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COSA VEDERE AD ALVITO (Frosinone)

Il Castello di Alvito

Le prime notizie sulla esistenza del Castello
di Alvito risalgono all'anno 1087; pare che fosse stato edificato dalla potente
famiglia dei d'Aquino in attuazione di un accordo con l'Abate di Montecassino,
Oderisio. E ai d'Aquino, anche se con alterne vicende, rimase per alcuni secoli,
fino al momento di un disastroso terremoto, avvenuto il 9 settembre dell'anno
1349. In quella circostanza il castello fu completamente distrutto e lo stesso
Adenolfo III d'Aquino, Conte di Alvito, e tutta la sua famiglia perirono sepolti
dalle macerie.
E' a questo punto che, nel possesso della
rocca, subentra un'altra potente famiglia: quei Cantelmo, feudatari di origine
francese scesi in Iatalia al seguito di Carlo I d'Angiò, che già avevano avuto
un ruolo non secondario nella zona come Signori di Vicalvi e le cui fortune
erano decisamente in ascesa al contrario di quelle dei d'Aquino.
Rostaino Cantelmo, approfittando della
situazione di vuoto determinatasi con le distruzioni prodotte dal terremoto,
facendo leva sui rapporti di parentela intercorrenti con i d'Aquino (una Cantelmo era moglie di Adenolfo III ) nel 1350 riedificò il castello e vi si
insediò. A ricordo del fatto fece collocare una iscrizione marmorea sopra la
porta di accesso al Castello.
I Cantelmo furono Signori di Alvito fino al
1497 quando pagarono con la perdita della contea l'esserci schierati dalla parte
sbagliata nella disputa per la conquista del regno di Napoli, tra Carlo VIII, re
di Francia, e Federico d'Aragona.
Successivamente iniziò per il castello un
inesorabile declino dovuto sopratutto all'evolversi dei tempi: finita l'epoca
della grandi instabilità medioevali, in cui le continue ostilità obbligavano
all'uso di residenze ben fortificate, la rocca cessò di essere la dimora
principale dei feudatari del luogo, che presero a soggiornare al centro
dell'abitato edificato a mezza costa, ove poi i Gallio, che furono Signori di
Alvito dal 1595, costruirono il Palazzo Ducale.
L'impianto generale del Castello, è impostato
secondo uno schema molto razionale e di grande efficacia militare, in cui, a
partire dall'esterno verso l'interno, nell'ambito di una concezione concentrica
della dislocazione delle fortificazioni fisse, si individuano diverse parti:
il fossato, che originariamente doveva interessare tutto il perimetro e che oggi
è visibile solo nei lati verso ovest e verso sud.
- una piattaforma a pianta trapezoidale,
ottenuta spianando la sommità del colle e delimitata da una imponente cinta
muraria realizzata con muri a scarpa e fortificazioni ai quattro angoli con
torri rotonde.
- il nucleo del castello vero e proprio a
pianta vagamente rettangolare, posto al centro della piattaforma e fortificato a
sua volta da torri angolari collegate tra loro da camminamenti di ronda.
Dal lato verso est tra la piattaforma e il
fossato, una struttura muraria fortificata delimita uno spazio a forma
triangolare che doveva essere adibito a piazza d'armi e ricovero del contado in
casi di emergenza.
Il fossato era strutturato in modo tale da
apparire agli assedianti che risalivano il pendio come una basso muro non
insormontabile, mentre all'interno la profondità aumentava di alcuni metri in
modo da rendere problematica anche un'eventuale ritirata.
Lungo il perimetro della piattaforma si
realizzava un primo ordine di spalti interrotti soltanto dalle torri rotonde
angolari, ideali per il posizionamento di pezzi di artiglieria; i muri a scarpa
realizzavano una efficace protezione delle murature portanti della rocca dagli
effetti devastanti delle mine.
L'accesso al nucleo del castello avveniva
attraverso l'apertura ad arco a sesto acuto presente nel lato ovest, al di sopra
della quale è ancora visibile incastrata nel muro una pietra con scolpite le
sembianze di un leone, lo stemma dei Cantelmo.
Sopra lo stemma si nota ancora la nicchia che
conteneva l'iscrizione marmorea fatta collocare da Rostino Cantelmo a memoria
della ricostruzione del Castello eseguita nel 1350.
All'interno del nucleo, i resti delle strutture
murarie rivelano quella che doveva essere la distribuzione dei vari ambienti,
che si sviluppava in altezza per almeno due piani utili: dalla parte verso sud
erano disposti i locali dell'appartamento nobile e le sale di rappresentanza,
negli altri lati trovavano collocazione ambienti della servitù e della guardia,
depositi e dispense.
La forma e il tipo di impianto sopra descritto
confermano quanto riportato nelle cronache che il castello fu completamente
ricostruito nel 1350. Non si notano infatti tracce di strutture databili ad
epoca antecedente che possono accreditare l'ipotesi di una ricostruzione
parziale. Al contrario, la chiara impostazione architettonica, di stile gotico,
ma informata ad un senso della proporzione e della simmetria quasi
quattrocentesco, è prova di un intervento necessariamente eseguito nella seconda
metà del 1300.
A successivi adeguamenti sono da attribuirsi la
realizzazione dei muri a scarpa e delle torri rotonde agli angoli della
piattaforma, essendo queste tecniche di ingegneria militare divenute usuali
soltanto nel corso del XV secolo, in conseguenza dell'affermarsi della polvere
da mina e dell'artiglieria.
( tratto dal sito http://www.comune.alvito.fr.it/ )