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IL
CARCIOFO ROMANESCO

Il carciofo è un antico
prodotto della natura, che si mangiava comunemente già al
tempo dell’Antica Civiltà Egizia. Ortaggio tipico delle aree
mediterranee, pianta della famiglia delle composte (Cynara
scolymus), come attestano gli scritti di alcuni autori
antichi (De Rustica di Columella e Naturalis Historia di
Plinio), continuò a essere apprezzato all'epoca dei Romani.
Fonti più attendibili sulla sua coltivazione in Italia
risalgono al XV secolo, quando dalla zona di Napoli, dove
era stata introdotta da Filippo Strozzi, la coltura del
carciofo si diffuse prima in Toscana, Caterina dei Medici ne
fu una grande consumatrice, e successivamente in molte altre
regioni. Mammole romane, violetti di Toscana, spinosi di
Liguria sono le varietà più diffuse, fra marzo e aprile i
carciofi sono in piena produzione, un invito a gustarli in
tutti i modi. I carciofi romaneschi sono il simbolo del
Lazio vegetale e molti paesi sono al centro di feste e
sagre. I carciofi romaneschi sono grossi e con il capolino
quasi rotondo, hanno poco scarto e sono i più adatti per
essere cucinati ripieni. La parte commestibile della pianta
è in realtà il fiore e il cuore centrale chiamato "cimarolo"
è il più ricercato, e di conseguenza anche il più costoso,
perché più tenero e con le foglie più seriate. I carciofi
possono essere cucinati in vari modi: alla romana, alla
giudia, alla siciliana, fritti per citare alcune delle
ricette più note. Quando sono giovani e teneri invece, è
consigliabile mangiarli crudi, tagliati a fettine, conditi
con olio,limone e qualche fogliolina di menta. Una volta
cotti i carciofi si conservano male e devono quindi essere
consumati entro breve tempo. In frigorifero, con una
temperatura di 0-1°C e un'umidità relativa al 95%, i
carciofi si possono conservare per 30 giorni. Questo
ortaggio, oltre a essere gradito alla maggioranza dei
palati, è sempre stato considerato un rimedio per i più
svariati problemi dell'organismo. Il carciofo è molto ricco
di ferro, risulta di buon valore nutritivo e di basso
apporto calorico. Per la cultura popolare possiede virtù
terapeutiche e salutari grazie alla ricchezza della sua
composizione: sodio, potassio, calcio, fosforo, ferro,
vitamine (A, B1, B2, C, PP), acido malico, acido citrico,
tannini e zuccheri consentiti anche ai diabetici; il
carciofo è quindi per la tradizione: tonico, stimolatore del
fegato, sedativo della tosse, contribuisce a purificare il
sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e
disintossica. Inoltre grazie alla cinarina, una particolare
sostanza amara contenuta nelle foglie, nello stelo e
nell'infiorescenza, il carciofo svolge un'azione benefica
sulla secrezione biliare, favorisce la diuresi renale e
regolarizza le funzioni intestinali. Altro principio attivo
è la cinaropicrina. Per la presenza di composti vitaminici,
infine riduce la permeabilità e la fragilità dei vasi
capillari. In cosmesi invece, il succo svolge un'azione
bioattivante, vivificante e tonificante per la pelle
devitalizzata e foruncolosa.
La sagra
Le ricette:
Carciofi alla giudia
Carciofi alla romana
Carciofi con guanciale
Per saperne di più
www.ilcarcioforomanesco.it
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