COSA VEDERE A ACQUAPENDENTE (Viterbo)

  

 

La Cripta della Basilica del S. Sepolcro

La cripta del S. Sepolcro costituisce, per il gioco di colonne ed archi e per la sua antica origine (seconda metà del X secolo), uno degli esempi più caratteristici ed importanti di cripte romaniche in Italia. Occupa lo spazio sottostante il transetto e l’abside della omonima cattedrale; le 24 colonne che la costituiscono suddividono la pianta in nove piccole navate, coperte da volte a crociera costolonate, che formano una caratteristica “T”. La peculiare forma dei capitelli e le proporzioni delle colonne rispetto alla volta suggeriscono l’ipotesi che la costruzione si sia protratta nel tempo, fino alla fine del secolo XI, visto il contrasto esistente tra la barbara complessità dei capitelli delle colonne in pietra dura e le strutture delle volte a crociera in tufo. Le decorazioni dei capitelli sono dominate da figure zoomorfe che si alternano con grandi varietà di soggetti e forme tra le quali uccelli, composizioni vegetali, teste di ariete. Al lato della scalinata di accesso di sinistra sono visibili resti di affreschi del XIII-XV secolo: una Natività e le figure di Santa Caterina d’Alessandria e S. Michele Arcangelo; al centro della cripta, una doppia scalinata, scavata nella pietra, permette di raggiungere il sacello a forma di piramide rettangolare, riproducente il S. Sepolcro di Gerusalemme, con la presenza nel tabernacolo interno, di pietre incastonate che, secondo la tradizione, sarebbero state bagnate dal sangue di Cristo durante la Passione, come attesta una iscrizione latina posta nel muro davanti all’apertura del sacello.
 

Chiesa di San Giovanni

La chiesa di S. Giovanni, consacrata nel 1149, si trova a destra di quello che fu il palazzo fatto costruire da Ascanio Sforza nel 1535 ,che diviene proprietà dei frati Minori Osservanti nel 1617 che ne fecero il loro convento
La chiesetta, come anche il resto del complesso in cui è inglobata, ha subito, nel tempo, numerose manomissioni specie nel periodo ottocentesco.  Convento e chiesa sono ora di proprietà del Comune di Acquapendente e ospitano la casa di riposo per anziani dedicata a San Giuseppe.
 

Chiesa di San Francesco

Consacrata nel 1149 dal Vescovo di Orvieto Aldobrandino, la chiesa di San Francesco venne affidata ai minori conventuali nel 1253.  In origine a forme gotiche, fu poi rimaneggiata nel 1747 secondo canoni barocchi. A fianco della facciata si trova il campanile del 1506, eretto su progetto di Raffaele da Prato con bifore ai primi due piani e monofore all'ultimo, completato soltanto nel 1934.
All’interno, nel secondo altare di destra, si conserva un crocefisso in legno del XIII secolo attribuito a Lorenzo Maitani mentre nel secondo altare di sinistra si trova una statua dorata dell’Assunta, opera del fiammingo Carlos Duames della fine del '600. Lungo il perimetro della chiesa sono dislocate quattordici statue lignee di ottima fattura, intagliate nel 1751 da Giovanni Bulgarini da Piancastagnaio, le quali rappresentano a grandezza naturale i dodici apostoli e i santi Giuseppe e Giovanni Battista. Meritano particolare attenzione gli affreschi del coro. Nella parete finestrata si osserva La gloria del Paradiso con L’incoronazione dell’Assunta, sulla destra la canonizzazione di S. Antonio da Padova e a sinistra i funerali del santo. Nella volta divisa in quattro settori, vi sono le allegorie di dodici virtù. Il ciclo è firmato “F.I.L.A. 1645”cioè “Frater Julius Leonardus Aquipendi”, tuttavia è da attribuire a Francesco Nasini, che firma altre opere all’interno della chiesa. Sono inoltre presenti, in luogo custodito, altre notevoli opere d’arte come un S. Bernardino di Sano di Pietro e una Madonna di anonimo fiorentino, entrambe risalenti al XV secolo.
Dal chiostro si accede alle sacrestie recentemente restaurate che saranno sede di una pinacoteca.
 

Monastero di Santa Chiara

Ai margini nord-ovest del centro urbano di Acquapendente, sul colle un tempo denominato “Poggio del Massaro”, è ubicato il monastero di clausura di S. Chiara. Su questo colle era eretta, probabilmente, un'antica fortezza a difesa della città. Per tale motivo la località veniva denominata anche “La Cittadella”. Nel 1333, l’autorità pontificia concesse a fra Tommaso d’Acquapendente, padre provinciale dei Minori Conventuali, la facoltà di costruire sul predetto colle il monastero, usufruendo della fortezza esistente. Il monastero venne costruito a spese di fra Tommaso, con il contributo volontario dei cittadini di Acquapendente e fu destinato a sede della comunità religiosa delle clarisse. Sul finire del '700 (inizi '800) le truppe napoleoniche in transito ad Acquapendente allontanarono le monache dal monastero per adibire lo stesso a caserma e solamente nel 1815 le clarisse poterono reinsediarvisi. Nel 1870 i beni immobili del monastero, come quelli degli altri enti religiosi, subirono la confisca da parte dello Stato Italiano, ma all’inizio del '900 cinque monache superstiti della comunità delle clarisse acquistarono in proprio dal Comune di Acquapendente il complesso del monastero, al quale poi, con decreto del Presidente della Repubblica del 18 giugno 1952, venne riconosciuta la “personalità giuridica”.
 

Chiesa di Santa Vittoria

Nelle "Croniche di Acquapendente", P. P. Biondi cita S. Vittoria come la più importante delle sei chiese curate (le altre sono S. Lorenzo, S. Giovanni, S. Pietro, S. Angelo, S.  Sepolcro). Intorno all'antica pieve di S. Vittoria si sviluppò il primo nucleo abitativo della città Acquapendente. Nel 1588 Acquapendente apparteneva alla diocesi di Orvieto e S. Vittoria aveva il titolo di chiesa priorale che tenne fino a quando, nel 1649, la chiesa del S. Sepolcro venne elevata a Cattedrale e dichiarata capoluogo di diocesi.
Nell’abside è custodita la statua lignea della Madonna del Fiore opera di Giovanni Bulgarini di Piancastagnaio (1751).
La forma architettonica attuale si deve alle ristrutturazioni attuate nell’800 dal Meluzzi.
 

 

Chiesa di Sant'Agostino

La chiesa, e l’annesso convento furono fondati nel 1290, ma a causa di un incendio scoppiato l’8 Novembre del 1746.  che distrusse la chiesa, fu anche la prima a risentire delle trasformazioni barocche che si operarono in  Acquapendente a partire dalla seconda metà del '700. Le antiche forme medievali si possono ancora leggere sul lato prospiciente via Roma, dove dei muri di tamponatura chiudono le antiche aperture della chiesa con archi a sesto acuto. Il chiostro dell’annesso convento.ha mantenuto i suoi caratteri cinquecenteschi fino all’ultimo secolo quando, con l’incameramento da parte dello stato italiano dei beni ecclesiastici, è diventato dapprima sede di un comando militare, in seguito, nei primi anni del '900, sede della scuola elementare.

 

 

Torre Julia De' Jacopo

La Torre Julia de' Jacopo, già P.ta S. Sepolcro, fu così chiamata in onore della fanciulla aquesiana, che il 18 gennaio1550, con la sua prontezza, riuscì a bloccare l'ingresso ai soldati nemici.
Oggi, la Torre, che sembra ancora posta a guardia del paese, ospita al piano terra il centro visite della Riserva Naturale Monte Rufeno, un punto informativo e un punto vendita di prodotti tipici e dell'artigianato locale.
Al piano superiore della Torre Julia de’ Jacopo, si trovano dei locali in cui sono stati raccolti ed esposti reperti di ceramica medievale frutto degli scavi condotti nel centro storico di Acquapendente dalla sede locale dell'Archeoclub d'Italia. Gli scavi effettuati nel centro storico, hanno portato alla luce reperti che testimoniano quella che fu l’antica tradizione ceramica aquesiana, sin dal XIII secolo. Il museo ospita gli importanti, e tipologicamente vari, reperti di maiolica arcaica, dipinti in ramina e manganese con stemmi araldici, figure umane e antropomorfe, motivi vegetali e geometrici, che sono stati rinvenuti negli scavi dell’ex convento di S. Agostino in Acquapendente. L’esposizione dei numerosi reperti è preceduta da una sezione che illustra la storia e le tecniche ceramiche aquesiane.
 

Palazzo Vescovile

Con la distruzione della città di Castro e l'erezione della nuova diocesi di Acquapendente la città divenne sede vescovile e la bolla del 13 Novembre 1649 di Innocenzo X ne ufficializzò la costituzione.  La comunità, con il concorso delle confraternite, acquistò e offrì al vescovo il palazzo della famiglia Oliva.
La forma attuale è dovuta ai restauri effettuati alla fine del '600 e agli ampliamenti operati dal nella metà del '700. Nel portale principale di ingresso si può leggere la scritta ".ALFONSUS. ARCHIEPS. AMALF. S. D. N. PP. SACR. 1544" che ricorda appunto il primo proprietario del palazzo.
Un recente restauro della struttura ha consentito di destinarne una parte a Museo Civico Diocesano. Al primo piano del palazzo si trova, oltre all'appartamento vescovile, l’archivio  della curia, la biblioteca dell'ex seminario e diverse opere d'arte appartenenti a varie chiese.
A piano terra si possono visitare le vecchie carceri sulle cui pareti sono ancora leggibili, graffite sul muro, le testimonianze lasciate dai condannati.
In altri locali del piano terra sono state ricavate delle sale per conferenze.
 

Chiesa di Santa Caterina

Percorrendo via Roma, dietro la chiesa di S. Agostino si trova la chiesetta di S. Antonio Abate e S. Caterina. La facciata che risale a più di un secolo fa fu costruita su progetto dell’architetto Guglielmo Meluzzi e già dal bozzetto eseguito nel luglio 1875 si evidenzia la volontà di riprendere i motivi plastici del piano terra del vicino campanile di S. Agostino. Al centro della facciata si apre un grosso finestrone a occhio di bue. Sotto il finestrone si leggono le parole “ D.O.M in HONOREM SS. Antonii Ab. et Catharinae V.M. aedes dicata” (chiesa consacrata a Dio ottimo massimo in onore dei santi Antonio abate e Caterina vergine martire). All’interno, nell’aula dei fedeli, si possono ammirare una statua lignea della Madonna di Loreto e la cappella in onore di S. Rocco con la sua immagine lignea. Sopra il cornicione, nelle aule, sono rappresentati con figure simboliche i sacramenti. Nelle nicchie dell’abside si trova la statua di S. Antonio abate, di grande interesse storico artistico, citata da mons. P. Mignucci nel Settembre 1652; a sinistra della nicchia c’è l’immagine di S. Caterina vicino alla ruota, simbolo del suo martirio. L’altare è decorato con graffiti eseguiti dall’artista locale Mario Vinci, le volte invece sono state eseguite da Ennio Luzzi  nel 1965, entrambi nativi di Acquapendente.
Nel piccolo campanile si trovano due campane, la più grande (alta 76 cm e del diametro di 64 cm) è stata fusa da Sebastiano di Acquapendente nel 1621 e reca la seguente scritta “Disciplinator Uln. Soc. S. Ant – Aquapenden. 1621 – Bast. Aquap. Fec.”
 

Fonte del Rigombo

Acquapendente è stata fin dalle sue origini, una terra ricca di sorgenti naturali, che scaturiscono al contatto dei depositi tufacei con le colate laviche sottostanti. Come risulta dagli scritti del Biondi, cronista locale del XVI sec., queste sorgenti all’inizio erano raccolte in fosse ed erano utilizzate solo per gli animali, mentre dove scaturiva, l’acqua era perfettamente limpida e potabile. Le due fonti, che appunto si trovano all’interno della città, originariamente si chiamavano del Rigombo e delle Sugarelle. Quella del Rigombo deriva dal latino “recumbere ”, ossia riposarsi, ma anche sostare, volendo intendere che la fonte era luogo di interruzione del cammino per il viaggiatore e per la sua cavalcatura. La denominazione “Mascheroni” entrò in uso quando la fonte venne inquadrata architettonicamente dal Meluzzi, con lesene e cornicioni, ponendo delle maschere grottesche intorno ai cannelli dell’acqua

 

Palazzo Benci Caterini

Dopo il disboscamento della valle del Rivo, intorno al XII secolo, nasce nel cuore della città quella che oggi è piazza Girolamo Fabrizio, già piazza Vittorio Emanuele. E' qui che numerose famiglie vollero edificare i loro signorili palazzi, veri e propri monumenti per Acquapendente, soprattutto per i caratteristici e solenni portali. Davanti alla chiesa di S. Stefano (numero civico 8) è situato palazzo Benci-Caterini, con portale ad arco sotto una trabeazione di tipo dorico. Il concio di chiave, anziché essere decorato dal tradizionale stemma, riporta un mascherone grottesco. Il palazzo con facciata a sette fori e due piani, aveva in origine sul secondo una loggia aperta con tre archi a tutto sesto ancora visibili. Ora il palazzo è stato rialzato di un piano nella parte centrale e chiuso intorno da altri edifici.
Altro palazzo interessante è quello Savini-Costantini (numero civico 3), che si affaccia sull'angolo della piazza principale all'incrocio con piazza Oberdan: la ghiera dell'arco del portale si allarga verso l'alto ed è ornata, al centro, dallo stemma gentilizio dei Savini.
Infine, Palazzo Petrucci-Piccioni (numero civico 6), che si trova di fronte al palazzo comunale (opera questa dell'architetto Meluzzi risalente al 1870) si caratterizza per il portale con arco a tutto sesto, racchiuso entro forti lesene bugnate e riporta il nome "TANCREDES PETRUTIUS" ai lati del concio principale.


Palazzo Comunale

I decenni che seguirono l’unità d’Italia portarono un processo di rinnovamento anche alla città di Acquapendente, nella quale la crescita delle funzioni pubbliche legate al nuovo regno, richiese edifici più ampi, salubri e comodi. Dall’edificio come monumento si passò all’edificio come espressione di una funzione sociale. Nacque così il nuovo Palazzo Comunale, un’opera imponente nelle sue dimensioni rispetto al complesso del vecchio palazzo municipale sulla cui area sorse il nuovo edificio di stile neoclassico.
La costruzione si affaccia sulla piazza principale della città, si presenta nella sua maestosa e semplice eleganza, distaccandosi dall’ambiente circostante. Ed è proprio con la costruzione di questo palazzo che la figura dell’architetto Guglielmo Meluzzi, dopo un inizio semplice in opere di minor importanza, acquista un certo rilievo. E’ ignoto come il Meluzzi abbia ricevuto gli appalti del Comune di Acquapendente. Sappiamo però che restò concentrato negli ultimi dieci anni della sua vita sulla sistemazione della città. Sono suoi i progetti per la costruzione del cimitero e dei lavatoi pubblici, per la realizzazione del nuovo campanile di S. Agostino, per la ristrutturazione della chiesetta di S. Antonio Abate e S. Caterina e della chiesa di S. Lorenzo. Inoltre, fu lui l'artefice delle decorazioni delle due fonti principali, rispettivamente quella detta dei Mascheroni e quella della Ruga

 

Palazzo Piccioni

Dopo il disboscamento della valle del Rivo, intorno al XII secolo, nasce nel cuore della città quella che oggi è piazza Girolamo Fabrizio, già piazza Vittorio Emanuele. E' qui che numerose famiglie vollero edificare i loro signorili palazzi, veri e propri monumenti per Acquapendente, soprattutto per i caratteristici e solenni portali. Davanti alla chiesa di S. Stefano (numero civico 8) è situato palazzo Benci-Caterini, con portale ad arco sotto una trabeazione di tipo dorico. Il concio di chiave, anziché essere decorato dal tradizionale stemma, riporta un mascherone grottesco. Il palazzo con facciata a sette fori e due piani, aveva in origine sul secondo una loggia aperta con tre archi a tutto sesto ancora visibili. Ora il palazzo è stato rialzato di un piano nella parte centrale e chiuso intorno da altri edifici.
Altro palazzo interessante è quello Savini-Costantini (numero civico 3), che si affaccia sull'angolo della piazza principale all'incrocio con piazza Oberdan: la ghiera dell'arco del portale si allarga verso l'alto ed è ornata, al centro, dallo stemma gentilizio dei Savini.
Infine, Palazzo Petrucci-Piccioni (numero civico 6), che si trova di fronte al palazzo comunale (opera questa dell'architetto Meluzzi risalente al 1870) si caratterizza per il portale con arco a tutto sesto, racchiuso entro forti lesene bugnate e riporta il nome "TANCREDES PETRUTIUS" ai lati del concio principale.
 

Palazzo Costantini

Dopo il disboscamento della valle del Rivo, intorno al XII secolo, nasce nel cuore della città quella che oggi è piazza Girolamo Fabrizio, già piazza Vittorio Emanuele. E' qui che numerose famiglie vollero edificare i loro signorili palazzi, veri e propri monumenti per Acquapendente, soprattutto per i caratteristici e solenni portali. Davanti alla chiesa di S. Stefano (numero civico 8) è situato palazzo Benci-Caterini, con portale ad arco sotto una trabeazione di tipo dorico. Il concio di chiave, anziché essere decorato dal tradizionale stemma, riporta un mascherone grottesco. Il palazzo con facciata a sette fori e due piani, aveva in origine sul secondo una loggia aperta con tre archi a tutto sesto ancora visibili. Ora il palazzo è stato rialzato di un piano nella parte centrale e chiuso intorno da altri edifici.
Altro palazzo interessante è quello Savini-Costantini (numero civico 3), che si affaccia sull'angolo della piazza principale all'incrocio con piazza Oberdan: la ghiera dell'arco del portale si allarga verso l'alto ed è ornata, al centro, dallo stemma gentilizio dei Savini.
Infine, Palazzo Petrucci-Piccioni (numero civico 6), che si trova di fronte al palazzo comunale (opera questa dell'architetto Meluzzi risalente al 1870) si caratterizza per il portale con arco a tutto sesto, racchiuso entro forti lesene bugnate e riporta il nome "TANCREDES PETRUTIUS" ai lati del concio principale.
 

Fonte della Rugarella

Acquapendente è stata fin dalle sue origini, una terra ricca di sorgenti naturali, che scaturiscono al contatto dei depositi tufacei con le colate laviche sottostanti. Come risulta dagli scritti del Biondi, cronista locale del XVI sec., queste sorgenti all’inizio erano raccolte in fosse ed erano utilizzate solo per gli animali, mentre dove scaturiva, l’acqua era perfettamente limpida e potabile. Le due fonti, che appunto si trovano all’interno della città, originariamente si chiamavano del Rigombo e delle Sugarelle. Quella del Rigombo deriva dal latino “recumbere ”, ossia riposarsi, ma anche sostare, volendo intendere che la fonte era luogo di interruzione del cammino per il viaggiatore e per la sua cavalcatura. La denominazione “Mascheroni” entrò in uso quando la fonte venne inquadrata architettonicamente dal Meluzzi, con lesene e cornicioni, ponendo delle maschere grottesche intorno ai cannelli dell’acqua

 

 

 

 

 

Chiesa di San Lorenzo

La chiesa di S. Lorenzo, dedicata a S. Lorenzo levita e martire e a S. Michele Arcangelo, è caratterizzata da due ampie scalinate laterali, che fanno arretrare l’edificio di qualche metro rispetto ai caseggiati vicini, nascondendone in parte l’odierna facciata a lesene d’ordine tuscanico gigante e il solenne portale in pietra. Non si conosce con precisione l’anno di edificazione della chiesa. che sembra esistesse già prima del 1594. In principio l’ingresso si trovava sul lato destro dell’edificio, dove oggi si apre una piazzetta, Nel 1877 la Chiesa fu demolita per essere poi ricostruita su progetto di Guglielmo Meluzzi, l'architetto che curò la risistemazione e la costruzione di diversi edifici pubblici del centro storico.
L'interno della chiesa, ha subito, nel corso degli anni, numerosi restauri, specie in seguito ai bombardamenti della II guerra mondiale,
Nella parete destra, di fronte al battistero c'è una tela di Vincenzo Pacelli del 1888 raffigurante la Madonna, S. Michele Arcangelo, S. Lorenzo e il Diavolo. Nella cappella della Madonna della Salute, sulla sinistra, è presente un affresco del '500, più volte rimaneggiato e riportato alla superficie originale durante l'ultimo restauro nel 1987.
La chiesa conserva opere di varia epoca e provenienza. la lunetta su tavola raffigurante “Cristo in Pietà con Angeli”, che era posta sul lato sinistro in corrispondenza dell’entrata, è ora conservata nel "Museo della Città": La lunetta è parte della pala d’altare del senese Girolamo di Benvenuto datata 1505, proveniente dalla chiesa di S. Agostino,  mentre la restante raffigurazione della “Madonna in Trono con Santi” è tutt’oggi conservata al Fogg Art Museum di Cambridge (U.S.A.).
 

Ospedale Civile

In Acquapendente "L'HOSPITALITAS" cioè, l'antica assistenza ospedaliera, contava su diversi istituti. La notizia più antica risale al 26 Novembre 1235 e si riferisce all'ospedale del ponte del Paglia, di cui non rimane alcuna traccia nemmeno nella toponomastica locale. La nascita dell'Ospedale Civile di Acquapendente, avvenne intorno alla seconda metà del 1400, con la fusione degli ospedali di S. Giovanni (1406-1438) e di S. Maria (1387-1471), quest'ultimo così chiamato perché si trovava di fronte alla chiesa di S. Maria, più nota come S. Francesco, la cui amministrazione venne affidata all'ordine laico dell'ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. Sicuramente alcune stanze dell'odierno ospedale occupano la vecchia sede di quello di S. Giovanni, fondato nel 1406. Le sue antiche origini vengono svelate sia dal portale ogivale, di sicura epoca medievale con la croce gerosolimitana posta sul suo architrave, sia da un affresco di Madonna con bambino, d'autore ignoto, di scuola umbro-senese dell'inizio del '500, posto all’ingresso. Nel 1897 iniziarono grandi lavori di restauro e fu rifatta anche la facciata su disegno di A. Piccioni.

 

Palazzo Viscontini

Commissionato nel 1581da Mons. Antonio Viscontini a Hippolito Scalza di Orvieto presenta una facciata con un primo piano fortemente bugnato e molto ricco plasticamente, piano nobile meno accentuato con finestre dotate di timpani e architravi e ultimo piano più basso dotato di finestre semplicemente incorniciate. Sopra il portone principale è visibile lo stemma del casato Viscontini : "una palma con un serpe diritto di qua et un altro dal altra banda di là, et sopra detti serpi stà una corona in campo bianco, et sopra l’arme vi è la mitria con il pastorale et con un motto in un breve, che dice W.ANT. s. ABBAS".Biondi 1588
Alla morte del Viscontini il palazzo passò alla nipote Egidia, che aveva sposato Guido Piccioia e poi alla famiglia Benci, come ricorda un architrave all’interno con la scritta Andreas Bencius. Dal '700 fino ai primi dell'800 appartenne ai Cerri e attualmente è di proprietà della famiglia Cordeschi.
Il palazzo è dotato all’interno di un grande giardino in cui Alessandro Antonaroli Feliziani costruì nel 1871, in legname e muratura, un anfiteatro dedicato a Girolamo Fabrizio; esso aveva una capienza massima di 700-800 spettatori e contava sette palchi, tre dei quali, posti di fronte al palcoscenico, formavano la cosiddetta “galleria della sala del caffè”.
 

Torre del Barbarossa

Vuole la tradizione che sia l'ultima vestigia dell'antico castello di Federico I Barbarossa in cui risiedeva il suo governatore Guelfo VI, scaricato dalla popolazione in seguito alla ribellione del 1166. La torre compare fin dalla prima stampa della città (1572) proprio in cima al colle che domina sulla sinistra il paese mentre è assente sulla stampa a volo d'uccello del Guicciardi (1582) per poi ricomparire con tanto di orologio nella riedizione del De Rossi (1686). Orologio che già esisteva nel 1588 come annota lo storico locale P. P. Biondi "li quattro colli che sono inclusi si domandono, uno dell'oriolo, per causa dell'orilogio che vi sta, ma anticamente si chiamava castello dell'imperatore, perché ivi habitava già l'imperatore, che fu padrone di detta terra". La forma attuale della torre è dovuta ai rifacimenti dell’Ottocento che hanno aggiunto la cella campanaria ed i merli. Il parco che si sviluppa tutto intorno alla torre si è venuto formando nel secondo dopoguerra dopo esser stato per tutto l'ottocento coltivato ad orto, a seminativo ed a vigneto da parte di vari proprietari tra cui i frati di S. Francesco e S. Agostino, la confraternita della Buona Morte, del S. Sacramento ed altri enti e privati cittadini. Le specie arboree presenti sono in prevalenza pino domestico e marittimo, con numerosi cipressi, ippocastani e cedri del libano; non è inconsueto scorgere sulle cime alberate anche degli scoiattoli ed è il luogo più adatto per ammirare delle panoramiche sul paese. Negli ultimi mesi nel parco è stato allestito un percorso sportivo, ideale per chi vuole mantenersi in forma all’aria aperta senza troppi disturbi.
 

Basilica Cattedrale del Santo Sepolcro

La fondazione della basilica è da far risalire, secondo la tradizione, a Matilde di Westfalia (895-968), madre di Ottone I il Grande, la quale, in viaggio dalla Germania verso Roma, fece sosta ad Acquapendente e qui, spinta dagli eventi e da un sogno premonitore, ordinò di far costruire la chiesa. Originariamente a forme romaniche la basilica del S. Sepolcro ha subito, nel tempo, diverse trasformazioni fino al secolo XVIII quando, in conformità con i canoni del barocco settecentesco, venne interamente ricostruita la facciata e sostanzialmente modificata la navata centrale. Il suo interno si sviluppa su tre livelli: il superiore del transetto con l’altare centrale e le cappelle di S. Ermete e del Sacramento; il mediano con le tre navate; l'inferiore con la cripta romanica del XI secolo. La struttura originale della chiesa ritornò alla luce durante i lavori di restauro che si resero necessari dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale rivelando che anticamente le navate erano divise da due file di pilastri che differivano nella forma e nel numero (quattro a sinistra tre a destra). Di questi pilastri rimangono sulla sinistra, a terra, le quattro basi di diversa fattura “a croce lobata”, “circolare” ed “esagonale” e sulla destra il primo dei pilastri di forma ottagonale a mattoni.
Sopra al portale d’ingresso spicca una nicchia dove è collocata una copia del busto di Papa Innocenzo X, il cui originale opera dello scultore Alessandro Algardi e risalente al 1652, è conservata nei locali del palazzo vescovile recentemente ristrutturato.
Di notevole pregio sono due bassorilievi attribuiti ad Agostino di Duccio (1418-1481) e collocati a decorare il fronte degli amboni, quello di sinistra raffigura l’Arcangelo S. Michele in piedi sul drago sconfitto, quello di destra rappresenta la scena in cui S. Raffaele Arcangelo conduce il piccolo Tobia dal padre cieco per guarirlo. Sul muro di destra, in prossimità della Cappella del Sacramento, è possibile ammirare una pala d’altare in terracotta invetriata di Jacopo Beneventano, commissionata originariamente per la chiesa di S. Pietro nel 1522, integrata nel 1881 da Giovan Battista Troiani e trasportata in Cattedrale.
Dietro l’altare sono visibili i pregevoli stalli lignei del coro, commissionati tra il 1685 e 1688 allo scultore Matteo Monsù. Ogni stallo è caratterizzato al centro da ovali con piccoli angeli scolpiti che tengono in mano i simboli della passione (chiodi, lancia, spugna, velo, ecc…). In fondo alla navata centrale è collocato un fonte battesimale in travertino proveniente dalla chiesa di S. Vittoria raffigurante i dodici apostoli, da alcuni critici datato intorno al XIV secolo.

 

 

( tratto dal sito http://www.comuneacquapendente.it/ )

 

 

 

 

 

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