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PANE
DEL VESCOVO
Si tratta di un dolce a forma di torta rotonda, del diametro
variabile tra 25 e 35 cm, alta da 2 a 4 cm. Questo prodotto
faceva parte del gruppo dei vari pani dolci che nel passato
venivano consumati nelle festività, in questo caso quelle
natalizie, come i tanti pani dolci della tradizione
gastronomica italiana (pangiallo, panforte, panpepato,
pandoro, panettone, panrozzo ecc). Il suo uso, secondo
quanto tramandato oralmente, risale ad alcuni secoli
addietro, e il suo nome deriva dal fatto che di questo pane,
soprattutto nei comuni di Blera, Vejano, Villa S. Giovanni
in Tuscia e del circondario, si usava fare omaggio per
Natale al Vescovo del luogo. Oggi viene prodotto anche da
un’industria dolciaria locale, che lo confeziona in scatola
e lo spedisce ovunque. I suoi componenti, in gran parte di
produzione locale, sono la farina di grano tenero, lo
zucchero, le nocciole dei Cimini, l’uva passa, il cioccolato
fondente, il latte, le uova e il lievito; non contiene
conservanti. Per prepararlo occorre lavorare le uova insieme
con lo zucchero, unirvi la farina e mezza bustina di lievito
sciolta in poco latte, maneggiare fino a farne un impasto
abbastanza consistente. A parte si mescolano insieme, le
nocciole tostate e tagliate a pezzi, il cioccolato tagliato
a pezzettini e l'uvetta sultanina lavata nell’acqua calda,
tenuta a bagno nel vino e poi strizzata. I due composti
vanno quindi uniti per farne un unico impasto, della
consistenza della pasta del pane, che va depositato in un
testo rotondo di circa 26 cm di diametro, unto sul fondo con
dell'olio, dello strutto o del burro. Dopo aver spennellato
la superficie della torta con il bianco dell’uovo sbattuto,
va messo a cuocere in forno a 180° circa, per 30’.
Attualmente il suo consumo non è più limitato al periodo
natalizio, dal momento che si tratta di un genere di torta
secca che può essere consumata in qualsiasi stagione, sia
nella colazione del mattino, sia nella merenda dei bambini e
anche a fine pasto.
(fonte
www.tusciaintavola.it )
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