TISICHELLE

 

Le tisichelle sono delle ciambelline, così chiamate poiché dopo cotte presentano una superficie lucida, di colore giallognolo, che fa chiaro riferimento al colore della pelle dei soggetti affetti da un male (tisi) molto diffuso nel XIX secolo. In genere rappresentavano una specie di pane condito, per cui venivano utilizzate nelle merende, in occasione delle fiere, oppure durante gli spuntini in cantina con gli amici, inzuppate nel vino, come accompagnamento ai salumi e ai pesci marinati (anguilla e lattarini). La loro composizione è del tutto simile alle varie ciambelle (o biscotti) non dolci che si usavano nelle varie feste patronali. Le tisichelle hanno una notevole somiglianza (se non identità) con i famosi “tarallucci”, a proposito dei quali, quando vengono usati in chiusura di cerimonie e riunioni poco importanti e inconcludenti, si dice che: “tutto finisce a tarallucci e vino”. Per preparare queste ciambelline si fa una pasta con mezzo kg di farina, acqua, sale e lievito (oppure si prende direttamente la pasta del pane già lievitata) alla quale si aggiungono 100 grammi di olio extravergine di oliva, mezzo bicchiere di vino bianco e, facoltativamente, i semi di anice (o di finocchio) bagnati nel vino. Si impasta il tutto e quindi si formano dei cilindri di pasta, della grandezza di un dito mignolo, con i quali si confezionano delle ciambelline, di grandezza variabile secondo i gusti, che si dispongono nella teglia unta sul fondo per essere cotti al forno a 200° per venti minuti. Secondo le antiche usanze, come per gli altri tipi di pane “biscotto”, prima di introdurle nel forno, si mettevano a sbollentare per qualche minuto in acqua salata, lasciandole poi asciugare per qualche minuto sopra un canovaccio pulito.  

 

(fonte www.tusciaintavola.it )

                                                                                                                                                            

                       

 

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