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LENTICCHIA DI RASCINO

La Coltivazione della Lenticchia,
sull'altopiano di Rascino, è parte integrante della
tradizione locale. Nelle generazioni precedenti la
coltivazione della Lenticchia avveniva in quantità
piccolissime per uso familiare, circa mezza "coppa" di
semina ogni famiglia pari a circa 10 Kg, per soddisfare le
esigenze familiari e le "obbligazioni", cioè i regali che
servivano a contraccambiare favori fatti da persone
"istruite" come il Dottore, il Prete, il Daziere, i
Forestali, l'impiegato comunale che curava alcune pratiche
come la domanda di pensione o per l'ottenimento del "caropane"
(sussidio per le famiglie più bisognose), ecc.
Si iniziava nel mese di marzo (neve permettendo) con
l'aratura che si faceva con due mucche, il giogo, l'aratro
in legno ed i finimenti necessari. Si faceva prima l'aratura
in un senso e poi la terra veniva "ritroncata" arando in
senso perpendicolare al primo. Si procedeva poi alla semina,
eseguita completamente a mano. Mettendo dei segni sul
terreno, si faceva prima una passata gettando il seme
davanti e alla sinistra dell'agricoltore, e poi una passata
in senso inverso ma ad una distanza di circa sette passi
dalla precedente. Ogni due passate veniva seminata una
striscia di terra chiamata "porca".
Dopo la semina si faceva un'altra passata di aratro per
ricoprire i semi e poi si ripassava con fasci di frasche e
spini trainati dalle mucche per spianare il terreno.
Per la semina di una "coppa" di Lenticchie era necessaria
una giornata di lavoro di una persona e di due mucche.
I terreni soggetti a danno da parte di animali, come bovini
o equini, venivano recintati con "a fratta", cioè dei
paletti infissi nel terreno con "u mazzu" (sorta di grosso
martello in legno" a circa 60-70 cm di distanza e poi con le
frasche intrecciate).
A questo punto non restava che aspettare il mese di agosto
per il raccolto. Una volta giunte a maturazione (le piante
diventano gialle, quasi completamente secche), si iniziava
la "carpitura". Le piante venivano sradicate a mano ed
ammucchiate. Con "a traglia"o con "u traglione" le piante
delle lenticchie venivano trasportate sopra "all'ara"
(l'aia).
Una volta sull'aia venivano lasciate ferme per 4 o 5 giorni
per la completa essiccazione.
In una bella giornata di sole venivano aperte a ruota per
essere calpestate dalle bestie (cavalli, muli o le mucche)
al fine di far aprire i baccelli secchi e quindi per
permettere la fuoriuscita dei semi delle lenticchie. Questa
operazione era chiamata "a trita". Una volta pronte si
toglievano le bestie e con le forche si sollevavano vibrando
gli steli delle piante detti "staj", in modo che i semi
cadessero tutti a terra.
Venivano poi ammucchiate con il rastrello e si passava la
scopa fatta con rami di "uvella" per sprecare il meno
possibile. Si creava così il mucchio di lenticchie miste a
bacelli e foglie.
Con "a creenza" (una specie di forca piatta con 4 - 5 denti
di legno, largo circa 30 cm) queste lenticchie venivano
sollevate al vento, in modo che tutte le parti più leggere
volassero via (scamà).
Una volta tolto il grosso si faceva lo stesso lavoro con una
pala di legno, fino a pulirle nel miglior modo possibile.
Si mettevano poi i sacchi di tela e venivano riportate in
paese, dove le donne completavano la pulizia con i "corvelli"
e con la lunghissima e paziente "capatura" (scelta) a mano.
Tutto questo era per ottenere circa 7-8 coppe di raccolto di
lenticchie (140-160 Kg).
Allora come ancora oggi la semina viene fatta su terreni
messi a rotazione biennale, cioè alternando un anno di
pascolo per il bestiame con un anno a coltivazione ("a
vece").
Ora la coltivazione è stata completamente rivoluzionata con
l'avvento delle macchine, anche se non è stata minimamente
alterata la naturalezza del prodotto.
Si inizia sempre nel mese di Marzo con l'aratura che viene
fatta con potenti e maneggevoli trattori.
Si esegue poi la "morganatura" che serve a tagliare le
grosse zolle di terra in parti più piccole. Segue poi "l'erpicatura"
che sgretola e spiana il terreno per prepararlo alla semina
La semina viene effettuata con lo spargiseme con un dosaggio
pari a 100-120 Kg / ha. Questa è seguita da una nuova
erpicatura, che ha la funzione di ricoprire il seme con la
terra.
Passo successivo è la "rullatura" per un perfetto
livellamento del terreno, al fine di far aderire i semi alla
terra e facilitare il raccolto.
Tutta questa lavorazione viene effettuata da una persona,
utilizzando un trattore, in una giornata di lavoro, per un
ettaro di terreno.
Se il terreno si trova in una zona soggetta a danno da parte
di animali da allevamento si procede ad effettuare una
recinzione che può essere stagionale o fissa, fatta con pali
di legno infissi nel terreno e ferro spinato (almeno due
fili, uno a circa 120 cm dal terreno per bovini ed equini e
l'altro a circa 40 cm da terra per gli ovini). A questo
punto si aspetta il mese di Agosto, sperando in una stagione
favorevole.
Una volta che le piante sono giunte a maturazione si inizia
il raccolto.
Con delle motofalciatrici con lama corta per permettere un
minor spreco, si procede alla falciatura. Le piante tagliate
vengono lasciate almeno un giorno a terra per far completare
l'essiccazione.
Con i rastrelli si restringono le piante in filoni ad una
distanza di 4 - 5 m uno dall'altro oppure in veri e propri
mucchi.
Con la mietitrebbia si procede a separare il semi delle
lenticchie dal resto delle piante (staj) che una volta
pressati sono ottimi per l'alimentazione del bestiame.
Quello così ottenuto è il cosiddetto "prodotto sporco", in
quanto vi è la presenza di altri semi e sassolini che
vengono eliminati con una serie di complessi macchinari,
ottenendo un prodotto pulito e selezionato pronto per il
confezionamento e la commercializzazione.
Per saperne di più:
www.lenticchiadirascino.it |