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MANGIARE, BERE, E CANTARE

Musica e banchetti nel Rinascimento

tradotto da Massimo Ossi

Così dice una canzone francese del duecento, ma chi può non essere d’accordo oggi? Da sempre, la musica e la cucina sono sempre state alleate, dato che, insieme, soddisfano simultaneamente molti dei nostri sensi. Che si tratti di una grande festa, o di una cena intima, la scelta di un menù squisito abbinato a musiche selezionate con buon gusto ha l’effetto quasi magico di creare la sensazione di benessere completo. Questa antologia di musica e ricette è stata compilata per darvi un’idea di come i nostri lontani antenati abbinavano queste delizie; l’impressione che ne risulta è che sapevano benissimo come divertirsi!  Le musiche che vi presentiamo provengono da un periodo di 350 anni, durante i quali ebbero luogo sviluppi artistici di grande importanza: la costruzione delle grandi cattedrali, l’avvento del Rinascimento (in pittura, scultura, letteratura, ed architettura), la fondazione delle università, l’invenzione della stampa. I contributi dei musicisti medioevali e rinascimentali furono non meno notevoli, e la diversità di stili rappresentati in questa raccolta mette in risalto la fantasia dei compositori e il virtuosismo dei musicisti. La maggior parte dei brani di questo CD parla di cucina, dalla coltivazione degli ingredienti fino al loro consumo nelle varie pietanze. Anche le situazioni nelle quali si mangiava fanno parte delle storie che ci raccontano: dai picnic ai grandi banchetti fino alle cene in trattoria. E, naturalmente, certi testi che sembrano parlare di mangiare si riferiscono, in realtà, ai piaceri carnali. Altri pezzi sono stati scelti perchè descrivono aspetti della vita che hanno a che fare con il cibo, come l’etichetta o l’andare a fare la spesa al mercato. Queste canzoni sono infatti molto importanti, perchè contengono informazioni riguardanti le abitudini culinarie del medioevo e rinascimento che non si trovano nei libri di ricette. Una antologia di questo tipo non può evitare riferimenti alle bevande alcoliche. Si dice che la birra medioevale non fosse molto forte, e che il vino si beveva annacquato. Comunque fosse, sembra impossibile evitare la conclusione che, per quanto deboli le bevande, molti dei nostri buongustai musicali si inebriavano regolarmente.

FRANCIA, c. 1220–1363

Durante questo periodo la Francia poteva considerarsi, senza esagerazione, il centro mondiale delle attività intellettuali e culturali. La grade università di Parigi attirava studenti da tutta Europa che venivano a studiare con Pietro Abelardo e Tommaso d’Aquina, e la costruzione in centro città della maestosa cattedrale di Notre-Dame nella seconda metà del dodicesimo secolo fornì l’impeto per la omonima scuola di compositori che fiorì prima attorno a Leonino, e dopo a Perotino. Il conductus monofonico (cioè non accompagnato) In paupertatis predio proviene da un codice di Notre-Dame; l’elegante divagare della melodia è tipico dello stile del periodo. L’anonimo poeta descrive la vita umile di Francesco d’Assisi (1181–1226), e spiega che si dedicava alla coltivazione delle viti e dei fichi con la stessa passione che aveva per le “anime cadute.” L’ordine dei Francescani era ben stabilito in Francia prima della morte del Santo, in parte a spese degli ordini più antichi la cui vita lussuosa veniva paragonata negativamente alla rinuncia dei beni mondani dei seguaci di S. Francesco. Chançonette / Ainc voir / A la cheminee / Par vérité è un motetto scritto probabilmente verso la fine del duecento; nel medioevo questo termine si riferiva a un tipo di composizione nella quale le varie voci cantavano testi diversi che a volte commentavano da diversi punti di vista sullo stesso soggetto. Quello che vi presentiamo, che si trova in codici manoscritti adesso a Montpellier e Bamberg ma che senza dubbio è di origine del Nord della Francia, abbina i temi della seduzione (l’usignolo), dell’amore non corrisposto, “la carne salata, capponi grassi … il giuoco dei dadi e della tavola reale,” e un dibattito sui meriti dei vini Francesi e del Reno. Adam de la Halle era tra i più famosi trouvères del periodo (i trouvères erano le controparti settentrionali dei troubadour del sud della Francia). Era stato studente a Parigi ed è probabile che avesse scritto la commedia pastorale Le jeu de Robin et Marion per divertire i soldati del Conte d’Artois coinvolti nelle campagne italiane del 1282. Prenés l’abre / Hé resvelle toi Robin fa da accompagnamento a un picnic, una scena campestre che si ripete varie volte nella commedia. I cibi costituiscono una parte importante della scena—particolarmente quelli che simboleggiano parti del corpo. Guillaume de Machaut (c. 1300–1377), era poeta e il compositore più importante del secolo, figura centrale nello sviluppo della canzone. Fu impiegato dal Rè della Boemia, Jean di Lussenburgo, e poi da Jean, Duca di Berry, prima di ritirarsi a Reims. L’incantevole ed estatica Nés qu’on porroit descrive l’eccitamento affannato degli innamorati, ma stranamente il poeta stesso la collega a una immagine culinaria. In una lettera del 1363, Machaut scrive che “… sono anni, per Dio, che non scrivo niente di così bello. E le parti dei tenori sono dolci come una pappa di fiocchi d’avena senza sale (‘papins dessales’).” Questo paragone tra i tenori (le parti che fanno da accompagnamento) e la “pappa” indica che nel trecento, se non più ai giorni di Dickens (vedi per esempio “Oliver Twist”), questo piatto si considerava una delizia.

INGHILTERRA c.1330–c.1450

Entro la seconda metà del quattordicesimo secolo, la reputazione dell’Inghilterra nel campo della musica era già ben stabilita. Molte delle famose scuole corali che fioriscono ancora oggi esistevano già, e i cantanti inglesi erano oggetto di ammirazione in tutta Europa. Sappiamo che la produzione musicale inglese nei secoli XIV e XV era vastissima; purtroppo, ne sopravvive solo una piccola percentuale. La perdita non è dovuta solamente al passare dei secoli; la maggior parte della distruzione delle fonti musicali risale alla Riforma religiosa, durante la quale le biblioteche delle cattedrali e dei monasteri furono saccheggiate su ordini del Rè Enrico VIII. Le pergamene musicali furono “reciclate” per foderare scarpe e impacchettare pesce al mercato; alcune però furono utilizzate per rilegare libri, ed è proprio grazie a queste che i musicologhi sono in grado di ricostruire parte del repertorio perduto. Apparuerunt apostolis fa parte di un codice che si trovava nella Fountains Abbey (Abbazia delle Fontane). Fu composto circa il 1330, ma non si può essere sicuri che il compositore lavorasse alla Fountains Abbey, o che il pezzo fosse stato cantato lì; i Cistercensi sono conosciuti per la loro austerità, che probabilmente avrebbe impedito l’adozione di elementi “frivoli” come la polifonia. Ciò nonostante, i monaci della Abbazia facevano una rinomata birra, che si diceva fosse la migliore in Inghilterra. La birreria produceva fino a 2000 galloni di birra nel giro di 10 o 12 giorni— speriamo che fossero per vendita al pubblico piuttosto che per consumo “di casa”! La tradizione delle birrerie monastiche sopravvive fino ad oggi, particolarmente in Belgio. Il cantico Nowell, nowell: The boarës head, evoca l’atmosfera delle grandi feste medioevali. I cantici nel medioevo non erano solamente natalizi—il termine si riferiva a un tipo di composizione (come oggi si parla della forma della “sonata-allegro”)—infatti, si consideravano anche musiche da ballo, purchè i piedi restassero fermamente a terra! Il compositore, Richard Smert, era rettore di Plymtree nel Devon dal 1435 fino al 1477. L’ultima composizione nel gruppo inglese è un “canone” o “rota,” Si quis amat, tratto da un codice della biblioteca della Università di Cambridge e composto all’inizio del secolo XV. Il testo sembra essere un passaggio che insegna come comportarsi a tavola, estratto da un libro per bambini intitolato “The Babees Book” (“Il libro del bebè”). L’autore si sofferma sulla importanza di lavarsi le dita frequentemente durante il pasto, di non mettersi le dita nel naso, di evitare di pulirsi i denti con il tovagliolo, di non fare troppo rumore, e conclude esortando i “dolci bambini” a diventare “così esperti nella cortesia di essere in grado di raggiungere la contentezza eterna.”

ITALIA c.1390–c.15OO

Il Rinascimento ebbe origine in Italia, e fu proprio negli anni tra la fine del trecento e l’inizio del quattrocento che si stabilirono le grandi case dinastiche di Milano, Ferrara, Padova, Pavia, Bologna, e Napoli. Per i signori di queste città-stato, perte del piacere che derivavano dal loro potere veniva dall’esibire a rivali e sudditi la propria ricchezza. Le arti offrivano il campo ideale per queste dimostrazioni, così che artisti e musicisti divennero oggetto di grande richiesta; nel caso di cantanti e compositori (e in questo periodo i compositori erano prima di tutto cantanti!), i migliori venivano assunti dalle cattedrali o cappelle private, con incarichi che li coinvolgevano nella vita di corte sia sacra sia profana. E i loro incarichi non erano limitati soltanto alla residenza del signore: quando egli viaggiava, i musicisiti lo seguivano. Come in Inghilterra era particolarmente favorito il canone, così in Italia, per un breve periodo alla fine del trecento, era di moda la caccia, sua controparte. Cacciando per gustar fu composta da Antonio Zachara da Teramo (dal c1350-60 al 1413), cantante della cappella del Papa a Roma nei primi anni del ‘400, e poi nel 1412 a servizio di Giovanni XXIII, ‘antipapa’ a Bologna. Cacciando, scritto in dialetto romano, evoca l’atmosfera di un mercato italiano e ci offre un’idea delle possibilità culinarie enumerando una grande varietà di ingredienti. Le altre tre canzoni di questo gruppo, due delle quali fanno chiaramente parte della tradizione carnevalesca, provengono da Firenze negli ultimi anni del ‘400. Si celebravano due stagioni di carnevale: una, subito prima della Quaresima, raggiungeva il suo apice il Martedì Grasso; la seconda, aveva luogo tra il primo di Maggio e le celebrazioni di San Giovanni il 24 Giugno, in onore del santo patrono della città. I canti più antichi erano proprio canzoni popolari, cantate per strada durante le processioni a lume di fiacola quando i cortei si fermavano nelle piazze e nei cortili. Durante il regno di Lorenzo il Magnifico queste celebrazioni divennero più elaborate e formali, e ai testi poetici e alle musiche furono aggiunti costumi e maschere. Il Canto de’ cardoni (su versi di Lorenzo di Filippo Strozzi) e il Canto di donne maestre di far cacio (testo di Jacopo da Bientina) sarebbero descrizioni di come si preparano i cardoni e come si fa il cacio; in realtà, entrambi poeti si divertono a giocare con gli ovvi doppi sensi offerti dai due soggetti. Heinrich Isaac, nato nel sud dei Paesi Bassi nel 1450 c., fu impiegato alla corte dei Medici dal 1485 c. fino a poco dopo il 1490. In cambio dei suoi servizi musicali e di mettere in musica i versi di Lorenzo, Isaac era mantenuto riccamente dal Duca, e sembra che Lorenzo lo avesse addirittura aiutato a contrarre le nozze con Bartolomea Bello, figlia di un artigiano fiorentino. Isaac apportò contributi importanti alla storia dei canti carnascialeschi, ma Donna di dentro / Dammene un pocho / Fortuna d’un gran tempo è una canzone “combinatoria” nella quale una melodia esistente (la famosa Fortuna d’un gran tempo) viene intrecciata con nuove musiche originali. Con questa composizione ritorniamo al tema del cibo come metafora per le varie parti del corpo: la frase “Dammene un pocho di quella maçacrocha” allude all’organo maschile, ma dobbiamo notare che aragonata a molti altri versi del periodo questa frase sembra addirittura un modello di sottigliezza!

BORGOGNA 1426–1490 c.

Fuori dall’Italia, nel secolo XV il centro di patronaggio musicale più attivo e ricco era quello dei duchi di Borgogna. Cucina e musica erano inseparabili a feste piccole e grandi, e senza dubbio gli ospiti avevano occasione di gustare i vini locali, prodotti da vigneti stabiliti nel dodicesimo secolo da monaci Cistercensi. Guillaume Dufay nacque nelle vicinanze di Cambrai nel 1400c, e cantava nel coro della cattedrale tra il 1409 e il 1412. Prima del 1420 doveva essere stato assunto alla corte dei Malatesta a Pesaro, e entro il 1425 c. era rientrato a Cambrai e Laon. Nel 1428 entrò a far parte della cappella del Papa a Roma (vedi la sezione Ricette: Omelette all’arancio) e da lì stabilì contatti con la famiglia d’Este a Ferrara e con la corte di Savoia. Sembra che dal 1440 si fosse stabilito di nuovo a Cambrai, dove era responsabile, tra altre cose, per l’Office du four et vin—comprava vino e farina er il pane per la comunità religiosa—incarico che gli fu affidato, ci piace pensare, perchè di queste cose già si intendeva! Morì il 27 Novembre 1474, che era Domenica. Adieu ces bons vins de Lannoys fu composta nel 1426, e sembra far riferimento alla sua partenza da Laon per l’Italia senza un soldo in tasca; da queste circostanze sembra derivare l’espressione “non trovo ne’ fagioli ne’ piselli.” In ogni caso, la straziante tristezza di questa canzone indica che la partenza era per lui veramente spiacevole. Nel 1454, il Duca Filippo il Buono offerse un enorme banchetto per finanziare una nuova crociata contro i Turchi, che avevano conquistato Costantinopoli l’anno precedente. La causa proposta dal banchetto sarà anche stata solenne e sacra, ma il banchetto stesso, soprannominato La festa del fagiano, fu un’occasione esuberante e francamente lussuosa. Olivier de La Marche ce ne ha lasciato una descrizione dettagliata: “… La seconda tavola (che era la più lunga), reggeva una torta con dentro ventiotto persone che, quando fu il loro turno, suonarono strumenti musicali … La quarta era un barile nel centro di una vigna, che conteneva due vini diversi, dei quali uno era dolce e buono, e l’altro era amaro e cattivo; sul barile si trovava una figura vestita elegantemente che aveva in mano un cartello sul quale era scritto ‘Servitevi.’” Il racconto continua con la descrizione di un ambino di dodici anni che entrò a cavallo di un cervo cantando il soprano di una chanson, mentre il cervo ne cantava il tenore.* La canzone era Je ne vis onques, attribuita a Gilles Binchois, uno dei musicisti di corte più famosi e considerato il più influente tra tutti i compositori di chanson della sua generazione. Purtroppo non sappiamo niente di preciso degli altri brani eseguiti al banchetto. La crociata non fu poi organizzata, ma ciò non sembra aver interferito con una delle più magnifiche, e più lunghe, feste della storia. Loyset Compere fu alla corte di Borgogna per un periodo più breve di Dufay e Binchois; sembra essersi soffermato lì solo alla fine degli anni 60, prima di andare in Italia, poi alla corte del Rè di Francia, e infine a St. Quentin, dove morì nel 1518. Sile fragor è una composizione molto strana, nella quale il poeta implora che “si arresti il rumore e l’attività del mondo” di modo che possa continuare la musica, e chiede che la Madre di Dio riceva “i nostri cuori, che sono contenuti nelle nostre voci”; alla fine, suggerisce che è ora di buttare via l’acqua e bere ciò che Bacco ci offre (probabilmente vino). Non c’è dubbio riguardo alle intenzioni dell’anonimo La plus grant chière ; il compositore si era così divertito alla festa che era andato a casa a commemorarla in una canzone. Se crediamo l’autore, la festa era a Cambrai e si sentiva a Metz—una celebrazione di proporzioni veramente epiche, dato che tra le due città ci sono più di duecento chilometri di distanza! In ogni caso, possiamo aggiungere anche questa storia a tutte le altre testimonianze dell’edonismo dei musicisti rinascimentali. Dai documenti della città di Bruges, che faceva parte del dominio di Borgogna, sappiamo tra l’altro che a volte i musicisti erano disposti a farsi pagare non in contanti, ma in bevande alcoliche. Era anche costume che i cori raccogliessero fondi per intrattenere musicisti in visita da fuori città. Sappiamo che, in almeno una occasione, la somma raccolta fu tale da tentare il cantante incaricato di comprare cibo e vino per la festa—partì con i soldi e non fù mai più visto!

SPAGNA E PORTOGALLO, c. 1480–c. 1530

Avendo acquisito territori tramite le conquiste militari e le alleanze di matrimonio, ed essendosi arricchita “sviluppando” le colonie sudamericane, la monarchia spagnola arrivò tardi al vertice culturale europeo. Dal punto di vista stilistico, la musica spagnola—particolarmente la musica sacra—ha molto in comune con quella del resto del continente, ma gradualmente la Spagna, da importatrice della musica, diventa esportatrice di cantanti e compositori. Nonostante ciò, la musica profana spagnola mantiene il suo forte carattere nazionale. La Tricotea, dal codice Cancionero musical de Palacio, è chiaramente ispirata dalla canzone francese La triquotée, ma la trasforma mediante un giuoco di parole in una inebriata celebrazione del giorno di San Martino, una delle feste più importanti del calendario europeo. Ave color vini clari potrebbe essere gemello di Sile fragor (q. v.). Il carattere riverente suggerisce un pezzo sacro, ma capiamo quasi subito che non è una offerta a una figura divina: piuttosto, è un tributo al vino e le sue qualità. Il compositore, Juan Ponce (nato nel 1476 c.), sembra essere stato un aristocratico andaluso e professore alla Università di Salamanca. In fatti, questo solenne mottetto, probabilmente composto nel 1495, è una versione di una popolare canzone goliardica che, un secolo più tardi, viene anche adattata da Orlando di Lasso. Juan del Encina, nato Juan de Fermoselle a Salamanca nel luglio del 1468, morì a León nel 1529 o 1530. Nonostante il fatto che non fu mai membro della cappella reale, non ebbe difficoltà a trovare impiego in altre città spagnole, e viaggiò a Roma e alla Terra Santa. Il significato di Oy comamos y bebamos è chiaro: mangiamo (molto), beviamo (in abbondanza), e godiamo (quanto più possibile), dal momento che domani saremo tutti a ‘digiuno’! Quem tem farelos è una allegra composizione anonima Portoghese che si rifà alla stessa tradizione alla quale appartiene la canzone italiana Cacciando: entrambe evocano scene di mercato, e in questo caso il testo mette a fuoco il contrattare tra venditori e compratori. La musica si trova in un codice a Coimbra, e come Oy comamos è un villancico, un termine musicale che indica una composizione nella quale si alternano strofe e ritornelli. Oggi questo termine si riferisce, proprio come il carol o cantico inglese, ai canti natalizi.

GERMANIA c.1500–c.1585

Forse a seguito di un lungo periodo di frammentazione politica, la musica tedesca nel medioevo rimase isolata fino alla fine del secolo XV. Fu con le carriere di Heinrich Isaac, che dopo la permanenza in Italia fu impiegato alla corte dell’Imperatore Massimiliano I, e di Ludwig Senfl, un musicista svizzero che iniziò la sua attività nella stessa cappella, che le composizioni tedesche cominciarono ad essere disseminate più ampiamente. I due compositori, entrambi molto prolifici, lavoravano in stretta collaborazione, e dopo il 1513 Senfl assunse la direzione della Hofkapelle (alta cappella) imperiale. Come molti compositori suoi contemporanei, Senfl compone musiche sacre molto serene e canzoni profane marcate da forte passione. Sembra anche giusto, data la reputazione di Monaco per la sua birra, che Senfl, residente della città per molti anni, scrivesse canzoni bacchiche così splendidamente sensuali—Von edler Art non ne è che un singolo esempio. Mathia Greiter nacque ad Aichach in Germania nel 1494 c. e morì a Strasburgo il 20 Dicembre 1550. Fu tra i primi a convertirsi al protestantesimo, ed è l’autore di molte delle melodie e testi più famosi della Riforma. Accusato di adulterio nel 1546, perse tutti gli incarichi religiosi e ritornò al Cattolicesimo, ma fu vittima della peste nel 1550. Von Eyren è una straordinaria canzone che celebra le uova, e nonostante ne enumeri tante varietà e tante maniere di cucinarle, non menziona la ricetta creata da Giovanni da Bockenheim che si trova nella nostra raccolta di ricette. In fine, Trinkt und singt è una felicissima canzonetta bacchica anonima proveniente da una raccolta compilata da Johann Pühler di Monaco nel 1585. Il messaggio è innocente ed ottimista: un bicchiere, di tanto in tanto, ti farà solo bene, e il padrone di casa è talmente generoso che sicuramente ti farà credito fino a domani! – ANGUS SMITH / THE ORLANDO CONSORT Sfogliando una collezione di ricette medioevali notiamo subito la creatività dei cuochi—e ciò non ci sorprende: questi furono secoli di scoperte, anche culinarie. Nuove spezie venivano dall’oriente, ed erano abbinate ai prodotti indigeni: verdure, carni, pesce, latticini, grano, farina— ‘Cacciando’ (CD, n. 8) ne dà testimonianza—tutti prodotti organici! In queste ricette notiamo che mancano le patate, i pomodori, certi tipi di peperoncino, le fragole coltivate (non quelle selvatiche), piante importate dopo la conquista delle Americhe. Ma questa lista è breve: la tavola medioevale non mancava di varietà. Però non tutti mangiavano ‘bene’; ciò dipendeva dal ceto sociale. C’erano le grandi feste perpochi privilegiati, che mangiavano e bevevano in quantità oscene; c’erano anche coloro che sopravvivevano di poco e che, essendo malnutriti, erano suscettibili a tante malattie; ma la maggioranza viveva certamente un compromesso tra questi estremi. I cuochi medioevali conoscevano gli effetti salutari dei cibi, e usavano fantasiosamente gli ingredienti disponibili nelle varie stagioni. Ciò si capisce dalle loro raccolte di ricette. Molte provengono dalle cucine privilegiate, ma tra i piatti raffinati se ne trovano anche di semplici: gli autori propongono idee da adattare a varie occasioni. Danno istruzioni piuttosto imprecise, che stimolavano la memoria presupponendo che il cuoco già conoscesse le tecniche essenziali e sapesse scegliere i sapori più indicati per la situazione. Le ricette erano anche raggruppate secondo criteri per noi strani: piatti per ammalati, organizzati secondo le varie malattie, oppure per i religiosi che dovevano seguire rigide diete. Le nostre ricette provengono da fonti del ‘300 e ‘400.* Alcune, come quelle di Jean-Cristophe Novelli, sono state ‘riscritte’ di sana pianta; altre, come quelle italiane, sono state modificate solo minimamente. I cuochi ‘moderni’, come i loro predecessori, hanno dovuto agire di fantasia, ma le tecniche e gli ingredienti sono quelli del medioevo. Accompagnate questi piatti con vino o birra— certamente allora erano più salubri dell’acqua. E se volete sentirvi veramente partecipi di una esperienza medioevale, provate a usare solo coltelli e cucchiai—della forchetta non si parla fino al 1463, e entra in uso comune solo nel ‘600. E ricordatevi che chi usava le dita era considerato maleducato!

– ANGUS SMITH

La cucina

ROZ DENNY autrice di libri di cucina ed arte culinaria, vive a Londra. Ha scritto su molti soggetti, dalla cucina etnica, le ricette del famoso chef Gordon Ramsay (3 stelle dalla Guida Michelin), alla ricostruzione di ricette dell’epoca Tudor per le cucine Reali di Hampton Court. Il suo libro più recente, Modern German Cooking (La cucina tedesca moderna), sta per uscire presso la Simon & Schuster. SARA PASTON-WILLIAMS è consulente per la storia della cucina presso il National Trust; ha scritto 14 libri di cucina, tra i quali The art of dining—A History of Cooking and Eating (L’arte della tavola—Una storia della cucina e del mangiare). Nel 1987, RUTH ROGERS e ROSE GRAY fondarono il River Café a Londra. Da allora, hanno pubblicato la serie di libri di cucina “River Café.” Sono state entrambe in Italia, dove hanno vissuto e cucinato. Le loro ricette sono pubblicate in questo libro grazie al gentile nulla osta della Random House. CLARISSA DICKSON WRIGHT famosa per essere ospite, con Jennifer Patterson, del programma televisivo Two Fat Ladies (Due Signore Grasse) e per andare in giro in motocarrozzetta (sidecar di motocicletta), ha un negozio di libri di cucina al Grassmarket di Edinburgh, un caffè a Lennoxlove House, dei Duchi di Hamilton, ed è rettrice della Università di Aberdeen, in Scozia. FÉLIX VELARDE è nato a Bilboa, in Spagna. Vive a Londra da 27 anni, e da 11 anni è padrone del ristorante El Prado a Parson’s Green, West Londra, che ha vinto la “Critic’s Choice” del Time Out Eating & Drinking Guide. JEAN-CHRISTOPHE NOVELLI iniziò la sua carriera culinaria come panettiere ancora quattordicenne, e prima di raggiungere il ventennio diventò il capo cuoco privato della famiglia Rothschild. In Inghilterra, ha lavorato per vari alberghi nelle grandi case di campagna, e anche come chef-manager del pub e ristorante di Keith Floyd, per il quale ha vinto i premi “Face of the Future” e “Country Restaurant of the Year,” quest’ultimo per tre anni successivi. Dopo di aver aperto vari ristoranti a Londra, tutti stellati dalla Michelin, Jean-Christophe Novelli è adesso di nuovo in cucina con grande successo alla Maison Novelli a Clerkenwell Green, Londra, dovecontinua la sua passione per i ristoranti e l’arte culinaria.

(tratto dal sito www.harmoniamundi.com )

 

                       

 

 

 

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