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RICOTTA ROMANA DOP

Si tratta del prodotto più povero
dell’arte casearia, che viene fatto con il siero del latte
residuato dopo la produzione del formaggio, con aggiunta
soltanto di una percentuale di latte, variabile a seconda
del produttore. Esistono tre diverse tipologie: quella fatta
con latte di pecora, oggi riconosciuta dall'UE come "ricotta
romana Dop", di antica tradizione, quella di latte di mucca,
e quella mista. Tutte sono fatte con il siero residuato dopo
aver prelevato la cagliata con la quale si preparano i vari
tipi di formaggio (di pecora, di mucca o misto), con
l'aggiunta di una quantità variabile di latte intero. Il
disciplinare della Ricotta Romana dop, prevede una aggiunta
di latte di pecora intero che può andare dal 5 al 10% (in
proporzioni variabili a seconda della stagione più o meno
fredda e della tradizione del produttore). Questa aggiunta è
necessaria per conferire al prodotto quella tipica
morbidezza e cremosità, altrimenti si avrebbe un prodotto
più secco e friabile, dal momento che il siero residuato è
quasi completamente primo di grasso. Con tutto ciò, la
ricotta rimane uno dei latticini più poveri di grasso ( )
Per ottenere la ricotta il siero residuato dalla
preparazione del formaggio viene fatto cuocere nuovamente,
da cui il termine ri-cotta, per cui le sieroproteine
contenute in questo liquido si coagulano formando dei grumi
che vengono raccolti e messi a scolare in apposite fuscelle
di giunco o di plastica, conferendo al prodotto la forma
tradizionale e caratteristica di questo prodotto. Per
conservarla più a lungo un tempo si usava salare la ricotta
o cuocerla leggermente al forno. Oggi, però, questi prodotti
sono difficilmente reperibili in commercio, dal momento che
il mercato richiede solamente il prodotto fresco. La
produzione della ricotta, insieme con la produzione del
formaggio di pecora, risale da noi al tempo degli Etruschi.
Da allora, nella produzione strettamente artigianale, la
tecnica è rimasta pressoché inalterata. Alcune cose sono
invece cambiate nella produzione industriale, soprattutto
per quanto riguarda la ricotta fatta con latte di mucca. Per
poterne gustare la delicatezza e la bontà, la ricotta,
specie quella prodotta con latte di pecora, va consumata
fresca e il prima possibile, comunque non oltre il settimo
giorno dalla produzione. È ottima spalmata su una fetta di
pane tostato e poi immersa nel latte della colazione del
mattino, come pure posta all'interno della pizza bianca
appena estratta dal forno, oppure anche mescolata con
marmellata o miele o cioccolato a formarne una specie di
crema densa, da utilizzare anche per la merenda dei bambini.
Fanno parte della nostra tradizione gastronomica anche
alcuni primi piatti a base di ricotta, come i "maccheroni
con la ricotta" "i ravioli di ricotta e spinaci" e il
"pancotto con la ricotta", un tempo usato dagli anziani o
per le prime pappe dei lattanti da svezzare. Ancora oggi,
però, viene utilizzata soprattutto per preparare vari tipi
di dolci, molti dei quali fanno parte della nostra
tradizione, come i ravioli di Carnevale (fritti, al forno o
lessati) il ciambellone con la ricotta, la crostata di
ricotta, le frittelle di ricotta, i frittelloni con la
ricotta e altri dolci di fantasia.
(fonte
www.tusciaintavola.it )
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