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COPPIETTE

Negli anni d'oro delle
osterie trasteverine e delle gite fuori porta, a Roma e
dintorni le coppiette erano, oltre che un classico
antipasto, l'ideale "rompidigiuno" con cui accompagnare, in
ogni occasione e ora della giornata, il bicchiere o la
brocca di vino dei Castelli. Oggi la produzione delle
coppiette di cavallo, dette ciociare ma tipiche soprattutto
dei colli Albani, è limitata a poche decine di quintali e
concentrata ad Ariccia, "capitale" della porchetta allo
spiedo. In compenso in alcuni paesi della provincia di
Frosinone ai confini con l'Abruzzo - in particolare Vico e
Guarcino, basi per escursioni nella conca carsica di
Campocatino e sugli altopiani di Arcinazzo, non lontano
dalle sorgenti dell'Aniene - macellai e norcini, casalinghe
e cuochi per hobby hanno ricominciato a produrle con
modalità tradizionali, ma sostituendo l'ormai introvabile
cavallo con il aiale: un po' com'è avvenuto, su diversa
scala, per la mocetta valdostana, quasi sempre ormai di
carni bovine, anziché di camoscio. Nei comuni della
Ciociaria, dove la produzione di coppiette è in lodevole
ripresa, le strisce di polpa suina, tagliate a mano con
coltelli dalle lame speciali, sono messe a macerare in una
miscela di sale e spezie naturali, infilzate con spaghi di
canapa e fatte maturare, con o senza affumicatura, anche per
un paio di mesi. Si mangiano prima, durante o anche fuori
pasto, innaffiate da un rosato o da un rosso fragrante,
fruttato e di buona struttura: per restare in regione,
Cesanese del Piglio, Genazzano, Cori, Sangiovese di Aprilia,
Cerveteri.
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