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La
Marzolina di Esperia
La “MARZOLINA DI
ESPERIA” deriva da una secolare e sapiente lavorazione da parte dei
pastori delle Montagne di Esperia. Il Pascolo delle capre
avviene all’incirca a 800 – 1000 m. di altezza in un ambiente
incontaminato e assolutamente privo di smog, fumo o altro che possa
deturpare il perfetto equilibrio della natura. Infatti sotto questo
profilo, Esperia si presta favorevolmente a passeggiate in montagna
a piedi o a cavallo dal potere disintossicante ( C.A.I. sez. di
Esperia. ). Sin dal mese di marzo con la mungitura delle capre
inizia la produzione delle “MARZOLINE” con latte e caglio naturale.
Il formaggio così ottenuto, è assolutamente fresco e burroso e si
appresta a maturazione. Durante la fermentazione la
“marzolina”, contiene elementi lattici naturali nutrienti e
rinfrescanti, ma il vero sapore caratteristico si ha a maturazione
avvenuta. La maturazione avviene in ambiente protetto e asciutto ed
anche qui il protocollo si svolge nell’osservanza di una secolare
esperienza in casse di legno. La “MARZOLINA” matura si presenta
di colore giallastro, l’odore è gradevole e penetrante, i caratteri
organolettici sono molto gradevoli, forti e stuzzicanti allo stesso
tempo e tendono al piccantino (a seconda del grado di maturazione). Per
chi non ama il piccantino, la “MARZOLINA” appena acquistata, può
essere messa sott’olio in modo tale da mantenere nel tempo i
caratteri di freschezza.
Il versante laziale del parco nazionale d'Abruzzo che gravita nella
provincia di Frosinone offre pascoli ricchi di erbe aromatiche,
acque abbondanti, ambiente salubre e poco antropizzato: ecco perché
qui la tradizione del formaggio pecorino è ancora molto florida. ma
l'area si caratterizza anche per un'interessante produzione di
caprini. Quando si parla di caprini si pensa al formaggio in stile
francese, quello tenero a fermentazione lattica. invece nell'Italia
centro-meridionale i caprini nascono con caglio e di solito sono
destinati alla stagionatura. Così è per il Marzolino, il caprino
tipico di questa zona. Un tempo si produceva solo nel primo periodo
di lattazione, nel mese di marzo - da cui il nome. Si ricava con il
latte di due mungiture coagulato con il caglio di capretto. Dopo la
pasta è posta a sgrondare nelle formelle e quindi pressata a mano e
salata a secco o in salamoia. Si può consumare fresco, ma secondo
tradizione deve stagionare qualche giorno su graticci di legno,
quindi maturare qualche mese in barattoli di vetro. Alcuni lo stagionano a secco, altri colmano i barattoli con olio di oliva. E'
di gusto molto vivo, appena piccante,i cui sentori sono mitigati
dalla presenza dell'olio. Era quasi scomparso. Fortunatamente nel
comune di Esperia, sui vicini monti Aurunci, la tradizione si è
mantenuta e una produttrice lungimirante ha trasmesso la ricetta ad
altri della zona.
La sagra
Il Paese
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www.prolocoesperia.it |