COSA VEDERE A AMASENO (Frosinone)

 

CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

Nel corso dei secoli diversi incendi (1125 le truppe di Onorio II – 1165 quelle di Federico I Barbarossa) e altri assedi militari, rasero al suolo l’abitato. L’unico edificio dunque, risalente alle stesse origini del paese, sarebbe verosimilmente il campanile della Collegiata S. Maria Assunta. La antica chiesa plebana che vi era annessa fu devastata nell’incendio del 1165 e al suo posto venne eretta l’attuale, che fu consacrata l’08/09/1177, nello stile gotico-cistercense. Le forme architettoniche modellate nello stile austero del gotico primitivo, vennero importate dalla Borgogna dai monaci cistercensi, i quali si insediarono qui ad Amaseno subentrando ai benedettini che avevano tenuto la chiesa precedente. L’edificio, ha la forma basilicale a tre navate, le strutture murarie realizzate interamente in pietra calcarea locale, molto compatta e resistente.
Il sistema costruttivo è ancora quello dell’arte romanica ma con l’introduzione di importanti modifiche, quali: il rafforzamento dell’ossatura, cioè delle strutture portanti, l’alleggerimento delle parti inerti, l’arco a sesto acuto maggiore slancio verticale, estrema semplicità delle linee e la decorazione ridotta al minimo, secondo il dettato di S. Bernardo, perchè non distraesse dal raccoglimento.Di particolare rilievo all’interno della chiesa è il pulpito o ambone, collocato sotto la terza arcata di sinistra. Realizzato in calcare levigato, ha la forma di una loggia a cassa quadrata, elevata su quattro colonne architravate a fusto liscio con capitelli riccamente decorati. Al centro del parapetto frontale, una colonnina pensile con fusto ottagonale e capitello adorno di foglie di acanto, sorregge un’aquila reale con un montone tra gli artigli e le ali alzate, formanti il leggio. Questo capolavoro di scultura gotico-romanica fu portato a termine nell’anno 1291 da Pietro Gullimari e i suoi figli Morisio e Giacomo, come attesta l’epigrafe latina incisa a caratteri gotici maiuscoli sulla fronte dell’architrave. Ne riportiamo la versione italiana: " Ave Maria, piena di grazia, Nel nome del Signore. Amen. Nell’anno della Sua nascita 1291, nell’indizione quarta, nel mese di aprile, nell’anno 4° del pontificato di Nicolò IV, l’opera di codesta chiesa e di codesto pulpito venne completata dai maestri Pietro Gullimari di Priverno, Morisio e Giacomo, figli di lui. Le loro anime riposino in pace. Amen." . Il lavoro ultimato nel 1291 dimostra chiaramente che l’opera venne posta in essere da un’altra mano e terminata quasi di fretta, perché nella parte posteriore dei parapetti si nota un tipo di lavoro invece più elementare, privo delle decorazioni in bassorilievo dei bordi esterni che decorano invece quelli frontali. Ciò ci fa quasi pensare che l’artista originario non poté terminare l’opera e dunque fu commissionata ai mastri di Priverno. Ora ci viene spontaneo chiederci chi fu quell’artista? Una bolla di papa Innocenzo IV del 1248, assegna all’arciprete di S. Maria, un beneficio ecclesiastico in favore del chierico Giovanni, figlio di Nicola Pisano, quello stesso Nicola autore del pulpito del Battistero di Pisa. In quel periodo Giovanni viveva ad Amaseno presso i monaci cistercensi di Santa Maria, ed é certo che anche Nicola, suo padre, visse ad Amaseno per un lasso di tempo non meglio specificato nel 1265, proprio nel periodo in cui nella chiesa erano in piena attività i lavori di completamento, lavori che furono ultimati nel 1291.Per questo ci piace pensare che proprio il grande artista, Nicola, abbia dato il via ai lavori di messa in opera del Pulpito che vennero poi ultimati dai maestri Gullimari di Priverno. Attualmente nessun documento accerta la nostra ipotesi, quindi è opportuno che questa notizia venga presa con il beneficio del dubbio. Ma sorge spontanea una domanda: possibile che un artista del calibro del Pisano fosse qui ad Amaseno e durante i lavori all’interno della chiesa, non abbia in qualche modo consigliato i Mastri o perlomeno presenziato i lavori?

 

CHIESA DI SAN PIETRO

La chiesa di S. Pietro Apostolo è situata nella parte più alta del centro antico nei pressi del Castello. Non si hanno notizie riguardo la sua fondazione; la prima data certa che abbiamo risale agli inizi del XIV sec. La chiesa infatti è nominata dal Conte Riccardo di Ceccano nel suo testamento datato 1315. Dell’originario stile architettonico ne è testimonianza il campanile, mentre la chiesa fu ristrutturata in stile barocco nel 1749 prima, e poi ancora riparata e abbellita dopo i bombardamenti del 1944. 
Si fregia del titolo di Abbazia, quindi si può supporre che agli inizi fosse ufficiata da una comunità monastica cui subentrò il clero secolare. L’edificio è di modeste dimensioni; ha pianta rettangolare a tre navate con tre campate ciascuna e una piccola abside.
Negli ultimi anni, mentre l’attuale parroco Don Italo Pisterzi eseguiva delle riparazioni all’impianto elettrico, si staccò un pezzo di intonaco su una colonna.
Vennero alla luce blocchi di pietra finemente lavorati. Altri sondaggi, sulle altre colonne, rivelarono la stessa fattura.
A tutt’oggi è in corso uno studio da parte della Sovrintendenza per accertare la provenienza dei materiali che vennero utilizzati per costruire quella chiesa.

 

L’Annunziata

E’ situata nel centro storico presso Piazza Nuova (Cauto); consta di due strutture congiunte, una chiesa e una cappella attigua che in origine sicuramente avevano anche nomi distinti. Nel corso degli anni è stata ricostruita varie volte, prima nel 1871 poi in seguito ai bombardamenti del ’44 e ultimata nel 1975. 
Fin dalle sue origini la chiesa ha sempre avuto una sua confraternita affiliata nel 1579 a quella della SS. Trinità. Degna di nota è una statua lignea della Madonna col Bambino risalente al XIII sec., e un notevole affresco databile XV-XVI sec. venuto alla luce recentemente, raffigurante La presentazione di Gesù al Tempio. 
La chiesa oggi , ospita la rappresentazione scenografica del Presepe dal 1985
 

 

San Sebastiano

Chiesa di piccole dimensioni situata nel centro abitato; Ne troviamo la prima citazione nel 1491.
E’ a pianta rettangolare le cui strutture sono rivestite completamente in intonaco. Al suo interno è custodita una statua lignea raffigurante S. Sebastiano, centurione romano, martirizzato nel 288 da Diocleziano. Fu scolpita dall’artista locale Giuseppe Apponi nel 1888. Nella sala attigua ha sede la confraternita del Santo fondata nei primi anni del secolo scorso.

 

 

 

Santa Maria delle Grazie

Comunemente viene chiamata Madonna delle Grazie e si trova fuori dal centro abitato nei pressi dell’Edificio Scolastico. La sua origine può essere datata alla fine del XV sec. alla quale si fa risalire l’affresco absidale della Madonna seduta che regge il Bambino con entrambe la mani, con S. Giovanni a destra e S. Sosio a sinistra. Consta di una sola navata con due cappelle laterali. La costruzione comprende anche una piccola sacrestia e, situata dietro l’abside, la canonica. Secondo la tradizione locale, questa chiesa fu teatro di un’ignominoso delitto consumato dall’aspirante brigante Vincenzo Panici rampollo di un’influente famiglia di S. Lorenzo, condannato a morte nel 1816.

 

San Rocco

La piccola costruzione sorge fuori dal centro abitato. Si presume che la sua fondazione sia avvenuta nel XVII secolo per voto della popolazione, quando imperversava in Italia e in Europa l’epidemia della peste. E’ costruita interamente in pietra calcarea intonacata in un’unica navata rettangolare.
La chiesa custodisce la statua di S. Rocco vissuto tra il 1295 e il 1327 e dedito all’assistenza degli appestati. 
La tradizione vuole che per la sua festa si portino in processione cesti colmi di pane benedetto, da donare poi a tutta la popolazione. Questo a ricordare che quando Lui stesso venne colpito dalla peste, la Provvidenza gli mandò un cagnolino con un pane in bocca.

 

L’Auricola

Una teoria organica sviluppata dall’arch. Paolo Campanelli nel  1994 accredita l’ipotesi che l’Auricola sia stata fondata da San Benedetto nel  955.
Fu un Protocenobio impiantato su un antico tempio dedicato al dio Ercole e occorreva a San Benedetto per avere un punto di forza nella zona.La scelta cadde su una collina, nella valle dell’Amaseno, denominata Aureola (poi corretta in Auricola).Il Campanelli ricava la sua teoria da una rilettura in senso urbanistico degli Acta Sancti Placidi, dove, appunto, si legge che San Benedetto sostò: iuxta civitatem Herculanam …… in locum scilicet qui Aureola ab accolis appellabeatur

 

IL CASTELLO

Nella parte più alta del centro abitato di Amaseno è ubicato il Castello; fino al 1937 l'edificio conservava i maestosi ruderi della torre mastra, che vennero eliminati per far posto al serbatoio per l'approvvigionamento idrico dell'abitato. Nel corso degli anni, ha subito innumerevoli   rimaneggiamenti  poiché abitato dalla popolazione locale.Le originali parti di muratura visibili, daterebbero la sua costruzione al XIII secolo circa.Nella parte Sud del Castello ancora oggi possiamo notare delle feritoie, dette "occhi", ricavate tra due blocchi di calcare utilizzate per lo scolo delle acque. Ad oggi e possibile ancora ammirare la ripida scalinata interna, realizzata con robusti conci di calcare squadrati e sagomati.La veduta d'insieme del Castello è molto imponente anche se, essendo stato utilizzato come abitazione, due orrendi balconcini ne deturpano l'armonia.Fino a metà parete, circa, si può vedere come la muratura del basamento sia inclinata, tipo il tronco di una piramide; sopra l'enorme parete è ancora visibile una torretta.Alla metà del 15° secolo il castello di S. Lorenzo, venne donato dalla regina Giovanna II di Napoli ai Conti di Ceccano.La tradizione popolare narra che la regina Giovanna usava soggiornare del tempo nel suo castello di  Amaseno.Si racconta che fosse di carattere ribelle, sfrontato e libertino e che non disdegnava la compagnia dei giovani locali o di quella delle sue guardie. Quando stanca di queste sue relazioni clandestine intendeva liberarsi, per non avere problemi, improvvisamente si perdeva traccia di questi suoi uomini.Da qui le più macabre leggende sulla presunta sparizione di questi giovani.Non vi è castello senza l’immancabile passaggio segreto, dunque dai sotterranei del castello, si dice, che un cunicolo portava fuori dalle mura di cinta, in località Spinetti . Tale passaggio è stato utilizzato durante la seconda guerra mondiale per sfuggire ai bombardamenti e alle incursioni dei soldati (marocchini ecc.) .

Del 1491 abbiamo una piacevole descrizione del castello riportata nell’Inventarium Honoraty Gaytani  pp. 260-281 di cui ne riportiamo alcuni passi “ Dui turri et uno turrione in mezzo alle dicti dui turri, sale, camere, cortiglio, baglio,cisterne,furno, cellaro da vino, stalla con centimolo (mulino) in ordene et acto macenare, con multi aaltri membri, orti et edificii…” p. 115 L. Zaccheo.

(tratto dal sito http://digilander.libero.it/amabanda/ )

                                                                             

 

 

 

 

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