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CARL ORFF dai "CARMINA BURANA"
Nel 1803, al tempo della secolarizzazione
dei conventi della Baviera, il manoscritto dei "Carmina Burana" fu rinvenuto
nell’abazia dei Benedettini nei pressi di Monaco. Esso comprendeva 112 fogli,
con una considerevole mancanza di altri fogli andati persi, rimasta tuttavia
imprecisata. Si pensa che il manoscritto venne realizzato tra il 1220 e il 1250
nel sud della Germania (forse nel Tirolo o in Carinzia). La grafia testimonia la
mano di un solo autore rimasto anonimo. Dal carattere unico del manoscritto si
deduce che fu molto probabilmente il lavoro di un collezionista che lo compose
per suo uso personale, piuttosto che una raccolta a scopo “professionale”. Si
tratta comunque della più importante collezione di poesie medievali. Esse si
suddividono in due tipi di testo: poemi metrici e poemi ritmici, e solo questi
ultimi erano accompagnati dalla musica. I 238 poemi sono raggruppati in 4
diverse categorie: satirici e morali, amorosi, su giochi e vino, e infine i
drammi religiosi.
E’ pensiero comune che i "Carmina Burana"
(che si traducono come i “Canti di Benediktbeuern”) provengano dal repertorio
goliardico. I goliardi fecero la loro comparsa verso la metà dell’XI secolo con
lo sviluppo delle popolazioni urbane e gli sconvolgimenti che ne seguirono. Sono
soprattutto studenti di religione, giovani chierici e girovaghi che per
sopravvivere fanno di tutto: predicatori, mendicanti, giocolieri e musicanti,
attori di strada. Essi intrattengono rapporti estremamente conflittuali con il
clero in carica. Le autorità ecclesiastiche gli rimproverano la loro ideologia
epicurea, lo spirito critico addirittura sovversivo, mentre i goliardi dal canto
loro criticano l’ordine costituito e manifestano propositi libertari e
permissivi all’interno di un discorso morale spesso assi radicale, rimproverando
alla Chiesa il suo gusto per il lusso e per il lucro, le sue compromissioni con
la politica e l’allontanamento dalle vere miserie del mondo.
Per la varietà dei toni (retorico, morale
raffinato, parodistico, delicato lirismo naturalista, festoso e bacchico,
erotismo volgare...) la raccolta cerca di rendere l’immagine generale della vita
e conclude con i valori spirituali dei drammi religiosi. L’organizzazione dei
poemi suggerisce anche, dopo l’esaltazioone sfrenata delle gioie terrene, una
conclusione morale, il pentimento e il ritorno a Dio.
Nel 1937 il compositore tedesco Carl Orff
li musicò, modificandone in parte i contenuti. Dalla sua opera riportiamo il
canto bacchico intitolato “In
taberna quando sumus”, cioè “Quando siamo in osteria”.
Coro
(tenori e bassi)
In
taberna quando sumus,
non curamus quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummos est pincerna,
hoc est opus ut queratur:
si quid loquar audiatur.
Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur,
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
sed pro bacho mittunt sortem.
Primum pro nummata vini:
ex hac bibunt libertini.
semel bibunt pro captivis,
post hec bibunt ter pro vivis,
quater pro christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis,
octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro penitentibus,
tredecies pro iter agantibus.
Tam pro Papa quam pro Rege
bibunt omnes sine lege.
Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,
bibit pauper et egrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit presul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.
Parum sexcente nummate durant,
cum immoderate bibunt
omnes sine meta.
Quamvis bibani mente
leta,
sic nos rodunt omnes
gentes,
et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt confundantur
et cum iustis non scribantur.
TRADUZIONE
Quando
siamo in osteria
La realtà se ne va via
Ma al gioco ci affrettiamo
Per il quale noi impazziamo
Ciò che accade all'osteria
Dove il soldo fa allegria
Questa è cosa interessante
Ascoltate a orecchie attente:
C'è chi gioca e c'è chi beve
chi indecentemente vive
C'è chi è vittima del gioco
E a chi resta niente o poco
C'è chi n'esce riverito
Chi di sacco è rivestito.
Lì nessun teme la morte
Ma per Bacco sfida sorte.
Brindiam a chi paga i vini
Poi beviam coi libertini
Un bicchier al carcerato
E poi tre per il creato
Quattro per tutti i cristiani
Cinque per i morti anziani
Sei per l'uom con l'armatura
Sette per la donna impura.
Otto ai figliuol perversi
Nove ai monaci dispersi
Dieci per i naviganti
Undici per i litiganti
Dodici per i penitenti
Tredici per i partenti
Per il papa o per il rege
Bevon tutti, sine lege.
Il signor con le signore
Beve il clero e il cavaliere
Beve questo, beve quella
Beve il servo con l'ancella
Beve il vivo, beve il pigro
Beve il bianco, beve il negro
Beve il certo, beve il vago
Beve il tonto e beve il mago.
Beve il povero e il malato
Beve il triste e l'esiliato
Beve il bimbo con l'anziano
Beve il prete col decano
Il fratello e la sorella
L'ammogliata e la zitella
Beve questo, bevon quelle
Bevon cento, bevon mille.
Poco duran seicento denari,
se bevon tutti alla grande senza limiti.
Pur se bevon a mente lieta,
ci fan tutti torto, siamo così poveracci!
Chi ci sprezza sia confuso,
e fra i giusti non sia scritto.
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