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PECORINO ROMANO DOP

Si tratta di un formaggio di antica
tradizione, conosciuto anche come “pecorino gentile romano”,
prodotto nel Lazio e in Sardegna con latte di pecore di
razza comisana e sarda, alimentate per il 90 % a pascolo e
per il restante 10 % a foraggio (granella e mangime). Il
prodotto finito si presenta con forme cilindriche a facce
ripiene, alte circa 25-30 cm, del peso che varia da 22 a 33
kg, con crosta liscia di colore paglierino con riflessi
verdognoli. Il territorio della nostra provincia fa parte,
insieme alle altre province del Lazio, esclusa Rieti, alla
Sardegna tutta e alla provincia di Grosseto, dell’area di
produzione prevista dal disciplinare relativo a questo
prodotto. Dal giugno 1996 ha ottenuto il riconoscimento a
DOP dall’UE. Per produrlo si utilizza latte di pecora che
viene pastorizzato a 63-68° gradi, al quale viene aggiunto
caglio dell’intestino di agnello o di vitello. Segue poi la
rottura del coagulo in piccoli granuli della dimensione di
un chicco di mais e la cottura a 45° gradi. Dopo queste
operazioni la massa sosta nel siero per mezz’ora, poi viene
pressata e lasciata riposare per circa 24 ore. La salatura
si effettua a secco con sale medio per la durata di 90
giorni. Matura in capannoni con aria condizionata ad umidità
dell’80 %. La stagionatura dura da 9 mesi ad un anno. Al
termine della stagionatura si effettua un lavaggio in acqua
salata e viene aggiunto sulla crosta del conservante esterno
dato da un involucro nero di finissima plastica per
alimenti. La lavorazione avviene da novembre a giugno.
L’unico additivo utilizzato è il conservante esterno di
colore nero, fatto di plastica per alimenti. Un tempo si
usavano caldaie di rame, legna da ardere e tavole di
castagno foderate di pioppo, fascere di vimini e di
plastica. Nei caseifici attuali si usano attrezzature
caldaie in acciaio, tavole di plastica e altre
apparecchiature in regola con le leggi vigenti. La
produzione del formaggio di pecora nel nostro territorio
risale al tempo degli Etruschi, anche se da allora i mezzi
di produzione sono stati aggiornati notevolmente; anche il
tipo di latte è cambiato con l’importazione delle pecore
sarde avvenuta una cinquantina di anni fa; comunque, questo
pecorino possiamo considerarlo a buon diritto un prodotto
ultracentenario. In cucina viene utilizzato soprattutto
grattugiato su molti primi piatti della nostra tradizione (lombrichelli,
gnocchi, spaghetti cacio e pepe, polenta, zuppe di verdure).
Come formaggio da tavola si preferisce il “pecorino del
pastore della Tuscia” sotto forma di caciotta di pecora
semistagionata.
(fonte
www.tusciaintavola.it )
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