convegno
5 ottobre 2006 ore 10
Sala dell' Istituto Giapponese di Cultura - Japan Foundation,
v. Gramsci, 74 - Roma
Il convegno costituisce
un momento di riflessione e indagine sui valori della
tradizione e sull’importanza che riveste il loro
mantenimento o il loro superamento nella società
contemporanea.
Il Giappone rappresenta
indubbiamente un caso di estremo interesse in cui poter
osservare il dialogo tra la difesa, e a volte l’esaltazione,
di ciò che pertiene la tradizione e l’apertura
all’innovazione e al cambiamento. L’equilibrio e il mutuo
nutrimento tra tali estremi, l’avvertibile continuità del
primo nel secondo, definiscono una modalità preziosa cui
volgere l’attenzione. Le domande di senso e la rinnovata
richiesta di valori umani e sociali tradizionali che trovano
sempre più espressione nel quotidiano, quindi, inscrivono un
ambito tematico di estrema attualità utile da indagare.
I temi cardine della
giornata di studi emergeranno da uno sguardo al ruolo,
trasversale e archetipico, della maestria e di alcune Vie in
cui l’esito estetico, spesso, altro non è che sublime
incarnazione di un ethos profondo.
ore 10
saluti
Yuji Nakamura, Ambasciatore del Giappone
ore 10.30
presiede Giovanni
Azzaroni
interventi
Figura e ruolo del maestro tra Oriente e
Occidente
Giangiorgio Pasqualotto
Un maestro vive ogni
momento nella consapevolezza di trovarsi in una condizione
di costante ‘apertura’: apertura nei confronti della verità,
che egli intende non come un oggetto posseduto ma come
oggetto di interminabile ricerca; e apertura nei confronti
dell’allievo, che egli intende non come materia inerte da
forgiare o come recipiente vuoto da riempire, ma come
‘compagno di avventura’ in una comune, incessante ricerca
della verità.
La Via del
Padre. Valori archetipici tra tradizione e contemporaneità
Vito Carlo Moccia
La civiltà contemporanea
ha decretato il crollo delle strutture archetipiche e dei
valori della civiltà contadina da cui proveniamo creando un
senso di vuoto, di sfiducia e di precarietà. Il padre e’ il
grande assente di questa epoca: i figli privati della forza
del maschile, restano adolescenti vivendo un senso di
minaccia e di paura nell’affrontare il mondo. Ritrovare le
proprie radici ed incontrare la parte sacra del padre
consente di ri-scoprire la propria identità e l’appartenenza
alla storia.
Le impronte
del lascito buddhista nella società giapponese in cammino
Grazia Marchianò
Nel linguaggio junghiano,
oramai di dominio comune, gli archetipi sono modelli-radice
che strutturano e conformano la realtà interiore,
collettiva, sociale e cosmica. Non idee astratte ma funzioni
dinamiche responsabili in larga misura dei caratteri, degli
esiti peculiari e dell'identità di un individuo rispetto
agli altri e di una civiltà rispetto alle altre.
La civiltà del Giappone si è riconosciuta in una rosa di
archetipi che molto devono al lascito buddhista rimasto
intatto attraverso i secoli: l'interpenetrazione e la
complementarietà dei fattori nel mondo della vita, la norma
etico-estetica alla quale conformarsi con docilità e
auto-disciplina, il carisma della buddhità esteso a tutti
gli esseri senzienti - sono alcuni di essi, in tutto e per
tutto riconoscibili nei minuti aspetti della realtà
nipponica quotidiana.
Nel diffuso disorientamento dell'èra presente, si impone una
riflessione sulla esportabilità, per così dire, dei
princìpi-archetipi buddhisti nel contesto di una società
planetaria in cammino verso il futuro. Su questa
interrogazione s'impernia il tema dell'intervento sulla base
di documenti, schegge dottrinarie, riflessioni e esperienze
dal vivo del relatore.
pausa pranzo
ore 14.30
presiede Grazia
Marchianò
interventi
Il kabuki tra tradizione e modernità: un
oxymoron strutturale?
Giovanni Azzaroni
Studiando generi di
teatro in Asia e in Africa mi sono chiesto spesso in quale
misura continuino a riprodurre le forme originarie oppure
quanto (lecitamente o illecitamente) se ne siano
allontanati. Nel primo caso è appagato l’”impossibile sogno
dell’antropologo” e ne secondo è sostanziata l’ipotesi della
necessità della variabilità richiesta dal mutamento della
società. Questa contraddizione strutturale può essere
risolta con il saggio in medio stat virtus?
Jōmon, Yayoi
e l’avvenire nel segno del Buddhismo
Isao Hosoe
Perché il Giappone non
ha mai amato svelare apertamente l’origine del proprio
paese? Come è possibile che i 13.000 anni in cui la cultura
nomade del Jomon (ca. 15- 10.000 a.C. – 4- 300 a.C.),
sostenuta da un ricco e profondo animismo, si sia così
rapidamente adattata alla nuova e stanziale cultura agricola
Yayoi (ca. 4-300 a.C. – 250-300 d. C.) collegata alla
diffusione del riso nell’arcipelago? Perché all’apice della
maturità di tale periodo il Buddhismo trova in Giappone
terreno fertile?
È Possibile ipotizzare
che questa terra dalle “origini non svelate” possa essere il
laboratorio in cui elementi del Jomon, dello Yayoi e del
Buddhismo interagiscono tra loro per svelare il passato e il
futuro di un paese dalle “radici nascoste”.
La
trasmissione dei saperi nel teatro nō: da maestro ad
allievo, da padre a figlio
Matteo Casari
Il fuoco della
tradizione e dell’identità può essere trasmesso solo se
simultaneamente presenti le mani di chi dona con fiducia e
di chi accoglie con riconoscenza, umiltà e rispetto. Il
rapporto maestro-allievo e padre-figlio, nelle vie
tradizionali coppie spesso correlative, sostanzia in molte
discipline giapponesi l'antico, e ancora valido, sistema di
trasmissione sapienziale di generazione in generazione. Tale
specifico sistema sarà osservato nel suo dato generale e
quindi riferito in particolare al teatro nō.
discussione finale
Ingresso libero
info:
info@nipponica.it