COSA VEDERE AD ACUTO (Frosinone)

 

Chiesa di San Sebastiano 

La chiesetta rurale dedicata ai santi Rocco e Sebastiano era posta a circa mezzo chilometro dal paese (oggi è integrata nel centro abitato). Documenti del Settecento la descrivono come una chiesetta posta a "un tiro di schioppo dal paese, in contrada La Cisterna". Edificata intorno al XII secolo, fu arricchita con affreschi di grande interesse dal Vescovo Torelli tra il 1528 e il 1550.
Gli acutini attribuivano ai due santi titolari della chiesa la capacità di tenere lontane le malattie, le carestie e le epidemie. Ciò avvenne anche in occasione dello scampato pericolo per la gravissima epidemia di peste che colpì l'intera Ciociaria e Roma al seguito della carestia  nel 1657, ma risparmiò miracolosamente Acuto. In quella occasione Benedetto Bovini, uno dei notabili acutini dell'epoca, fece apporre sulla facciata della chiesa una lapide a memoria della grazia concessa dai due santi, lapide che ancora oggi fa bella mostra di sé sopra l'antico portale.
Notizie frammentarie fanno ritenere che proprio in questa chiesa, nell'altare di destra, fosse custodita la statua lignea della Madonna di Acuto, oggetto di grande venerazione nei secoli passati.

Chiesa di Santa Maria 

La chiesa di S. Maria fu fondata nel XIII secolo, per esplicita volontà di Bonifacio VIII. Il papa in persona emanò una bolla con la quale, intorno al 1290, prometteva indulgenze a chi avesse effettuato delle donazioni per la costruzione della nuova Chiesa Principale di Acuto.
Faceva parte del patrimonio di S. Maria la statua della Madonna di Acuto, che si dice donata dallo stesso Bonifacio VIII nel 1303. La costruzione originaria doveva avere una forma abbastanza tozza, di non grande pregio artistico; fu restaurata (e ampliata) in due occasioni nei secoli successivi: nel 1574 e nel 1729, principalmente per adeguarla ad una popolazione in costante crescita. Dentro e intorno alla Chiesa sorgeva uno dei cimiteri paesani, rimasto in uso fino al 1870, anno in cui Acuto passò al regno d'Italia.
Proprio negli anni immediatamente precedenti lo Stato Pontificio aveva finanziato con 17.700 scudi il grandioso restauro (in realtà una ricostruzione) che ha dato la forma attuale all'edificio, e che fu concluso pochi mesi prima della fine del potere temporale della Chiesa. L'entità della somma stanziata corrisponde alla grandiosità dei lavori. La chiesa fu alzata e allungata (la facciata fu spostata in avanti di quasi dieci metri), furono ampliati i rami del transetto e l'abside, completando il tutto con una enorme volta a botte. L'aspetto più interessante della nuova Chiesa sono gli stucchi, realizzati con maestria da un artigiano che aveva però in antipatia il potere temporale della chiesa, ed auspicava la realizzazione dell'Unità d'Italia.
In tutta la chiesa egli usò quindi come motivo decorativo il Corvo (simboleggiante la Chiesa) che si china e... se la fa sotto di fronte all'Aquila della Monarchia Sabauda. La decorazione è talmente ricca, che questo particolare non fu notato dai revisori dei lavori, che pagarono tranquillamente il compenso pattuito.
Fu realizzato anche un enorme affresco sulla facciata, il cui intonaco crollò intorno agli anni '30. Negli anni '50 al suo posto fu collocato l'attuale mosaico. Il campanile laterale è stato recentemente sopraelevato di un piano con una struttura in cemento armato, che ne ha alterato profondamente le proporzioni. E' andato perso in quella occasione anche l'antico orologio della torre campanaria, di cui resta abbandonato il meccanismo, e il cui quadrante è stato "riciclato" come base per una fontana sita nella piazza antistante.

 

 

 

                  

 

 

 

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