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FAGIOLO CANNELLINO DI ATINA

Le origini del fagiolo
cannellino di Atina si perdono nella notte dei tempi. Pare
che il legume, che da secoli rappresenta la base proteica
per le popolazioni rurali delle aree interne del Mezzogiorno
d’Italia (il pane dei poveri) sia sempre esistito nel
comprensorio di Atina, ma le prime notizie certe che si
hanno sulla sua coltivazione risalgono al XVII secolo e sono
state desunte da un antichissima pubblicazione scritta ai
tempi di Re Ferdinando II di Borbone. Verso il 1840 una
grave invasione di “rughe” (larve di lepidotteri) causò la
completa distruzione del raccolto e salvò soltanto
pochissimi semi, rendendo indispensabile l’incrocio con ecotipi importati da Sulmona. La coltivazione grazie
all’adattabilità della specie, riprese in maniera massiccia
e divenne assai diffusa nei poderi della famiglia Visocchi.
Dalle registrazioni riportate sui Mastri si può apprendere
che i fagioli, oltre ad essere destinati al consumo interno
ed alla vendita, venivano regalati preziosamente a
conoscenti e parenti proprio perché qualitativamente molto
pregiati. Nel 1936 alla famosa mostra agricola di Atina fu
premiata con un alto riconoscimento una pianta di cannellino
da guinnes dotata di ben 56 baccelli.
La semina del fagiolo
cannellino viene effettuata da fine giugno a metà luglio,
subito dopo la mietitura del grano e necessita di un
abbondante irrigazione (circa 250 m3/ha).La pianta viene
concimata naturalmente su suoli arricchiti dalla cultura
precedente, le precessioni consigliate sono i cereali
autunno/vernini: modo particolare, coltivazione di orzo
precoce e orticole invernali.Il suolo di produzione è quello
caratteristico dei terreni golenali e vallivi adiacenti il
fiume Melfa e il torrente Mollarino ed i loro tributari
minori. Ghiaioso, di colore scuro, di origine alluvionale,
ricco di manganese e molto percolante. Il fagiolo predilige
terreni di medio impasto, ben strutturati e areati, fertili,
profondi e ricchi di sostanza organica anche se presenta una
buona adattabilità nei confronti di situazioni non ottimali.
Nel primo periodo di accrescimento della pianta è necessario
praticare una o più sarchiature, manuali o a macchina, un
rincalzatura e due o tre zappettature. Il ricorso a queste
pratiche agronomiche è utile come sistema di controllo
contro le piante infestanti. La maturazione è scalare, la
raccolta è eseguita a mano nel periodo che va dalla fine di
settembre all’inizio di ottobre (periodo in cui si registra
il mutamento cromatico del baccello dal verde al giallo). I
raccolti anticipati vengono effettuati per il prodotto
destinato al consumo diretto, mentre i raccolti vicino alla
maturazione vengono privilegiati per i prodotti secchi. Le
piante estirpate vengono aggregate in mazzetti (mattariegl’)
appese sotto le tettoie aperte e ben ventilate fino al
completamento della maturazione. Vengono poi sgranati con
il vecchio sistema della battitura manuale eseguita con due
pertiche di legno snodate legate tra loro con stringhe di
cuoio ed infine cerniti e conservati in sacchi di juta.
RICETTE:
Sformato di minestra di cavolo nero con crema di fagioli cannellini di Atina
(di Nonno Blu)
SAGNE E FAGIOLI
CANNELLINI - “PAPPAFUOCCHIE”
Cuocere i
cannellini (dopo averli lasciati a bagno per circa 8-10 ore)
in abbondante acqua fredda a fuoco dolce per circa 1 ora
dell’ebollizione. Aggiungere uno spicchio d’aglio intero,
una costa di sedano ed il sale solo a cottura ultimata.
Insaporire i fagioli con un sugo fatto con soffritto di
cipolla, aglio, sedano, salsa di pomodoro e peperoncino.
Impastare la farina con poca acqua fino ad ottenere una
pasta consistente. Stendere l’impasto fino ad ottenere una
sfoglia non finissima. Lasciarla asciugare, infarinarla e
arrotolarla. Con un coltello affilato tagliarla
trasversalmente per ottenere i cosiddetti “maltagliati”
aprendoli con le mani. Cuocere in abbondante acqua salata,
scolare ma non troppo, unire i fagioli e servire in ciotole
di terracotta.
MINESTRA
Cuocere i fagioli
di fratta (dopo averli lasciati a bagno per circa 8-10 ore)
in abbondante acqua fredda, a fuoco dolce per circa 1 ora
dell’ebollizione. Aggiungere uno spicchio d’aglio intero,
una costa di sedano. A cottura ultimata scolare l’acqua.
Preparare a parte un battuto con il lardo e gli odori
(cipolla, aglio, sedano e prezzemolo) farlo rosolare in una
pentola dai bordi alti con olio extravergine di oliva. Si
aggiungono le patate tagliate a tocchetti, la bieta, il
cavolo, un porro, zucchine, fagiolini ed ortica già pulite e
tagliate allungando con acqua. Si lascia cuocere il tutto a
fuoco moderato per alcune ore, quindi si aggiungono alcune
cotiche di maiale dopo averle sbollentate e tagliate a
striscioline. Si aggiungono infine i fagioli salando e
continuando la cottura a fuoco moderato. A cottura ultimata,
la minestra va servita in ciotole di terracotta dove siano
state disposte delle fettine di pane raffermo
precedentemente abbrustolito e cosparso con del pepe nero
macinato fresco ed un filo di olio extra-vergine di oliva.
(tratto dal sito
www.fagiolicannellini.it)
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