attuale Piazza De
Andreis.
Le prime notizie relative ad una fontana, non meglio specificata, risalgono al
1503, quando Bartolomeo Mancino da Bonconvento prepara settemila condotti di
terracotta per una fonte da realizzare a Canino e, ancora, nel 1506 un viterbese
disegna la fontana commissionata dal cardinale Alessandro Farnese (futuro
Papa Paolo III).
E’ documentato un restauro eseguito agli inizi del 1850 durante il quale vengono
tagliati i vecchi gradini a piombo delle lastre della fontana, realizzati dei
nuovi gradini ed una canaletta di raccolta delle acque intorno alla vasca e
risarcite alcune pietre che si presentavano degradate.
Nel 1875, probabilmente per le cattive condizioni in cui versa la fontana, se ne
propone la rimozione con la raccomandazione di “far ben custodire i pezzi della
medesima...volendo la tradizione che quelle pietre, scolpite degli stemmi dei
più alti personaggi cioè i serenissimi duchi di Castro, eminentissimi porporati
della Casa Farnese, siano state trasportate da Castro dopo la sua rovina”.
Questa ipotesi non è però suffragata da alcuna fonte scientifica.
Quindi, dopo quasi trent’anni di oblio, la fontana viene rimontata in piazza C.
De Andreis su progetto dell’ing. Fausto Finzi e per opera dell’impresa Pietro
Frittelli e dello scalpellino Pietro Mercati, nel luogo ove era l’Oratorio della
Confraternita della Misericordia demolito pochi anni prima.
La fontana appartiene alla tipologia a coppe sovrapposte, evoluzione dell’antico
modello “a saliente” a cui appartenevano le “mete”, fontane dell’antica Roma, a
bacino circolare o poligonale e saliente centrale.
Interamente in travertino, si compone di una vasca a forma dodecagonale,
poggiata su un basamento di tre gradini di cui uno aggiunto con il restauro del
1850 e gli altri due in occasione della sua ricostruzione nel 1905 in Piazza De
Andreis.
La vetustà del monumento ed il tempo trascorso tra lo smontaggio e la successiva
ricostruzione costrinsero il Finzi ad integrare le parti originali molto
deteriorate con elementi di travertino riconoscibili per il colore più chiaro
della pietra utilizzata. Il bacino poligonale, costituito in origine unicamente
da dodici pannelli, è attualmente articolato in dodici pilastrini angolari,
risalenti al restauro del 1905, che racchiudono altrettante specchiature ornate
dai bassorilievi della fontana originale raffiguranti sei stemmi gentilizi della
casa Farnese e sei trofei militari. I pilastri si resero necessari poiché le
lastre originali erano state danneggiate lungo i bordi durante lo smontaggio del
1875. Il Finzi riporta, nella sua relazione, che i dodici pannelli conservavano
ancora tracce degli incastri maschio-femmina che li univano.
La coppa centrale, sostenuta da un balaustro ricostruito in occasione del
restauro, è di forma circolare, decorata da baccellature sormontate da un
ricorso orizzontale ad ovoli e lancette; il bordo arrotondato è sottolineato da
una modanatura a scozia. La coppa è, inoltre, ornata da tre protomi canine che
contengono i cannelli dell’acqua, sormontate ciascuna da un fregio a tre gigli.
Due di esse e parti del bordo sono tasselli di integrazioni in pietra effettuate
durante il restauro del Finzi.
Dalla vasca centrale si innalza, a forma di calice sacro, la seconda coppa,
della quale il restauratore riuscì a conservare la vasca sommitale integrando lo
stelo che la sosteneva.
Nella ricostruzione del 1905, in parziale difformità dal progetto, il saliente
centrale fu collocato in posizione più elevata rispetto ai disegni. Ciò, forse,
dovette causare l’inconveniente della fuoriuscita dell’acqua del getto superiore
dal perimetro dodecagonale, perché, nel 1916, la commissione edilizia decise di
abbassare il saliente. Anche questa volta fu disatteso il disegno dell’ingegnere
capo del comune ed il saliente fu abbassato più del dovuto alterando
notevolmente le proporzioni architettoniche del monumento.
Il restauro
Quando nel 1998 è iniziato il progetto di restauro conservativo, la fontana
presentava gravi segni di dissesto e di degrado. Ultimate le operazioni di
pulitura si è evidenziata la precarietà strutturale degli elementi che
costituiscono il saliente centrale determinando la necessità del relativo
smontaggio.
Durante il rimontaggio è stata installata nel foro centrale del saliente, dove
passa l’alimentazione idrica, una struttura in acciaio inox composta da un
montante tubolare diviso in più tratti, avvitati tra di loro, corrispondenti
alle parti che compongono il saliente e da un piatto di base di forma quadrata.
La coppa superiore, poiché in stato di degrado irreversibile, è stata sostituita
con una nuova, mentre quella originale è stata restaurata ed è visibile presso
la sede comunale.
Per recuperare i corretti rapporti geometrici e dimensionali della fontana, è
stata inserita una base quadrata in travertino per rialzare il saliente centrale
e permettere la lettura dell’intero balaustro che sorregge la vasca decorata
oltre il bordo del bacino poligonale.
Le operazioni di pulitura della pietra hanno evidenziato molto dettagliatamente
sia le integrazioni avvenute con il restauro del 1905, perché in quel caso fu
utilizzato un travertino molto più chiaro dell’originale; sia integrazioni
dovute ad un restauro precedente, forse del 1850. In quest’ultimo caso fu
utilizzato un travertino uguale all’originale e furono ricostruite le due
cornici sopra gli stemmi di Canino e di Castro; la buona conservazione degli
spigoli delle modanature a confronto con la forte erosione delle parti originali
le rende riconoscibili.
Con il restauro attuale non si è ritenuto opportuno prevedere lo smontaggio dei
pannelli costituenti il bacino dodecagonale, anche se non è evidente la
motivazione della sequenza di montaggio degli stemmi data dal Finzi durante la
ricostruzione.
I bassorilievi rappresentano nell’ordine partendo da nord: lo stemma del Vescovo
Alessandro Farnese, lo stemma del Cardinale Alessandro Farnese, lo stemma di
Pier Luigi Farnese, un trofeo con scudi incrociati, un trofeo con scudo e armi,
lo stemma della città di Canino, un trofeo con elmo, un trofeo con faretre
incrociate, un trofeo con scudi incrociati, lo stemma della città di Castro, una
decorazione floreale che riprende quelle del parato Farnese, lo stemma della
confraternita dei Ss. Giovanni e Andrea.
Al di là dell’ordine in cui oggi appaiono i dodici bassorilievi sul parapetto
della vasca dodecagonale, essi rappresentano i maggiori esponenti della famiglia
Farnese nel periodo appena precedente il pontificato di Paolo III con
riferimenti alle loro più alte cariche, ai loro possedimenti ed alle loro virtù
militari; insomma, una sorta di fasti farnesiani che troveranno la loro massima
rappresentazione nei cicli pittorici dei palazzi di Roma e Caprarola.
L’intervento di restauro ha compreso lo smontaggio ed il rimontaggio dei gradini
del basamento che si presentavano molto sconnessi tra loro e la realizzazione di
una canaletta in conci di pietra basaltica, come la pavimentazione della piazza,
per la raccolta delle acque. Il ciglio della canaletta assorbe il dislivello
altimetrico che prima interessava il primo gradino del basamento collocando,
come in origine, la fontana su un piano orizzontale.
Con il restauro è stato ripristinato l’impianto idrico della fontana con la
trasformazione del sistema di alimentazione da acqua a perdere a sistema di
ricircolo e filtrazione ed è stato realizzato un impianto di leggera
illuminazione.
Le Buche
La parte più antica e caratteristica di Canino è rappresentata dal quartiere medioevale, oggi chiamato "Le Buche", dove si possono percorrere suggestivi vicoli che conservano la pavimentazione originaria e che offrono frequenti scorci con archetti, scalinate e portali decorati. Il centro del quartiere è dominato da un grande lavatoio pubblico fatto costruire dai Farnese. Percorrendo le antiche viuzze si possono cogliere da vicino, immaginandoli, momenti di vita reale andati ormai perduti
Municipio
Palazzo Bonaparte
